11 dicembre 2018
Aggiornato 01:30

Salvini sotto attacco. E il ministro denuncia: «C'è un progetto per non far fare figli a italiani»

Da Meloni a Gasparri, critiche alla «poca incisività» in tema di sbarchi. Da Pd e Radicali le critiche sono invece sull'idea di una 'missione libica'
Matteo Salvini durante il 'tour' in Piemonte
Matteo Salvini durante il 'tour' in Piemonte (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

TORINO - Non c'è che dire: Matteo Salvini in questi primi giorni da ministro ha catalizzato l'attenzione di tutti. Tanto da destra quanto da sinistra tutti gli occhi sono sul suo operato al Viminale. Nel mirino, ovviamente, la questione degli sbarchi e la gestione del caso Aquarius. Ma se tanto Giorgia Meloni che Maurizio Gasparri, esponenti delle due forze politiche che con la Lega hanno costituito il centrodestra così come si è presentato al voto del 4 marzo, non risparmiano critiche al suo operato e lo accusano di «poca incisività», da sinistra ovviamente la musica è diversa. Nel mirino la 'missione libica' e la creazione - denunciano i Radicali - di nuovi «hotspot dove si violano diritti umani». Ma il ministro dell'Interno non ha nessuna intenzione di abbassare i toni, rinfrancato dall'alleanza con il Movimento 5 stelle e da una Lega mai così compatta dietro un suo leader. E così da Orbassano, in provincia di Torino, ecco l'ennesima denuncia 'sopra le righe' di Matteo Salvini: «Nessuno mi toglie dalla testa che c'è un chiaro progetto per togliere lavoro, certezze, dignità e voglia di far figli ai ragazzi italiani. Perchè qua vogliono schiavi consumatori, abituati a ubbidire. Ci dicono 'Ma non li fate ad Orbassano i figli, tanto i figli ve li mandiamo già di 20 anni sui barconi così non dovete manco far la fatica di cambiare i pannolini e mandarli a scuola'». 

La Lega compatta intorno a Salvini
Come detto, mai la Lega era apparsa tanto compatta dietro a un suo leader. E mentre Salvini dalla provincia di Torino denunciava il «chiaro progetto per togliere lavoro, certezze, dignità e voglia di far figli ai ragazzi italiani», dal Carroccio sono partiti duri attacchi al Partito democratico, 'colpevole' di aver organizzato una cena con gli immigrati a Milano e prestato la sua sede di Lodi per la preghiera di fine Ramadan alla comunità islamica. Il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli, si è detto tutt'altro che stupito «che il Pd e la sinistra a Milano organizzino una maxi tavolata con gli immigrati, del resto in questi anni da quella parte politica con il business dell'immigrazione si sono fatti un vera abbuffata, con le cooperative e le varie strutture loro amiche. Ma adesso che la pacchia è finita questa maxi tavolata sembra tanto un ultima cena, rigorosamente con la minuscola...».Per Paolo Grimoldi, deputato della Lega e Segretario della Lega Lombarda, un vero e proprio 'scandalo' è andato in scena a Lodi: «In diversi Stati islamici, penso all'Iran che si definisce Repubblica Islamica, ma anche al Pakistan, all'Arabia ecc, ma anche alla stessa Turchia del sultano Erdogan, la religione coincide con la legge e ovviamente con la politica e infatti vediamo che le donne hanno zero diritti, che le minoranze religiose hanno zero diritti, che si rischia la lapidazione per reati che in Europa venivano puniti nel Medio Evo come la blasfemia e l'apostasia. Da noi il defunto Pd, partito in totale caduta libera, che ormai gli italiani non votano più nemmeno sotto tortura, decide a Lodi di prestare una sua sede per la preghiera di fine Ramadan alla comunità islamica. Per la serie mischiamo religione e politica, esattamente come avviene in Iran o in Pakistan. È questo il modello di Italia a cui guarda il Pd?».

Le critiche da destra
Eppure da destra le politiche di Matteo Salvini e del nuovo governo sono reputate 'troppo morbide'. Per questo Giorgia Meloni ha invitato il premier Giuseppe Conte, il 28 e il 29 giugno al Consiglio Ue, di chiedere «il blocco navale a largo delle coste della Libia. La chiusura dei porti è un segnale ma per sconfiggere l'immigrazione clandestina bisogna fermare la partenza dei barconi». Perché «mentre Aquarius naviga verso la Spagna, altre 2 navi di Ong con bandiera dell'Olanda sono arrivate al largo delle coste della Libia. Sappiano che l'Italia non vuole più essere complice del business dell'immigrazione clandestina, e dovranno cercarsi altri porti dove dirigersi». Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, chiede invece spiegazioni su «come si concilia la politica di fermezza che il nuovo governo italiano auspica, con lo sbarco di altri 500 clandestini a bordo di una nave della Guardia Costiera italiana annunciato da un Ministro del governo. Sono già sbarcati giorni fa in Sicilia altri 1000 clandestini con un'altra nave della Guardia Costiera italiana. Perché mezzi dello Stato italiano continuano a navigare in acque che dovrebbero essere vigilate da altre con la prevedibile conseguenza di fare il pieno di clandestini che vengono poi portati in Italia?». 

Il Pd all'attacco: «Salvini vuole ipnotizzare gli italiani»
«La nuova idea folle che propaganda oggi Salvini, per cui qualcuno vorrebbe impedire agli italiani di fare figli, non è una trovata casuale: serve a sollevare clamore per coprire le magagne che il governo sta incontrando sulle vicende dell'inchiesta sullo stadio di Roma e di quella della Procura di Genova sui conti della Lega». A criticare l'ultima denuncia di Salvini è Emanuele Fiano, deputato del Partito Democratico. Chi invece entra nel merito delle proposte e, in particolare, della 'missione libica' alle porte è Riccardo Magi, deputato di +Europa e segretario di Radicali Italiani: «Il presidente del Consiglio dovrebbe spiegare in che modo si concilia l'ipotesi di istituire hotspot nei paesi di origine con il rispetto dei diritti umani, visto che a violare sistematicamente i diritti umani sono gli stessi governi di quei paesi. A chi dovrebbero rivolgersi le persone per fare domanda di asilo? Invece di avanzare proposte fumose e difficilmente realizzabili - prosegue - il governo italiano dica se al Consiglio europeo di fine mese farà propria e sosterrà la proposta di revisione del regolamento di Dublino approvata dal Parlamento Europeo nel novembre 2017, che assicurerebbe un'equa ripartizione delle responsabilità relative all'accoglienza dei richiedenti asilo in Europa».