18 dicembre 2018
Aggiornato 15:30

Salvini chiede l'incarico e medita la rottura con Berlusconi

Il leader della lega rilancia per evitare mandato a Fico: «se qualcuno se ne tirerà fuori insultando e guardando a sinistra, sarà colpa di questo qualcuno»

Matteo Salvini e Silvio Berlusconi
Matteo Salvini e Silvio Berlusconi (ANSA)

ROMA - Non uno ma «tre passi avanti». Matteo Salvini è ormai pronto a mollare gli ormeggi da Silvio Berlusconi, e nelle sue dichiarazioni di ieri lo ha fatto ampiamente capire, avendo anche individuato la 'narrazione mediatica' per spiegare la rottura col Cav: «Se qualcuno guarda al Pd è fuori, e la scelta è di questo qualcuno», ha detto senza mezzi termini. E ancora: «Chi sta passando il tempo a disfare e insultare al posto di costruire evidentemente sta aspettando il fax da Bruxelles con il nome del primo ministro. Ma io dico no a governoni e governissimi». E poi la candidatura diretta a Sergio Mattarella: «Sono a disposizione direttamente e personalmente, in prima persona. Aspettiamo rispettosamente Mattarella, poi prendiamo in mano la situazione».

Sull'esito della rottura, stante il veto che resta nei confronti del Pd, non ci sono dubbi: «Guardate chi resta...», dice ai giornalisti al Salone del Mobile. E quindi il MoVimento Cinque Stelle. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono le parole di Berlusconi dal Molise, l'incarico da addetti alle pulizie che riserverebbe ai M5s nelle sue aziende. Il leader leghista aveva già parlato, aveva annunciato di essere «pronto allo scrollone, se serve». E dopo le parole dell'alleato, («Siamo a livelli grotteschi», dicono i leghisti) torna a incontrare i giornalisti e lo «scrollone» arriva: «Io voglio fare un governo, partendo da una coalizione compatta: se qualcuno se ne tirerà fuori insultando e guardando a sinistra, sarà colpa di questo qualcuno». Ed ecco che la rottura viene tutta addossata a Forza Italia, con tanto di accusa di aspettare ordini «via fax» da Bruxelles.

Una distanza, quella da Berlusconi, certificata anche dal registro delle chiamate telefoniche reso pubblico dallo stesso Salvini: «Berlusconi non l'ho sentito e non credo lo farò. Con Di Maio ci siamo messaggiati, padiglione per padiglione» durante la visita al Salone del Mobile. Contatti destinati ad infittirsi nel weekend.
Certo, la strada è stretta. Passa innanzitutto per la decisione di Mattarella: «Spero di essere io l'oggetto della sua riflessione», dice Salvini. Un rilancio che arriva per il timore di un incarico esplorativo a Roberto Fico, che potrebbe spostare l'asse del dialogo sulla direttrice M5s-Pd, o comunque mettere i Cinque Stelle in una posizione di maggiore forza nel dialogo con il Carroccio. Per stopparlo, Salvini mette sul piatto la testa di Berlusconi: una rottura per ora solo minacciata, e che si consumerebbe nel momento in cui Salvini dovesse ricevere l'incarico: «A quel punto - è il ragionamento dei leghisti - Berlusconi sarebbe con le spalle al muro: la responsabilità sarebbe solo sua». Con la stessa carta, Salvini spera di riequilibrare i rapporti di forza con M5s, confidando anche in Fratelli d'Italia: «Il veto nei loro confronti cadrebbe». E riuscire così ad individuare un terzo nome.