16 ottobre 2019
Aggiornato 09:00
Processo Ruby bis

Nicole Minetti, Emilio Fede e la «libertà di prostituirsi»

I legali paragonano i due imputati nel processo Ruby bis a Marco Cappato e al ruolo che ha avuto nell'aiutare dj Fabo a morire. Pene leggermente ridotte in Appello

MILANO - Emilio Fede e Nicole Minetti come Marco Cappato. Perché come nel caso di dj Fabo, morto in Svizzera con il suicidio assistito, l'esponente radicale «ha solo aiutato quell'uomo nell'esercizio di un diritto», ossia la «libertà di decidere della propria vita», anche Emilio Fede e Nicole Minetti hanno solo dato un aiuto alle giovani ospiti alle serate di Silvio Berlusconi ad Arcore «nell'esercizio libero della prostituzione», che rientra anche questo nella «libertà di autodeterminarsi». Con queste parole uno dei legali dell'ex consigliera lombarda, l'avvocato Pasquale Pantano, ha posto davanti alla Corte d'Appello di Milano, nel secondo grado 'bis' del processo 'Ruby bis', che vede imputato anche Emilio Fede, la questione di illegittimità costituzionale della legge Merlin. Le due difese hanno chiesto in prima battuta l'assoluzione per i loro assistiti e in subordine hanno sollevato la questione di incostituzionalità del favoreggiamento della prostituzione quando «non c'è costrizione ma libero esercizio». Ed è in tema di libertà che la difesa di Minetti si è richiamata all'ordinanza sul caso dj Fabo.
    
Marco Cappato con dj Fabo come Minetti e Fede    
Secondo l'accusa, l'ex consigliera lombarda del Pdl avrebbe gestito gi appartamenti di Via Olgettina dove alloggiavano alcune delle ragazze delle «cene eleganti», non a caso poi ribatezzate "olgettine». «Gli appartamenti di Via Olgettina - ha osservato il legale - rappresentano la prova che non c'è stata nessuna attività di prostituzione, ma al massimo di assistenza di alcune giovani ragazze che miravano a essere mantenute». Anche l'ex direttore del Tg4, al pari dell'esponente del partito Radicale, si è limitato - secondo i legali - ad aiutare alcune persone ad esercitare un proprio diritto fondamentale: quello dell'autodeterminazione e della libertà di scelta nella sfera sessuale. Secondo l'avvocato Salvatore Pino, difensore del giornalista nel secondo processo d'appello Ruby bis, il caso di Fede ricalca fedelmente quello di Cappato, finito sul banco degli imputati per aver accompagnato in Svizzera il 40enne milanese Fabiano Antoniani, più noto con il soprannome di dj Fabo, ad ottenere il suicidio assistito. Cappato si è sempre difeso sostenendo di aver aiutato Fabiano a esercitare il proprio diritto fondamentale dell'autodeterminazione e della libertà di scelta, senza nessun tipo di imposizione da parte sua. E ora toccherà alla Consulta, nei prossimi mesi, pronunciarsi sulla vicenda e stabilire se il reato di induzione al suicidio violi il principio della libertà di scelta garantito dalla Costituzione.

«Nessuna delle ragazze si è mai prostituita ad Arcore»
Fede è invece accusato di tentata induzione alla prostituzione di tre ragazze (Imane Fadil,  Ambra Battilana e Chiara Danese) ospitate da Silvio Berlusconi ad Arcore nelle serate del "bunga bunga». «Giovani ragazze - ha osservato l'avvocato Pino nel corso della sua arringa difensiva - che vogliono lavorare in televisione e che hanno le loro aspitazioni». Ed è qui che il legale ha tirato in ballo il caso Cappato: «Secondo la giurisprudenza, il reato di istigazione al suicidio non è punibile se l'istigazione non è accolta». Il che vale anche nel caso del reato di "induzione" contestato a Fede: «Nessuna delle tre ragazze si è mai prostituita ad Arcore, lo dicono gli atti del processo e lo conferma la Cassazione». Ed è per questo che Fede deve essere assolto da questa accusa «perchè il fatto non è previsto come reato».

Pene lievemente ridotte a Fede e Minetti
La Corte d'Appello di Milano ha lievemente ridotto le condanne per l'ex direttore del Tg4 Emilio Fede e per l'ex consigliera lombarda e showgirl Nicole Minetti,portandole rispettivamente a 4 anni e 7 mesi e a 2 anni e 10 mesi. Il collegio presieduto dal giudice Marina Caroselli ha tuttavia riqualificato alcuni episodi contestati nel capo di imputazione, assolvendo i due imputati da alcune condotte. Fede, ad esempio, è stato assolto "per non aver commesso il fatto" dal reato di favoreggiamento della prostituzione nei confronti dell'allora minorenne Ruby, tranne che per l'episodio del 14 febbraio 2010, giorno in cui la giovane marocchina varcò per la prima volta i cancelli di Villa San Martino accompagnata, appunto, dall'allora direttore del Tg4. Resta invece in piedi l'accusa di induzione alla prostituzione di tre ragazze (Imane Fadil, Ambra Battilana e Chiara Danese) portate ad Arcore. Anche Nicole Minetti ha incassato l'assoluzione per alcuni episodi di favoreggiamento della prostituzione di alcune "olgettine" ospitate a Villa San Martino per le serate del bunga bunga. Da qui lo sconto di pena operato dai giudici a favore dei due imputati rispetto al primo processo d'appello. Ma l'impianto accusatorio ha complessivamente retto al giudizio della Corte d'Appello di Milano.