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Gentiloni, appello a Lega e M5s: «Sull'immigrazione successi da non rovinare»

Da Sofia il premier ancora in carica chiede a Salvini e Di Maio «di non buttare all'aria il lavoro fatto»

Paolo Gentiloni e Angela Merkel
Paolo Gentiloni e Angela Merkel (ANSA / TIBERIO BARCHIELLI / PRESIDENZA CONSIGLIO DEI MINISTRI)

SOFIA - «Abbiamo dimostrato con i fatti che rispettando le regole europee si può concorrere a modificarle. Se si andasse fuori strada a essere danneggiati non sarebbero gli euroburocrati ma i cittadini italiani. Attenzione perché c'è un percorso, ci sono risultati, solidità e molte cose da fare. Ma tutto si può fare tranne che buttarlo all'aria perché a pagarne il prezzo sarebbero i cittadini italiani». Con queste parole il premier ancora in carica, Paolo Gentiloni, è intervenuto a margine del vertice dell'Ue con i Paesi dei Balcani occidentali per lanciare un messaggio a Matteo Salvini e Lega Nord: «Dietro le quinte» del vertice di Sofia «si è parlato ahinoi del nostro Paese che è al centro dell'attenzione dei leader europei. L'Italia in questi cinque o sei anni ha recuperato solidità e credibilità» e «siamo considerati un partner credibile» ha aggiunto. Ma ora la situazione potrebbe cambiare, almeno dal punto di vista di Bruxelles: «C'è da parte mia, ed è una preoccupazione condivisa da molti leader europei, un' attenzione sulle grandi scelte fondamentali, sulla tenuta del debito e sull'efficacia delle politiche migratorie dell'Italia. 

L'Europa ci osserva
Gentiloni ha spiegato che «non c'è una preoccupazione particolare per il colore politico del governo», anche perchè in Europa «c'è un ventaglio di posizioni politiche che va bene per tutti i gusti». Tuttavia «c'è un'attenzione sulle grandi scelte internazionali sempre condivise dall'Europa, al di là del colore politico dei governi, da Orban a Tsipras, sulla tenuta dei conti e sui risultati delle politiche migratorie, che qui sono vissuti come grandi successi. Sono preoccupazioni - ha concluso Gentiloni - che io personalmente sento e che coincidono con quelle dei leader europei».

Politiche a debito, un rischio troppo alto
«Quello che credo possa creare problemi al nostro Paese - ha continuato il premier - è pensare che si possano fare politiche a debito, si possa riprendere una linea di deficit, fare promesse elettorali o post elettorali improbabili e mirabolanti, senza che questo non produca alcuna conseguenza. Non saranno le conseguenze del 2010-2011 perchè gli scenari sono diversi, ma attenzione perchè il patrimonio accumulato negli ultimi 5-6 anni non è dei governi ma dei sacrifici delle famiglie, delle imprese e degli italiani. Mandarle all'aria non sarebbe un danno a me, a Renzi, a Letta, a Monti ma allo sforzo collettivo fatto da una nazione".