21 luglio 2019
Aggiornato 18:30

Pd, i «caminetti» son tornati? I dem smentiscono

Alcuni deputati dem commentano così la notizia del vertice dei maggiorenti del partito (renziani esclusi)

Maurizio Martina e Matteo Orfini
Maurizio Martina e Matteo Orfini ANSA

ROMA - «Un caminetto può servire a riscaldarsi, ma bisogna accertarsi che la canna fumaria sia efficiente. Diversamente si rischia di fare soprattutto del fumo.» Lo dichiarano i deputati Pd Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto, commentando la notizia del vertice dei maggiorenti del partito, ieri al Nazzareno, a cui i renziani - fedeli alla condanna espressa dal loro leader nel suo discorso di dimissioni - non si sarebbero presentati. Ma a quella riunione, secondo le ricostruzioni dei media, c’erano tutti gli altri: Franceschini, Orfini, Rosato, Zanda, Guerini e Delrio. Tutti, tranne Boschi e Lotti, gli unici fedelissimi all'ex premier, che, con incarichi di governo. hanno ufficialmente messo avanti impegni istituzionali. Invitati alla riunione sarebbero stati anche gli esponenti delle minoranze Orlando ed Emiliano e il dissidente Cuperlo. 

 «In questo momento tutto quello che serve sono una visione univoca e una linea precisa, tutto il contrario di quello che può risultare da una negoziazione fra capicorrente" proseguono "né ci pare sia produttivo affannarsi ad inseguire ipotesi più o meno attendibili come l'adesione o la ripulsa di proposte che nessuno ci fa, siano esse la partecipazione ad un Governo o la presidenza di un ramo del Parlamento.»

Allargare, non restringere
Eppure, Fregolent e Scalfarotto smentiscono un ritorno dei «caminetti»«In questo momento tutto quello che serve sono una visione univoca e una linea precisa, tutto il contrario di quello che può risultare da una negoziazione fra capicorrente" proseguono "né ci pare sia produttivo affannarsi ad inseguire ipotesi più o meno attendibili come l'adesione o la ripulsa di proposte che nessuno ci fa, siano esse la partecipazione ad un Governo o la presidenza di un ramo del Parlamento." "Pochi giorni fa» ribadiscono Fregolent e Scalfarotto «abbiamo deciso a larghissima maggioranza in Direzione di prendere atto del voto popolare e di sancire di conseguenza l'indisponibilità del Partito Democratico a collocazioni diverse da quella dell'opposizione. Quali fatti nuovi sono intervenuti per richiedere la convocazione di caminetti di notabili che speravamo di avere archiviato per sempre?" "È sempre possibile» concludono gli esponenti Pd «di fronte a situazioni inedite, approfondire, riflettere, ridiscutere. Esistono molteplici luoghi e strumenti statutari in un Partito ome il nostro, che è nato per allargare, non per restringere la partecipazione. Spegniamo dunque da subito e per sempre ogni tipo di caminetto e torniamo a decidere, come deve avvenire nel nostro partito, insieme e all'aperto.»

Bonafè: la linea è quella decisa in Direzione
Altra smentita giunge da Simona Bonafè, ospite ad Agorà, su Rai3. «Con tutto il rispetto per il lavoro che sta portando avanti il reggente Maurizio Martina che immagino possa essere complicato viste le tante anime del Partito Democratico, se c'è una cosa che abbiamo accusato durante le elezioni, e anche sull'esito elettorale, a mio parere sono state le divisioni, le scissioni e i continui litigi all'interno del Partito Democratico. Per cui l'idea di riproporre queste riunioni ristrette fra capicorrente io penso non sia la soluzione».  «La linea del Partito Democratico l'ha definita molto bene una direzione lunga e sofferta in cui abbiamo consolidato la linea dell'opposizione. E' lì che noi abbiamo deciso il percorso da fare. Io francamente avrei evitato questo caminetto. Un po' perché siamo tutti allergici a certe forme che in passato hanno un po' paralizzato questo sistema ma poi proprio perché il Partito Democratico ha sofferto fin dalla sua nascita la proliferazione di queste correnti che sono il male del Partito Democratico. Fare i caminetti significa legittimarle», conclude.