23 ottobre 2018
Aggiornato 14:00

Quei cinquanta antileghisti del M5s che fanno traballare il governo

Roberto Fico è soltanto il volto più noto. Tra parlamentari pro-migranti, ex comunisti oppure No Tav, i dissidenti a Cinque stelle non sono davvero pochi
Il presidente della Camera Roberto Fico
Il presidente della Camera Roberto Fico (ANSA/ GIUSEPPE LAMI)

ROMA – Non ci sono solo i volti noti Roberto Fico e Paola Nugnes: sarebbero infatti addirittura una cinquantina, secondo i calcoli pubblicati oggi dal Giornale, i parlamentari del Movimento 5 stelle che iniziano a manifestare un'opposizione, più o meno esplicita, nei confronti del governo Conte. Prima di tutto c'è l'ala più movimentista, più di sinistra, quella rappresentata per l'appunto dal presidente della Camera, che già dall'inizio non vedeva di buon occhio l'accordo di governo con la Lega e ora sopporta sempre di meno l'intraprendenza di Matteo Salvini. Di questo gruppo, al governo hanno trovato posto solo il sottosegretario all'Economia Alessio Villarosa e quello all'Interno Carlo Sibilia. Altri sono entrati nell'ufficio di presidenza di Fico, come i segretari Mirella Liuzzi e Alessandro Amitrano e la vicepresidente Maria Elena Spadoni. Un maggior numero è stato invece ricompensato con presidenze di commissione alla Camera: Carla Ruocco (Finanze), Marta Grande (Esteri), Giulia Sarti (Giustizia), Luigi Gallo (Cultura) e Giuseppe Brescia (Affari costituzionali). Infine, al Senato, vanno annoverati in questa ala anche la vicepresidente Paola Taverna e i presidenti delle commissioni Ambiente e Bilancio, Wilma Moronese e Daniele Pesco.

Pentastellati comunisti
C'è poi un'anima del M5s, anch'essa sulla linea di Fico (ma anche dei già citati Brescia e Gallo), più attenta all'accoglienza, alla difesa delle ong, insomma alle cosiddette magliette rosse, in aperto contrasto con l'alleato Salvini. In ordine sparso si possono elencare tra gli antileghisti anche lo scrittore ex radicale Aldo Penna, Gilda Sportiello, la senatrice Virginia La Mura, ma anche Doriana Sarli, Pino Cabras, Andrea Colletta, Mattia Crucioli, Roberto Rossini, il famoso capitano Gregorio De Falco e la deputata Vittoria Casa, ex segretaria del Pd di Bagheria che ha difeso apertamente Roberto Saviano. Ci sono poi quelli che ce l'hanno con la destra non tanto per le questioni legate ai migranti, ma per altre vicende anche di carattere locale: ad esempio gli attivisti No Tav (eccezion fatta per Laura Castelli che ha seguito Di Maio con la nomina di sottosegretario all'Economia); quelli a favore delle unioni civili, come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora; oppure il senatore Gianmarco Corbetta, contrario a quella Pedemontana che tanto piace al Carroccio.

Quelli di sinistra...
E poi una serie di altri grillini che non hanno mai nascosto la loro estrazione di sinistra: i deputati Nunzia Angiola, Emanuela Corda, Iolanda Di Stasio, Paolo Lattanzio, Mario Pierantoni e i senatori Giuseppe Fabio Audinno, Gianluca Ferrara, Gianni Marilotti. Proprio al Senato, paradossalmente, i dissidenti sembrano in numero superiore: non vanno dimenticati anche Nicola Morra, Elio Lannutti, Matteo Mantero, Elena Fattori e Michela Montevecchi. Proprio nella camera in cui il governo conta su appena dieci voti di maggioranza. Se alcuni di questi iniziassero a votare contro, magari su questioni fondamentali, la sopravvivenza dell'esecutivo potrebbe essere messa in discussione?