12 dicembre 2019
Aggiornato 15:00

Le reazioni alla decisione di Mattarella: pioggia di «no» al governo neutrale

Da Salvini al Movimento 5 stelle fino a Berlusconi, tutti contro il Presidente. E Di Battista torna sulle barricate

Matteo Salvini e Alessandro Di Battista al Festival del Lavoro
Matteo Salvini e Alessandro Di Battista al Festival del Lavoro ANSA

ROMA - «Vi è il timore che a legge elettorale invariata in Parlamento si riproduca la stessa condizione attuale, con tre schieramenti nessuno dei quali con la maggioranza necessaria e con schieramenti probabilmente resi meno disponibili alla collaborazione da una campagna elettorale verosimilmente aspra e polemica». Tra le preoccupazioni evidenziate da Mattarella ci sono anche quelle relative al fatto che in caso di elezioni ravvicinate «non vi sia dopo il voto il tempo per elaborare e approvare la finanziaria e il bilancio dello Stato per il prossimo anno con il conseguente inevitabile aumento dell’Iva e gli effetti recessivi che l’aumento di questa tassa provocherebbe. Va considerato anche il rischio ulteriore di esporre la nostra situazione economica a manovre e offensive della speculazione finanziaria». La reazione degli schieramenti politici, Pd escluso, è di un chiaro e netto no all'ipotesi di un governo neutrale. In prima fila Salvini, che invano oggi ha tentato di ottenere un incarico, anche al buio, da Mattarella: «È fondamentale che il voto degli italiani sia rispettato. Quindi o un governo del centrodestra, oppure elezioni il prima possibile, per la prima volta in estate. Non c’è tempo da perdere, non esistono governi tecnici alla Monti, contiamo che Berlusconi mantenga la parola data e abbia la nostra stessa coerenza, poi gli italiani ci daranno la maggioranza assoluta e cambieremo l’Italia da soli».

Centrodestra compatto con Salvini
«Abbiamo il massimo rispetto per il Presidente della Repubblica, per la pazienza e la capacità di ascolto con cui ha gestito questa complessa vicenda politica e istituzionale. Ma noi riteniamo che la proposta formulata oggi dalla coalizione di centro destra di un esecutivo rispettoso degli esiti elettorali in grado di determinare una maggioranza in Parlamento non possa essere accantonata». Forza Italia affida ad Anna Maria Bernini, capogruppo al Senato, la prima risposta alla decisione di Mattarella. «Lavoreremo in queste ore perché si possano determinare le condizioni per un incarico che dia al Paese un governo rispettoso del voto e della volontà degli italiani che hanno attribuito al centrodestra oltre il 37 per cento dei voti e circa il 43 per cento degli eletti. Crediamo che da qui si debba partire per sbloccare l’ormai insostenibile impasse in cui versa un paese che ha urgente bisogno di risposte pronte e soluzioni efficaci».

Movimento 5 stelle: «Voto subito»
Dal canto suo il M5s, per bocca di Danilo Toninelli, capogruppo del M5s al Senato, ha fatto sapere che «capiamo il tentativo del presidente Mattarella ma siamo obbligati a ricordare che sono sessanta giorni che vogliamo dare al Paese un governo politico rispettoso del voto popolare, le abbiamo provate tutte e non possiamo accettare un governo di servizio, che evidentemente è un governo tecnico, che non ha un collegamento con la sensibilità popolare, che non passa per il voto popolare. L’8 luglio per noi può essere la data giusta per il voto e la data di un vero cambiamento».

Alessandro Di Battista, il ritorno
Durissimo il ritorno di Alessandro Di Battista sulla scena politica tramite un post su Facebook: «Lo chiamano ‘governo neutrale’, ‘governo del Presidente’, ‘governo di tregua’ etc, etc. ma si tratterebbe sempre e comunque di un governo tecnico: un governo composto da personaggi non passati per le elezioni che, chiaramente, non avendo nessun rapporto con i cittadini fuori dalle istituzioni, sarebbero in grado di compiere scelte dolorose come già avvenuto in passato. Chi, dopo aver detto no al Movimento 5 Stelle voterà la fiducia ad un governo tecnico è semplicemente un traditore della Patria. In un Paese che intende ancora mostrarsi minimamente democratico – aggiunge – le opzioni sono due: o un governo portato avanti da chi ha vinto le elezioni o nuove votazioni il prima possibile. Bivaccare è ignobile!».