25 giugno 2019
Aggiornato 05:30
Governo

Cosa potrà davvero fare, e cosa no, il nuovo governo a trazione leghista

Euro, legge Fornero, grandi opere, deficit e debito pubblico: cosa potrà fare realmente Conte?

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini con il premier Giuseppe Conte
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini con il premier Giuseppe Conte ( ANSA )

ROMA - Si deve partire dalla recente storia politica governativa del M5s per tentare di capire quale potrà essere il futuro del «Governo del Cambiamento». Le vicende romane e torinesi tracciano due linee opposte, da cui ne è uscita vincitrice quella del nord. Virginia Raggi ha iniziato il suo mandato con la rigidità originaria del M5s: nel momento in cui bocciava le Olimpiadi e sfrondava lo stadio della Roma, scatenava contro se stessa la massima potenza di una campagna mediatica, e giudiziaria, di inusitata violenza. Ha cambiato rotta. La collega torinese, Chiara Appendino, ha invece impostato il suo lavoro su una riedizione del passato sicuro, lasciando immutata la politica torinese impostata dal Partito Democratico di Piero Fassino e Sergio Chiamparino. Solo la sciagura di Piazza San Carlo, un morto e 1500 feriti, ha fatto cadere la progressione della sindaca torinese, che solo un anno fa sembrava lanciata verso la presidenza del Consiglio dei ministri. Altri errori sono seguiti, a cui in questi giorni – nel tentativo di recuperare consenso – la sindaca vuole rispondere candidando Torino a ospitare le Olimpiadi invernali del 2026, l'opposto di quanto il M5s ha sempre sostenuto.

Mimetismo per sopravvivere
Ma, in ogni caso, la sua strategia mimetica è quella che ha scelto il M5s: per mantenere il potere è necessario non cambiare nulla per un lungo periodo, dopo si vedrà. Ma intano il potere, come noto, si premura di cambiare la psicologia di chi vuole cambiare il mondo. Il tempo, gli agi, i soldi, la stessa vita romana probabilmente trasformeranno i rivoluzionari. E' un vecchio adagio, che mise ad esempio in crisi il Partito Comunista degli anni Cinquanta: «I lavoratori – riflettevano i dirigenti del tempo – vedono i nostri vestiti eleganti e la nostra vita agiata. E non si riconoscono. Ma essi devono sapere che sotto questi vestiti continua a vivere un militante rivoluzionario». Abbiamo visto come è finita quella storia. Il potere logora chi non ce l'ha, indubbiamente: ma ancor più trasforma chi lo esercita.

Cambiamento senza soldi: vince Salvini
In linea generale siamo di fronte ad un governo a netta trazione leghista. I caposaldi di Matteo Salvini possono essere raggiunti a costo zero, e quindi tendenzialmente saranno realizzati in breve tempo. In primis una dura politica anti immigrazione, con espulsioni di massa e lotta agli sbarchi. Non solo: un ministro dell'Interno in grado di far saltare gli accordi di Dublino, quelli che non permettono ai migranti di proseguire il loro viaggio oltre il paese dove arrivano, potrebbe essere perfino sostenuto da una parte di quel complesso mondo che si occupa di migrazioni. Come noto, il numero di migranti che vorrebbe proseguire verso la Francia è enorme: ma il confine è chiuso. Da tempo si domanda in sede Ue di rinegoziare quei trattati e permettere così a tutti di proseguire il viaggio in sicurezza. I governi del passato, sebbene consapevoli della necessità di questo passo – anche per ragioni umanitarie – non hanno mai portato in Commissione Europea una volontà politica abbastanza ferma. Matteo Salvini, molto probabilmente, lo farà.

Economia senza azzardi
Sul piano economico, visti i fucili puntati della speculazione internazionale, il nuovo governo dovrà prendere tempo. Il problema per la Lega si pone soprattutto per quanto riguarda la legge Fornero. Probabilmente qualcosa verrà ritoccato per quanto concerne quota 100 e lavori usuranti. Ma dimentichiamoci abolizioni e ritorni al passato. Il Jobs Act ancor più difficilmente verrà intaccato e la reintroduzione dell'articolo 18 non ci sarà. Il reddito di cittadinanza, come da programma pentastellare, non si farà: una forma edulcorata di sussidio di disoccupazione allargato potrebbe essere spacciato per tale. Ma nulla di quanto promesso dal M5s verrà messo in pratica: questo punto sarà foriero di immensi guai per i pentastellari. La rimodulazione fiscale, non piatta, potrebbe essere invece un modello raggiungibile: non con le aliquote del 15% e 20% come proposto, ma, ad esempio, allargando la fascia dell'esenzione fiscale fino a 15mila euro netti, e abbassando l'aliquota massima sui grandi redditi.

Grandi opere, grandi guai
In bilico il Tav in Val Susa, la cui sorte dipende ormai più da Macron che dal governo. Questo il punto su cui potrebbe cadere, tra l'altro, il governo stesso: potrebbe essere una visione eccessivamente drammatica ma è bene ricordare che in Val Susa si gioca l'onore del capo politico del M5s, Beppe Grillo. Il presidente francese ha fatto capire che vuole proseguire con i lavori del tunnel di base, ma in passato disse l'esatto contrario. La sua posizione odierna, favorevole, appare come uno sgangherato tentativo di far esplodere le contraddizioni interne alla maggioranza pentaleghista. A cui si deve sommare il sostegno esterno di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Probabilmente la soluzione per il nodo Torino-Lione sarà una messa in letargo del cantiere sul lato italiano: basterà non finanziare la prosecuzione dei lavori. Ma di cancellazione non se ne parla. Confermate tutte le altri grandi opere del nord, compreso il Terzo Valico ligure: una grave resa, quindi, per il M5s.

Nessuna rottura in Europa, ma sforamenti
I Trattati europei non verranno toccati ufficialmente, ma forse verrà utilizzato il "metodo Hollande": ovvero il reiterato sforamento dei parametri di un paio di punti percentuali all'anno. Probabile una estremizzazione del ricalcolo del Pil, già attuata dai precedenti governi, con cui fare più deficit. Potrebbe essere una mossa pericolosa – scatenerebbe la speculazione sul debito pubblico – ma risulta necessaria se il nuovo governo vuole allargare la capacità di spesa della classe media: la più colpita dai tagli di bilancio. Il debito pubblico rimarrà immutato o aumenterà: sia perché lo spread verrà tenuto a lungo oltre i duecento punti, minaccia continua, sia perché il deficit - se si vuole far crescere il Paese- sarà obbligatorio. Senza parlare delle migliaia di comuni, di ogni dimensione, che attendono l'allentamento del Patto di Stabilità. Ma, in ogni caso, si tratta di interventi simbolici: il governo più minacciato della storia repubblicana dal Dopoguerra dovrà muoversi con estrema cautela se vorrà sopravvivere. L'uscita del sistema della moneta unica è quindi di fatto impossibile.

M5s disarmati, Lega con più cartucce da sparare
In generale si può dire che la contrattazione tra M5s e Lega ha portato ad un disarmo dei primi, mentre la Lega di Salvini ha più cartucce da sparare. Il M5s giocherà sulla difensiva, come fa da quando si è scoperto non più rivoluzionario e governativo, mentre verrà incalzato dai leghisti, nonché da Fratelli d'Italia. Allo scontro frontale, come quello dei giorni passati, si preferità una mossa flemmatica e poco appariscente. Ma, in ogni caso, il futuro del governo pentaleghista appare stretto tra i fuochi delle due basi, soprattutto quella Cinque stelle, e i parametri di bilancio europei che dettano l'agenda politica.