9 aprile 2020
Aggiornato 20:00
Governo

Tutti pazzi per la nuova serie italiana «Il Governo del Cambiamento»: un cast stellare per anni di colpi di scena?

Nella serie italiana che sta appassionando il mondo un cast incredibile e diversi elementi interessanti

Il neopremier Giuseppe Conte con la sua squadra di ministri
Il neopremier Giuseppe Conte con la sua squadra di ministri ANSA

ROMA - Nella serie italiana che sta appassionando il mondo che prende il nome de «Il Governo del Cambiamento», con la «c» rigorosamente maiuscola, ci sono diversi elementi interessanti. Come "Breaking Bad" racconta la società giungla statunitense, come «La Casa di Carta» evidenzia il meccanismo perverso del Quantitative Easing, così nella nostra serie si può osservare il confine democratico del nostro paese. Le colonne d'Ercole, dopo le quali c'è il nulla, sono date dall'Europa, l'Euro, i dogmi dei mercati finanziari, l'assenza di inflazione, il mercato inteso come la nuova chiesa unica. Gli sforzi, per molti aspetti scomposti ma non pavidi, che il duo Di Maio e Salvini hanno espresso per spingersi oltre questo confine sono stati incredibili. Come Cristoforo Colombo sono stati respinti dalle onde del mare aperto dove si sono avventurati, anche se poi alla fine ce l'hanno fatta. L'America vedremo ora se ci sarà. Le critiche non si possono risparmiare, ma ciò che emerge come messaggio predominante è la potenza del maccanismo entro cui stiamo, che non lesina l'utilizzo di forme di terrorismo reale. Le parole del Commissario Ue Oettinger sono un diamante di purezza nella loro sincerità: «Gli italiani impareranno a votare». Questa perentoria minaccia, in chiaro stile tedesco, è solo parzialmente vera. Perché noi italiani non impareremo a votare come piace ai mercati, ma questo non ha alcuna importanza.

I protagonisti: Matteo Salvini
Un giocatore di poker della politica. Astuto, capace di inquadrare la strategia avversaria con ampio anticipo e in base ad essa muoversi. Abile nell'insinuarsi nelle debolezze, soprattutto nelle vanità, altrui. In modo da scardinare i gruppi che questi rappresentano ad un tavolo delle trattative. Ha iniziato il suo percorso con la metà dei voti del M5s e ha ottenuto tutto quanto voleva. E' il fondatore di un partito unico di centrodestra che ruoterà intorno al sovranismo di chiaro stampo ungherese. Empatico, in grado di comunicare con originalità – i videoselfie dai tetti di Roma di cui vi abbiamo parlato sono un esempio da seguire, e molti lo faranno – moderato quando occorre esserlo: la sua scelta di non seguire Di Maio nella scriteriata battaglia contro Mattarella lo ha fatto emergere come un uomo con il senso dello Stato e delle istituzioni.

Luigi Di Maio
Ha ancora tanto da imparare. Con lui, i consiglieri Tonineli, Grillo e Castelli. Come gli è stato fatto notare nel suo partito, Di Maio si circonda di "yes men", e i risultati si vedono. Il M5s esce da questa vicenda, non ancora conclusa, come un soggetto imprevedibile, capace di passare dalla richiesta di messa in stato di accusa verso Mattarella alle parole della Castelli che genuinamente qualche giorno fa si chiedeva come mai Savona impiegasse tanto tempo per fare un passo indietro. Ma, in realtà, ad emergere è l'essenza profonda del partito fondato da Beppe Grllo e Gianroberto Casaleggio: un'organizzazione che pretende di essere di destra, di sinistra, di centro, di nulla, in ogni momento. Si può essere a favore, per la messa in stato d'accusa, e a favore del presidente della Repubblica nel giro di 48 ore. Idem per l'Euro: mai fuori, subito fuori con Savona, mai fuori e via Savona. Questa dinamica multipolare evidenzia diversi aspetti: innanzitutto la mancanza di affidabilità. Che può essere figlia di una emotività incontrollata oppure della mancanza di freni inibitori al fine di ottenere il potere. Il M5s crede solo in se stesso, in definitiva. E' una egocrazia che passa dal Partito Democratico - «Il nostro sbocco politico» diceva Luigi Di Maio appena dopo l'esito elettorale, alla Lega di Salvini: uno l'opposto dell'altro. Luigi Di Maio, inoltre, ha scarsa padronanza con la sincerità: perché nel momento in cui si rende conto di aver commesso una sciocchezza e chiede scusa al presidente della Repubblica, non esita a scaricare le sue responsabilità su Matteo Salvini «cuor di leone» che non l'ha seguito nel precipizio del ridicolo dove si era infilato.

Sergio Mattarella
La scriteriata richiesta di messa in stato d'accusa di Luigi Di Maio, poi abbandonata, ha trasformato il difensore massimo del sistema economico finanziario in un martire. Il Presidente della Repubblica, che si è mosso all'interno del perimetro costituzionale checché ne dicano i giuristi laureati su Facebook, non è un uomo da difendere: perché, in ogni caso, rappresenta colui che legittima e rafforza il cordone anti-democratico che circonda l'Italia. Come volevasi dimostrare, ha fatto nascere un governo Salvini-Di Maio per il semplice fatto che ha capito quanto fosse potente la spinta propulsiva che sorregge la Lega di Matteo Salvini.

La sinistra
Una vera tragedia, il massimo difensore del capitalismo finanziario. Si salva solo l'estrema sinistra di Potere al Popolo, ma relegata in fondo nella tabella dei sondaggi. Il resto è un'accozzaglia di partiti senza un'idea, ancora sconvolti dalla caduta del socialismo reale che li ha lasciati senza punti di riferimento. Il Partito Democratico continua ad essere ultra liberista, dalla parte delle banche e dei mercati, anche quando queste speculano senza pietà sulla democrazia italiana. Questo il cast della serie «Il Governo del Cambiamento»: la trama, fino ad ora, è stata molto avvincente. Non sono mancati i momenti drammatici e il carattere dei personaggi principali è ormai delineato.

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