26 giugno 2019
Aggiornato 21:30
Politica

La politica rock 'n' roll: i politici fanno i video dai tetti come gli U2. La nuova mania un po' anni Cinquanta un po' post-moderna

Salvini, Meloni, Renzi e qualche altro politico salgono sui tetti per farsi video-selfie. Ecco le ragioni di una moda che, per una volta, non arriva dagli Usa

ROMA - Va di moda una strana, ma non sgradevole, mania nella politica italiana: il videomessaggio dal tetto. Matteo Salvini più volte, Giorgia Meloni pure, altri in ordine sparso, come il deputato del Partito Democratico Luigi Marattin, e persino Matteo Renzi. E' un altro passo verso la politica spettacolo, la politica rock and roll, perché il comizio – sempre via social – prende le veci del concerto. La spettacolarizzazione degli epigoni di U2 e Red Hot Chili Peppers, ma ad iniziare furono i Beatles, rappresenta un passaggio curioso nella comunicazione politica. Perché segna l'inizio della fine del salotto televisivo alla Bruno Vespa, e tutti gli altri, dove i politici si sedevano, e per la verità lo fanno ancora in massa, a discorrere amabilmente con intratternitori che fingono di fare i giornalisti e pongono domande prive di nerbo. Se così sarà, si tratta dell'ennesima frana del potere televisivo, ormai sempre più insidiato dai social media. La fine della televisione, quindi, avanza.

I prezzemolini televisivi di oggi? I pentastellari
Sono lontani i tempi in cui il M5s dichiarava e giurava – perfino giungeva ad espellere chi violava la regola – che nei salotti televisivi non avrebbe messo piede, e in generale non avrebbe avuto alcun rapporto con la stampa: oggi Laura Castelli, e con lei molti altri, è il volto che si presta a ogni telecamera, in primis nello studio di Porta a Porta. In questo senso la spinta innovatrice, in campo mediatico, del M5s appare esaurita: aveva intuito la geniale potenza dell'assenza dai media – «assenza più acuta presenza», scriveva il poeta – ma oggi non riesce a cogliere lo stacco. Sebbene sia sempre egemonico sui social, il M5s appare sempre più televisivo, con incursioni nella televisione spazzatura: è la normalizzazione governativa che avanza, mentre i suoi avversari politici cominciano a chiamarsi fuori dall'agone televisivo. A differenza del M5s, la Lega pare aver compreso che l'inflazione televisiva presenzialista porta sempre ad una repulsione. Struttura la base, che gioisce della presenza del proprio beniamino, ma allontana l'immenso parterre che sospetta del politico sempre che si fa inquadrare per quattro terzi.

Il videoselfie dal tetto, un po' comizio anni Cinquanta
Il salto prodotto dal video-selfie dal tetto è simbolicamente molto interessante: di fatto si tratta di un comizio, con tutti i crismi, come quelli che si facevano in Italia negli anni Cinquanta/Sessanta. Comizi di cui erano maestri i retori comunisti, che portavano nelle piazze decine di miglia di persone. Con il non secondario effetto che pone fine all'effetto pollaio, dove i politici fingono di azzuffarsi e danno quella sensazione di falso e stucchevole. Pone il politico in relazione diretta con chiunque, perché interloquisce grazie ai commenti perfino con chi lo insulta. In questo senso, lo splendido scenario dei tetti romani, con cupole e distese di coppi di rossa terracotta altro non sono che la scenografia adusa a catturare l'attenzione. Da qui al contenuto, però, ne corre.

Salvini showman
Salvini in video appare un fenomeno da palco, anche al di là di quello che dice: riesce a catturare grazie a una prossemica accattivante, toni che salgono e scendono, ampio uso della gestualità, parole semplici e brutali. Ricorda vagamente il mitico Pajetta, dirigente comunista. Salvini, come noto, ha una retorica priva di filtri: da vero proletario post-moderno, "tamarro" di Rozzano milanese giunto al potere (non ce ne vorrà...): si pensi al video-selfie dal tetto in cui risponde duramente alle pressioni, che lui definisce ingerenze, da parte dei poteri sovranazionali. Si vedrà quanto sarà spesso lo iato tra il dire, sul tetto, e il fare, al governo. Lo fa da un contesto bellissimo, un tramonto romano, circondato dalla bellezza, e quindi dalla potenza, della Città eterna. Se non stava cercando la Rete, e per puro caso è finito sul tetto, è stata una scelta mediaticamente geniale. Inesistenti i suoi colleghi leghisti, lontani anni luce dal capo che il primo maggio si fa un video-selfie mentre pilota una ruspa.

Di Maio si deve svecchiare
Pessimi i 5 Stelle, ormai vecchi e imbolsiti. Di Maio sembra un democristiano, ma senza la credibilità che fu di quei giganti. Ottimo Di Battista, chiaramente nel solco salviniano: ma ormai ha deciso di fare l'intellettuale e scrivere libri per la Mondadori di Berlusconi. Incerta la Castelli, sebbene migliorata negli anni, che va molto bene da Bruno Vespa e nelle dichiarazioni ai telegiornali, mentre Toninelli deve fare un corso di dizione e perdere la terribile cadenza veneta. Malissimo tutti i politici di Forza Italia, tranne Berlusconi che fa storia a se. Anche la Meloni ha avuto l'intuizione dei video-selfie dai tetti, ma buca ancora molto poco. Renzi ha dei tratti improbabili e non controlla l'espressività del viso, però è un ottimo retorico, che potrebbe persino risultare simpatico a qualcuno. Pessimi tutti gli altri del Partito Democratico, fuori dal tempo. In questo senso il governo nascente appare lontano anni luce: Giuseppe Conte sembra uscito da un governo degli anni Ottanta, anche se, al momento, il Presidente del consiglio in pectore ha azzeccato la mossa del silenzio. Farà un video-selfie anche lui, magari da un tetto, per comunicare al popolo italiano relativamente ai molti dubbi che stanno sorgendo in queste ore?