Gentiloni parla ancora da premier: «L'Italia ha bisogno dei migranti»
Al Festival di Limes, a Genova, il premier ancora in carica avverte il suo successore: «Non possiamo permetterci di uscire dai binari europei»

GENOVA - In assenza di un nuovo governo, il premier è ancora lui: Paolo Gentiloni. Ed è proprio in qualità di premier che Lucio Caracciolo, direttore di Limes, lo ha intervistato sul palco di Palazzo Ducale dove è in corso il Festival della rivista di geopolitica. "Lo stato del mondo e noi": questo il titolo dell'incontro. Al centro del dialogo con chi, ricordiamo, è stato anche ministro degli Esteri, la posizione dell'Italia sullo scacchiere internazionale. Per il premier ancora in carica sarebbero «guai se l'Italia smettesse di fare l'Italia in politica estera. Non possiamo permetterci di uscire dai binari europei e, al tempo stesso, di itenere esaurita la nostra politica estera, perché questi binari, pur rilevanti, non sono esaustivi e l’Italia deve continuare a difendere anche i propri interessi». Ed è in questo scenario che l'Italia deve ricordarsi di «non essere un Paese neutrale». Per questo non può permettersi, chiari i riferimenti alle dichiarazioni di Beppe Grillo e Matteo Salvini, «di essere fuori o contro l'Europa». Da qui l'appello a chi prenderà il suo posto: «L’Italia deve fare l’Italia, difendendo i suoi interessi nazionali, ma non dimenticando dove siamo e qual è la nostra scelta di campo».
«Abbiamo bisogno dei migranti»
Chiara la posizione del premier su uno dei temi centrali dell'ultima campagna elettorale e, oggi, del dibattito politico intorno alla ricerca di una maggioranza di governo: l'immigrazione. «Per la demografia noi abbiamo bisogno di migranti nel nostro Paese, è inutile far finta che non sia così. La linea ragionevole è rendere i flussi governabili riducendoli in modo drastico e contemporaneamente far partire un meccanismo diverso di migrazioni legali, sicure, se possibile collegate al mercato del lavoro del Paese in cui vai a migrare»
Il ruolo dell'Italia nello scacchiere internazionale
«Guai - ha poi sottolineato il premier - se l'Italia smettesse di fare l'Italia in politica estera. Non possiamo permetterci di essere né un Paese che ritiene esaurita la propria politica estera, allineandosi alle scelte dell'Alleanza Atlantica e della Ue, perché questi binari pur rilevanti non sono esaustivi e contemporaneamente - ha concluso Gentiloni - l'Italia non può permettersi di uscire da questi binari».
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