12 aprile 2021
Aggiornato 09:00
Governo

Colloquio «lungo e cordiale», ma FdI si chiama fuori dal governo

Il segretario della Lega ha svolto un ennesimo tentativo di "allargare" la maggioranza anche a Fratelli d'Italia. Ma...

ROMA - Nuovo incontro tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini alla Camera a pochi minuti dalla salita al Colle delle delegazioni di Lega e M5s. Mentre si attende che i due leader ufficializzino il nome del possibile premier nei rispettivi colloqui con il presidente della Repubblica, il segretario della Lega ha svolto un ennesimo tentativo di "allargare" la maggioranza anche a Fratelli d'Italia. In mattinata, infatti, Salvini ha incontrato Giorgia Meloni: un colloquio "lungo e cordiale" lo hanno definito dalla Lega. Da Fdi, tuttavia, arriva un 'no grazie'. "Salvini - spiega il capogruppo alla Camera, Fabio Rampelli - ha tentato informalmente, ufficiosamente, di fare dei tentativi per coinvolgerci. Ma per quanto il nostro peso sia di poco inferiore al 5%, abbiamo anche una storia dietro alle nostre spalle, non siamo mai stati disponibili a fare da stampella a chicchessia".

Un premier di centrodestra
Una delle condizioni che avevano messo Meloni & co. per un sostegno di FdI al governo era che il presidente del Consiglio fosse di area di centrodestra, come "tributo" al 38% di consensi elettorali. "In democrazia dovrebbe funzionare così" chiosa Rampelli a SkyTg24: chi prende più voti ha una responsabilità. "Non mi entusiasma il nome di Conte, e non avendo accolto i governi Renzi e Gentiloni di buon grado, dico che da parte di chi ha rivendicato giustamente il diritto di avere un presidente del Congilio che fosse espressione di un consenso dei cittadini, si poteva fare uno sforzo in più per dare una risposta coerente", ha sottolineato Rampelli.

Alcune cose non di centrodestra
Dura anche la critica all'"architettura" che ha portato all'accordo M5s-Lega. In discussione non il profilo di Conte, "ma è un vaso di coccio tra vasi di ferro. Non mi pare che né Di Maio né Salvini siano disponibili a farsi dare ordini da qualcuno", mentre il presidente del Consiglio è "quello che rappresenta l'Italia nel mondo, che ci mette la faccia, e anche le questioni su cui possono esserci dei dissidi le riassume sotto di sè». Quanto al programma, "alcune cose prese di sana pianta dal programma centrodestra, ce ne sono altre che sono espressione di una cultura opposta".