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Lega - M5s, sul nome del premier «stiamo ancora ragionando»

L'annuncio del Movimento 5 stelle: «Trovato accordo sul programma». Salvini non conferma ma lascia intendere: «Tutto bene. Bene»

Matteo Salvini e Luigi Di Maio al tavolo della trattativa. Roma, 17 maggio 2018.
Matteo Salvini e Luigi Di Maio al tavolo della trattativa. Roma, 17 maggio 2018. (ANSA/ FRAME VIDEO M5S)

ROMA - L'incontro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio è andato «bene, bene». Lo ha detto lo stesso leader della Lega, lasciando Montecitorio al termine della riunione con Luigi Di Maio  per definire il contratto per il programma di governo e scegliere il nome del premier da proporre al capo dello Stato prima di partire alla volta di Aosta, dove è atteso nel pomeriggio e dove domenica si voterà. Ora mancano due elementi: il nome del premier - «stiamo ancora ragionando», il commento del capo politico del M5s - e la data in cui si potrà ufficializzare la nascita del governo gialloverde. Una «data realistica» è, secondo i 5 stelle al termine del vertice tra i due leader, quella di lunedì prossimo, quando Matteo Salvini e Luigi Di Maio dovrebbero salire al Quirinale per portare al capo dello Stato il nome da proporre per il ruolo del presidente del Consiglio e sbloccare l'impasse nella formazione del governo. Ed è proprio sul nome del premier e sulla conseguente squadra di ministri che le due forze politiche continueranno a confrontarsi nei prossimi giorni per arrivare a un scelta che convinca il presidente Mattarella a dare l'incarico di governo a Lega Nord e Movimento 5 stelle.

Al centro la questione europea
A tener banco, anche in queste ore, è la questione europea. Dopo le polemiche delle scorse ore dopo la messa in rete della bozza del contratto di governo, dalla Commissione europea un portavoce, Alexander Winterstein, ha provato a mettere a tacere le voci: «Non abbiamo commenti sugli sviluppi politici in Italia, attendiamo che si concludano i negoziati e poi vedremo i risultati». Nessuna presa di posizione, quindi, da Bruxelles. Almeno al momento: «Non entreremo in questo dibattito. Facciamo un passo dopo l'altro - ha detto nella conferenza stampa di metà giornata a Bruxelles - aspettiamo la conclusione del processo costituzionale e poi vedremo i risultati». Di certo nella "capitale d'Europa", come serpeggia tra i corridoi, «siamo pronti al peggio. Siamo pronti a una nuova Grecia».

Borghi (Lega Nord) conferma: «Rimettere in dicussione tutto»
Chi invece non accenna a confrontarsi sul tema europeista è Claudio Borghi che, a 24 mattino di Luca Telese e Oscar Giannino, su Radio 24, ha continuato ad attaccare Bruxelles: «Penso ci sia tanta gente stufa in Europa di questo spauracchio del debito che continua a crescere. Se la Banca Centrale Europea ha ricomprato i debiti di tutti i Paesi dell'Eurozona, questi debiti sono via dal mercato, in questo momento sono in pancia alla Banca Centrale. E noi abbiamo il 15% della Banca Centrale Europea, perché la Banca Centrale è posseduta proquota da tutti i Paesi membri. Significa che la Banca Centrale ha creato dal nulla del denaro, con questo denaro ha acquistato i titoli di Stato dell'Eurozona e li ha riportati nel proprio ambito. Questi titoli di Stato ricomprati diventano in pratica una specie di debito e credito per lo stesso Paese. Se ci fosse un bilancio consolidato sarebbero cancellati»

L'Italia e l'esempio del padre di famiglia
A sostegno della sua tesi, Claudio Borghi paragona la situazione dell'Italia a quella di un padre di famiglia: «Immaginate di avere un credito con la propria moglie o un debito con il proprio figlio. È la stessa condizione di uno che ha ricomprato una cambiale che aveva emesso», e conclude a Radio 24: «Si può, secondo me, trovare un'ampia convergenza in Europa sul fatto che i vari debiti proquota non vengano computati nel debito/PIL».