20 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Governo

Di Maio-Salvini, il matrimonio di scopo che asfalta Pd e Berlusconi

Un matrimonio di scopo per arrivare presto a cambiare la legge elettorale e tornare rapidamente al voto?

Il candidato premier M5s Luigi Di Maio e il leader della Lega Matteo Salvini
Il candidato premier M5s Luigi Di Maio e il leader della Lega Matteo Salvini ANSA

ROMA - Un matrimonio di scopo per cambiare la legge elettorale in poche settimane e tornare rapidamente al voto? Probabile. Ieri, poco dopo le ore 20, Di Maio ha ricevuto una telefonata da Matteo Salvini. "Mi fa piacere raccontarvi cosa ci siamo detti perché voglio che tutto avvenga nella massima trasparenza». Lo scrive il leader del Movimento cinque stelle Luigi Di Maio in un post sul Blog delle Stelle. «Ho ricordato a Salvini che il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica del Paese, con il 32% dei voti, pari a quasi 11 milioni di italiani che ci hanno dato fiducia, e che alla Camera abbiamo il 36% dei deputati. Per noi – sottolinea Di Maio – questa volontà è sacrosanta e vogliamo che venga rispecchiata attraverso l’attribuzione al MoVimento della presidenza della Camera dei Deputati. Questo ci permetterà di portare avanti, a partire dall’Ufficio di Presidenza, la nostra battaglia per l’abolizione dei vitalizi e tanto altro». I 5 stelle puntano allo scranno più alto di Montecitorio, mentre sono disponibili a lasciare la seconda carica dello Stato, la presidenza del Senato, alla Lega, dove il nome più quotato resta quello di Roberto Calderoli.

Nessun incontro, ma tanti convenevoli
«Così come Salvini ha riconosciuto il nostro straordinario risultato, anche io ho riconosciuto il successo elettorale ottenuto dalla Lega» ha ribadito. Di Maio annuncia poi che «oggi i nostri capigruppo Giulia Grillo e Danilo Toninelli si confronteranno anche con le altre forze politiche. L’interlocuzione sulle presidenze delle Camere, come abbiamo già detto, è slegata da ciò che riguarderà la formazione del governo». Per poi concludere: «Ps: non è in programma nessun incontro. Continuerò a tenervi aggiornati su tutti gli sviluppi». E' stato un primo contatto, "franco e cordiale", durante il quale i due hanno concordato sulla necessità di confrontarsi sulle presidenze delle due camere nel rispetto del voto degli italiani si legge in una nota della Lega. «Salvini, come leader del centrodestra e secondo il mandato ricevuto dagli alleati – ha inoltre informato via Bellerio - ha poi sentito Maurizio Martina e Pietro Grasso ai quali ha espresso l’intento di rendere operativo quanto prima il Parlamento».

Maggioranza? Sì, ma senza Pd
Segnali e prove di intesa a distanza tra Salvini e Di Maio, dunque. Il leader della Lega ha ribadito ancora che vuole costruire una maggioranza di governo che escluda però il Pd. «Escluso il Pd, tutto è possibile». Anche un’alleanza con M5s sui temi. E, a differenza di Di Maio, il numero uno del Carroccio non mette come condizione che sia lui a fare il premier o che entri a far parte della squadra dell’esecutivo che nascerà: «Non ho la smania di fare il presidente del Consiglio a tutti i costi: farò tutto quello che è umanamente e democraticamente possibile per rispettare il mandato degli elettori. Non sono disponibile a partecipare a un governo a ogni costo per fare il ministro per qualche mese».

Al via le interlocuzioni
Intanto i capigruppo pentastellati, Danilo Toninelli al Senato e Giulia Grillo alla Camera, hanno iniziato, in accordo con Luigi Di Maio, le interlocuzioni con gli altri gruppi politici per le presidenze di Camera e Senato. "Vogliamo figure di garanzia» hanno detto. Le interlocuzioni per ora, viene spiegato, sono solo telefoniche. I due capigruppo ribadiscono che «le due presidenze devono essere assolutamente slegate da qualsiasi questione di governo» ma, nel giorno in cui emergono due linee nel centrodestra, quella di Salvini che apre ai 5 stelle e quella di Silvio Berlusconi che lo gela dicendo «sì, ma per cacciarli fuori», il dialogo Carroccio-pentastellati sui successori di Pietro Grasso e Laura Boldrini potrebbe rappresentare un viatico per un’alleanza di governo.

Primo atto: abolizione dei vitalizi
Come prima cosa, come primo atto della nuova Camera, il Movimento 5 stelle vuole portare a casa l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari. Per ottenerla, secondo i pentastellati, non è necessaria una legge ma sarebbe sufficiente una delibera dell’ufficio di presidenza, organo che si costituisce nella seconda seduta della nuova legislatura dopo l’elezione dei presidenti. Senza attendere dunque né la formazione del governo, né la successiva costituzione delle commissioni. Con una tempistica serrata e un presidente della Camera M5s anche prima di Pasqua, o poco dopo. Nel 2013, all’inizio della nuova legislatura, la prima riunione dell’ufficio di presidenza fu convocata a un mese dalle elezioni, una settimana dopo l’elezione di Laura Boldrini, più di un mese prima della nascita del governo Letta. Secondo il piano M5s la terza carica dello Stato pentastellata convocherebbe in tempi brevissimi, anche prima di Pasqua, l’ufficio di presidenza appena costituito con all’ordine del giorno una delibera che, viene spiegato, sostanzialmente riprende i contenuti della legge Richetti, approvata a Montecitorio nella legislatura appena chiusa ma poi affossata al Senato.

Berlusconi e Meloni stanno a guardare
Berlusconi e Meloni dal canto loro stanno a guardare, cercando di non restare schiacciati da un patto «populista» che non sembrano gradire. Il Pd, per non piangere, si trincera dietro alla volontà di fare pposizione almeno fino a quando Mattarella non si pronuncerà su di un eventuale «governo di tutti», in cui allora i dem potrebbero nuovamente far sentire la propria voce (?).

Nodo Def
La strada verso la formazione di un esecutivo è ancora lunga e in salita. Anche se Di Maio, davanti alla Confcommercio a Milano, ha disegnato un orizzonte più ottimista: «La Germania arriva in questi giorni dopo 6 mesi» a formare un governo, «io credo ci metteremo meno». Ma ci tiene a rassicurare sull’Iva: «Vanno disinnescate subito», anche se non si è formato il nuovo governo, le clausole di salvaguardia che a inizio 2019 la farebbero aumentare. I 5 stelle chiedono che ciò avvenga a partire dal Def che il governo Gentiloni dovrà portare in Cdm entro il 10 aprile. «A breve presenteremo il nostro Def – fa sapere la vicecapogruppo vicaria M5s alla Camera, Laura Castelli – fornito sia del quadro tendenziale che di quello programmatico. Riteniamo prioritario disinnescare immediatamente le clausole di salvaguardia per il 2019, che valgono 12 miliardi di euro, non per mere ragioni tecniche, ma perché un nuovo aumento dell’Iva avrebbe effetti disastrosi sulla dinamica ancora oggi molto fragile dei consumi».