21 agosto 2018
Aggiornato 01:00

I motivi del «no» di Forza Italia al contratto di governo Lega-M5s

Si va dal «libro dei sogni inattuabili» a «manca il Sud» fino al tema della giustizia: «Programma manettaro, non legalitario»
Silvio Berlusconi e Matteo Salvini al Quirinale
Silvio Berlusconi e Matteo Salvini al Quirinale (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - Alla fine il centodestra si è spaccato. Definitivamente. Il casus belli non è tanto l'alleanza della Lega Nord con il Movimento 5 stelle, quanto i punti inseriti nel contratto per il governo del cambiamento da Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Sono soprattutto i parlamentari di Forza Italia ad entrare nel merito dell'accordo e a smontarlo pezzo pezzo, secondo quelli che - ovviamente - sono i «principi di centrodestra». Per Renato Brunetta, deputato di Fi, «da un'attenta analisi compiuta sul Contratto di Governo sottoscritto da Lega e Movimento Cinque Stelle, abbiamo osservato che, dal punto di vista giuridico, le clausole e gli intenti vagheggiati dal documento, prima ancora che incostituzionali, sono privi di ogni consistenza, risolvendosi in un libro dei sogni, tanto generico quanto inattuabile». Il rischio, per Brunetta «è evidente: di fronte a un sedicente Contratto di governo, il quale in realtà non è altro che un programma elettorale populista e pieno di azzardi, si rischia di consegnare il Paese a una Legislatura di campagna elettorale permanente. Il campionario dell'illegittimità e dell'inopportunità è vasto e variegato».

«Mancano le coperture finanziarie: è un libro dei sogni»
«Ogni proposta enunciata nel Contratto» spiega Renato Brunetta «la gran parte delle quali implica ingentissimi esborsi di risorse pubbliche è drammaticamente priva di copertura finanziaria, e dunque in contrasto con l'art. 81 della Costituzione, ai sensi del quale ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Nessuna delle ambiziose finalità descritte è supportata dall'indicazione delle risorse per farvi fronte». Dalla lettura del documento, «è poi assolutamente impossibile, pur con la più elevata dose di buona volontà - conclude - comporre le molteplici misure proposte in un quadro razionale e coerente». Non si vede, per il deputato forzista, come possano convivere fra loro, per fare alcuni esempi, la riduzione dell'affollamento carcerario e «l'atteggiamento pan-penalistico, segnato dalla riespansione delle fattispecie penali e dall'inasprimento delle sanzioni». Oppure come possa conciliarsi «l'esorbitante» impegno di spesa sotteso alle molteplici misure previste nel Contratto, «con l'impegno a rispettare le regole europee; a combattere l'evasione ed eliminare le forme di accertamento presuntivo; a ridurre i costi della politica e incentivare l'uso dell'istituto referendario, che è lo strumento di maggior costo. E l'elenco potrebbe continuare a lungo, per tanti punti quanti sono quelli enunciati nel programma».

«Manca del tutto il tema del Sud»
A guardare invece verso sud è Paolo Sisto, coordinatore di Forza Italia Bari: «I 5 Stelle hanno ottenuto tanto dal Sud in termini di consenso elettorale, perciò è ancor più sconcertante che nel contratto di governo il rilancio del Mezzogiorno sia il grande assente. Le nostre regioni non possono essere viste come un serbatoio di voti a cui attingere salvo poi ignorare la loro esistenza dal minuto dopo la chiusura delle urne». Il rischio, quindi, è che «ancora una volta, la questione meridionale resti la grande irrisolta del nostro Paese. Tutti gli indicatori confermano il ritardo sul lato occupazionale, produttivo e infrastrutturale del Mezzogiorno. Dopo anni di politiche a salve dei governi targati Pd, che hanno spianato la strada all'affermazione del populismo grillino, era lecito aspettarsi un Sud protagonista nell'azione di governo».

«Programma manettaro, non legalitario»
Durissima invece l'analisi del punto riguardante la giustizia effettuata da Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce unico dei gruppi azzurri di Camera e Senato, ai microfoni di Radio Cusano Campus: «Il programma governo di Lega e M5S verrà presentato come legalitario ma a me appare molto manettaro». Poi si passa agli esempi: «Chiedere ai ministri di dimettersi se ricevono un avviso di garanzia significa consegnare le chiavi del governo a qualsiasi sostituto procuratore che per un'indagine costringerebbe qualsiasi ministro a dimettersi non prima di una condanna ma prima ancora dell'indagine. La Raggi, se fosse stata ministro, si sarebbe dovuta dimettere». Poi - ha proseguito Mulè - «viene totalmente applicata la massima per cui non esistono innocenti in circolazione ma soltanto colpevoli non individuati. Si parla dell'introduzione nel nostro ordinamento dell'agente sotto copertura. Una figura che anche Raffaele Cantone ha giudicato totalmente illiberale, perché non va a perseguire una persona che ha commesso un reato, si persegue una persona dopo averla provocata affinché commetta un reato».