Svizzera e suicidio assistito

E’ morto Dj Fabo, mordendo un pulsante che ha attivato il farmaco letale. Le sue ultime parole

Dj Fabo, Fabiano Antoniani, è deceduto con il suicidio assistito in una clinica elvetica. «Finalmente sono in Svizzera. Purtroppo sono arrivato qui con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato». Ora l’accompagnatore, Marco Cappato, rischia fino a 12 anni di carcere

Dj Fabo è morto con il suicidio assistito, o eutanasia
Dj Fabo è morto con il suicidio assistito, o eutanasia (sfam_photo | shutterstock.com)

SVIZZERA – E’ finita l’odissea di Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo. A porre fine alla sua vita è stato un farmaco letale somministrato per mezzo di un pulsante azionato da lui stesso con la bocca. Lo ha fatto anche se il Ddl sul Biotestamento è stato rinviato per la terza volta. Nel suo ultimo Tweet scrive: «Finalmente sono in Svizzera. Purtroppo sono arrivato qui con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato». Ad accompagnarlo era Marco Cappato dell’Associazione Coscioni che, ora, rischia fino a 12 anni di carcere.

Il morso letale
Fabiano era molto ansioso negli attimi prima di farla finita, ma sereno, racconta Cappato. «Era sereno, ma all’inizio delle procedure, sempre convinto di voler andare avanti, era in ansia perché temeva di non riuscire a mordere il pulsante che avrebbe attivato l’immissione del farmaco letale – spiega Cappato – Era preoccupato perché la sua cecità non gli permetteva di vedere dove fosse collocato il pulsante esattamente». Dj Fabo, racconta ancora l’accompagnatore, ha perfino scherzato. «E se non ci riesco? – avrebbe detto Fabiano – Vorrà dire che tornerò a casa portando un po’ di yogurt, visto che qui in Svizzera è molto più buono».

L’incidente
Il giovane Fabiano ha deciso di porre fine alle sue sofferenze dopo tre anni dall’incidente stradale che l’ha reso cieco e tetraplegico (non muoveva più alcun arto). Una vita spezzata, anche se non del tutto. Ma che è divenuta insopportabile: da qui la decisione di ricorrere al suicidio assistito, che ha messo in atto senza ripensamenti. «Appena terminate le procedure preliminari però, Dj Fabo ha voluto procedere subito, ha voluto farlo subito senza esitare», racconta ancora Cappato.

L’ultimo messaggio
Lo ha affidato a Twitter il suo ultimo messaggio, Dj Fabo. «Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille».

Il «nuovo Welby»
Secondo quanto scritto su Twitter da Marco Cappato, Dj Fbo è morto ieri alle 11.40. E, «ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo». Cappato, a nome dell’Associazione Luca Coscioni in una nota congiunta con Filomena Gallo, lo ha definito il ‘nuovo Welby’, che «era il simbolo dell’Associazione Luca Coscioni nella battaglia per una legge sul fine vita, ancora assente in Italia. È morto ieri mattina in una clinica svizzera, costretto all’esilio per liberarsi da una condizione di vita insopportabile. Tre i suoi appelli al Parlamento accolti con altrettanti silenzi e inspiegabili rinvii della discussione sul biotestamento in Aula. Fabo – prosegue la nota – ha ottenuto il diritto a morire senza soffrire, ma ci sono tanti, tantissimi cittadini che non hanno questa possibilità. Per tutte queste persone continuerà a battersi l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica che, da Piergiorgio Welby a Eluana Englaro a Walter Piludu a Fabo, da 11 anni combatte affinché il Parlamento dia una risposta alle richieste dei cittadini e intervenga per colmare il vuoto normativo sul fine vita e nel 2013 ha depositato la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale».

Le reazioni
Dopo l’annuncio della morte di Fabiano, come ci si poteva aspettare, sono state molte le reazioni. Da chi è contrario a chi invece a favore. Se dunque da una parte c’è chi non ne vuole proprio sapere di eutanasia, «anche quella nascosta sotto il principio dell’autodeterminazione del paziente», come Massimo Gandolfini, presidente del Comitato promotore del Family day, dall’altra c’è Roberto Saviano, il quale ha commentato: «Fabo è morto in esilio perché il suo Paese, il nostro Paese, non ha ascoltato il suo appello. Cappato spiega come in Svizzera non si pratichi eutanasia a chiunque lo chieda, ma c’è assistenza medica che valuta le condizioni che effettivamente consentano di accedere alla morte volontaria. in Svizzera, appunto. In Italia, invece, nel Paese di cui parlar sempre bene, tutti sordi all’appello di Fabo. Non esiste giustificazione e urgenza possibile per la mancanza di empatia, di attenzione e di umanità del Parlamento e del Paese in cui ti è toccato in sorte di nascere e dal quale sei stato costretto ad auto esiliarti per morire. Perdonaci per aver reso la religione che crediamo di osservare talmente vuota da non saper più riconoscere un Cristo quando lo abbiano di fronte».

Non lo fare!
Prima di mordere il pulsante, Dj Fabo aveva ricevuto diversi messaggio da altre persone disabili che lo invitavano a resistere e a non porre fine alla sua vita. Toccante è l’appello del 19enne Matteo Nassigh, disabile gravissimo dalla nascita: «Non chiedere di morire, noi non possiamo correre, ma siamo pensiero e il pensiero migliora il mondo». Altri messaggi lo salutavano con tenerezza. Ma per Dj Fabo la vita era divenuta un peso troppo greve da sopportare. «Fabiano era un uomo circondato dall’amore, l’amore della fidanzata, della famiglia, degli amici sempre presenti – ricorda Filomena Gallo – Ma non ne poteva più, non riusciva più a vivere in quelle condizioni. Siamo ancora sconvolti. Ce lo aspettavamo, certo, ma è triste che un italiano debba andare all’estero per affermare la propria libertà».

Il rischio
Se in Svizzera è possibile ricorrere all’eutanasia, come ricordano i politici in Italia no. Nel nostro paese il suicidio assistito è vietato dalla legge. Per questo motivo, l’accompagnatore Marco Cappato rischia fino a 12 anni di carcere.

Il video