13 dicembre 2018
Aggiornato 05:30

Vertice a tre Salvini, Berlusconi e Meloni. Ma alla fine il leader della Lega fa saltare tutto

La notizia dell'incontro in vista delle amministrative diffusa in tarda mattinata alla stampa. Ma il ministro aveva chiesto riservatezza
Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi
Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi (Ettore Ferrari | ANSA)

MILANO - La notizia del «vertice a tre» si è diffusa in tarda mattinata. Intorno al tavolo Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Ma il leader della Lega aveva chiesto la massima riservatezza. Al centro, le elezioni amministrative e regionali. Perché ormai il centrodestra continua a esistere solo a livello locale. Salvini aveva accettato l'incontro - anche se chi parla addirittura di averlo «promosso» - chiedendo però che questo restasse top secret. Il motivo è chiaro: non voleva alimentare tensioni all'interno del governo.

La comunicazione del vertice
Ma a pochi minuti dall'inizio dell'incontro «qualcuno» ha comunicato l'appuntamento alla stampa. Ed è qui che Salvini si sarebbe infuriato: aveva chiesto che luogo e ora dell'incontro restassero riservati soprattutto in un momento, quello del «braccio di ferro» sulla manovra, così delicato. Da qui la decisione di annullare tutto.

La rabbia dello staff di Salvini
Dallo staff di Salvini nessun commento, ma più di qualcuno all'interno della squadra del ministro ha parlato di «trappola» quando, intorno alle 13, la notizia del pranzo a tre per la definizione delle candidature alle elezioni regionali e amministrative è stata battuta dalle agenzie. Mezz'ora dopo la comunicazione: Salvini non sarà al pranzo «del centrodestra».

Ma è andata davvero così?
Particolarmente irritata soprattutto Giorgia Meloni, giunta appositamente a Milano per il pranzo che avrebbe dovuto tenersi presso la residenza di Berlusconi. Altre fonti infatti parlano di una «pantomima» montata ad arte da Matteo Salvini «perché riteneva che una riunione con Berlusconi proprio in questo momento potessero innervosire Di Maio». Quindi sarebbe stata la Lega a far uscire la notizia «per poi usare il fatto come alibi e far così vedere a Di Maio che lui è leale».