24 febbraio 2020
Aggiornato 18:30
Governo

Salvini in via Bellerio e il «niet» a un ministro dell'Economia filo-Germania

Il segretario del Carroccio ha sentito Conte e Di Maio al telefono

Il leader della Lega Matteo Salvini in via Bellerio a Milano
Il leader della Lega Matteo Salvini in via Bellerio a Milano ANSA

MILANO - "Giornali e politici tedeschi insultano: italiani mendicanti, fannulloni, evasori fiscali, scrocconi e ingrati. E noi dovremmo scegliere un ministro dell'Economia che vada bene a loro? No, grazie! #primagliitaliani». Lo scrive su Twitter il leader della Lega Matteo Salvini, che in questo momento si trova nella sede della Lega in via Bellerio a Milano per fare con i suoi il punto della situazione sulla trattativa per la formazione del governo. Il segretario leghista, secondo quanto si apprende, avrebbe sentito al telefono, in mattinata, sia il capo politico M5s Luigi Di Maio che il presidente incaricato Giuseppe Conte. 

La stampa tedesca contro di noi
La stampa tedesca si occupa oggi, in toni allarmati, di Paolo Savona, l'uomo "che odia la Germania", per cui si stanno battendo Lega e 5 Stelle, nell'intento di nominarlo prossimo ministro delle finanze. I principali giornali parlano di lui. "L'Italia vuole un nemico della Germania al governo", scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Sueddeustche Zeitung scrive che "mai prima d'ora un presidente della Repubblica è stato messo così sotto pressione come in questi giorni dai due partiti", che dovranno governare. "Si ostinano sul nome dell'eurocritico radicale Paolo Savona", spiega il giornale. "Questo odiatore della Germania dovrebbe entrare nel governo italiano", titola Bild, che paragona il professore in pensione a Yanis Varoufakis, "che nel 2015 portò l'eurocrisi ai massimi livelli innervosendo tutta Europa». I giornali rendono conto anche del libro di Savona, in cui sono state espresse tesi antitedesche e contro l'euro.

Conte: "Stiamo lavorando"
Intato Conte rassicura: "Stiamo lavorando». Così il presidente del Consiglio incaricato ha risposto, lasciando la sua abitazione a Roma per recarsi alla Camera, ai giornalisti che gli chiedevano quando avrebbe sciolto la riserva. Nessuna dichiarazione, invece, al suo arrivo a Montecitorio avvenuto - come ormai è tradizione - in taxi.