24 settembre 2018
Aggiornato 13:30

Ci risiamo: il Pd sottopone Salvini al «trattamento Berlusconi»

Cambiano i leader del centrodestra, ma la strategia di opposizione della sinistra resta sempre la stessa. Quella che non ha funzionato per ben vent'anni
Il segretario della Lega e ministro dell'Interno Matteo Salvini con Silvio Berlusconi
Il segretario della Lega e ministro dell'Interno Matteo Salvini con Silvio Berlusconi (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA – Muoiono i migranti in mare? È colpa di Salvini. Arrestano e interrogano dei giornalisti? È colpa di Salvini. Le forze dell'ordine tentano di incastrare degli stranieri per un reato che non hanno commesso? È colpa di Salvini. E giù appelli sulle riviste, magliette rosse, hashtag su Twitter. Insomma, dovessimo credere a questa campagna di denigrazione, parrebbe quasi che l'Italia fosse un paese dei balocchi fino ad un mese fa esatto, quando il neo ministro dell'Interno ha iniziato la sua pervicace opera di distruzione pezzo per pezzo. Se non fosse per un piccolo dettaglio: tutti questi fatti, condannabili senza se e senza ma, che abbiamo elencato (tutti!) accadevano già con i governi precedenti, anzi si può dire che siano sempre successi, e purtroppo non soltanto nel nostro povero Paese.

Un continuo deja vu
Il lato ironico di tutta questa faccenda è che gli stessi che accusano Salvini di trasformare semplicisticamente i migranti in capro espiatorio di tutti i mali d'Italia, poi finiscono loro per trasformare semplicisticamente Salvini in capro espiatorio di tutti i mali d'Italia. Proprio come, un tempo, succedeva a Silvio Berlusconi. Ecco, il segretario della Lega sta venendo sottoposto al medesimo trattamento del Cav: l'indignazione, la criminalizzazione, le accuse di fascismo, perfino le inchieste giudiziarie. Passano vent'anni, cambiano i leader del centrodestra, ma non cambia lo stile d'opposizione adottato dalla sinistra. Viene il sospetto che si tratti di un semplice riflesso condizionato, anche perché, l'ultima volta, non è che questa strategia abbia funzionato poi così bene.

Chi è senza peccato...
E per un semplice motivo: in politica, compattare l'elettorato contro un nemico comune non è sufficiente. Serve capacità di ascolto, di analisi dei problemi dei cittadini e soprattutto di proposta di un'alternativa. E magari anche un briciolo di autocritica: se ai tempi di Berlusconi potevamo credere, con uno sforzo di fantasia, che il Pd avrebbe risolto la situazione, ora che hanno tenuto in mano il potere per tre governi di fila ci siamo resi conto molto bene delle loro effettive capacità. Se davvero si vuole portare avanti quest'opera di normalizzazione del quadro politico italiano, dopo il pazzotico e distorto ventennio berlusconiano, allora si cominci ad accettare che il proprio avversario non è necessariamente un criminale internazionale, ma solo uno che ha un'opinione diversa dalla propria. E che non si deve per forza combatterlo scatenando una crociata morale (o, peggio, giuridica), ma lo si può anche contrastare sul piano delle idee. A patto naturalmente di averne qualcuna, di idea...