23 ottobre 2018
Aggiornato 15:30

Come da copione Mattarella verso il governo neutrale: ecco i nomi in lizza per la presidenza

Dopo la fumata nera delle ultime consultazioni, il presidente della Repubblica andrà verso un'unica direzione
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il segretario del Pd Maurizio Martina
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il segretario del Pd Maurizio Martina (ANSA/PAOLO GIANDOTTI/UFFICIO STAMPA QUIRINALE)

ROMA - Un governo neutrale che porti l’Italia al voto, magari a luglio, e, nella più ottimistica delle ipotesi, resti in sella fino a dicembre per approvare la Legge di stabilità e scongiurare l’esercizio provvisorio. A meno di accordi in extremis tra le forze politiche, resta questa l’ipotesi più concreta sul tavolo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, impegnato oggi nell’ultimo giro di consultazioni a due mesi dal voto del 4 marzo. Anche se si dovesse tornare alle urne nella prima finestra utile, ovvero luglio, appare difficile che un giurista come Mattarella tenga in piedi il governo Gentiloni, cioè un governo politico, peraltro guidato da una personalità che al Quirinale viene considerato il candidato premier del Pd alle prossime elezioni politiche. Per lo stesso ragionamento il governo neutrale che ha in mente il capo dello Stato non potrebbe essere affidato a una personalità del centrodestra né del M5S. Non si esclude la possibilità che un governo elettorale diventi di tregua per evitare il famigerato aumento dell’Iva, a cui il paese andrà inevitabilmente incontro in mancanza di una nuova manovra. La speranza che i partiti gli diano fiato fino a dicembre è l’ultima a morire al Colle. 

A chi il governo?
Se nelle prossime ore non ci saranno novità su possibili alleanze di maggioranza, come sembra a questo punto, Mattarella dovrà scegliere a chi affidare questo governo «di scopo» o «del presidente» o di «tregua». Tra i nomi dei possibili premier di un governo del presidente si è sentito di tutto, incluse le opzioni istituzionali, cioè Elisabetta Alberti Casellati o Roberto Fico, che avrebbero il pregio di garantire i voti delle rispettive parti politiche. Ma altri nomi sono circolati: secondo gli analisti, Mattarella potrebbe orientare la sua scelta nei confronti di una figura autorevole e distante dai principali politici, e che possa godere del favore dell’Unione europea. Sabino Cassese per esempio, 79 anni, ex giudice della Corte costituzionale, autore di una semplificazione della pubblica amministrazione. Oppure vari economisti, che rispettino da copione i diktat di Bruxelles, come Carlo Cottarelli, oppure il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, Enrico Giovannini, ex ministro del Lavoro del governo Letta, o ancora il presidente del Consiglio di Stato Alessandro Pajno. In lizza anche Giovanni Maria Flick, ex presidente della Corte Costituzionale, e Raffaele Cantone, presidente dell’autorità anticorruzione.

E se fosse una donna?
Ma potrebbe anche trattarsi di una donna, la prima della storia della Repubblica italiana a presiedere il Consiglio dei ministri: qualcuno pronuncia ad alta voce il nome di Fabiola Gianotti, direttrice generale del Cern di Ginevra, altri quello di Lucrezia Reichlin, economista, docente alla London Business School, altri ancora vociferano di Marta Cartabia, giudice costituzionale, di Paola Severino, avvocato ed ex ministro della Giustizia del governo Monti, o di Anna Maria Tarantola, presidente della Rai dal 2012 al 2015. Oltre naturalmente alla già citata presidente del Senato, Casellati.