10 dicembre 2018
Aggiornato 15:00

Pd, Orfini: Ripartire dall'ascolto degli iscritti. Franceschini: Primarie o assemblea? Quello che spacca meno

Orfini parla di dialogo con gli iscritti, Martina di collegialità, Franceschini va ancora più alle basi: per ora, il Pd deve cercare di non "spaccarsi" più
Maurizio Martina e Dario Franceschini.
Maurizio Martina e Dario Franceschini. (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

ROMA - Lo aveva annunciato Maurizio Martina: il Pd sarebbe ripartito dal basso, certamente dall'opposizione, ma soprattutto dalle assemblee, ricostruendo passo passo quello che, con l'era del renzismo, sembra andato definitivamente in frantumi. L'ha confermato, in un lungo post su Facebook, anche il presidente del Pd Matteo Orfini. «Avevo annunciato che immediatamente dopo la direzione nazionale di lunedì avrei cominciato un percorso di ascolto e di confronto con i nostri iscritti. Perché è giusto ascoltare tutti, ma è altrettanto giusto partire proprio da chi per il Pd si impegna ogni giorno, nei nostri circoli e nelle proprie città», ha scritto. Un impegno, ha specificato, da direzionare «in assemblee larghe, aperte, dove discutere assieme e dirsi tutti con franchezza e serietà come stanno le cose, riflettere su quello che è successo, decidere cosa sarà. Per questo ieri sono stato a Scafati, città del salernitano al confine con la provincia di Napoli, con un comune sciolto per infiltrazioni mafiose e tanta bellezza nascosta da anni di cattiva amministrazione, inefficienza e malaffare».

Sconfitta sì, ma anche una strada per ripartire
Attenzione, però: per Orfini proprio quelle assemblee non saranno «la ritirata di chi si rinchiude in se stesso dopo una sconfitta», ma piuttosto :«il luogo non retorico dal quale ripartire per riallacciare i nodi tra noi e pezzi della società che ci hanno legittimamente voltato le spalle». Come a voler riecheggiare le parole di questi giorni di Matteo Renzi: mi dimetto, ma non mi arrendo. Dopo la sconfitta, conclude il presidente Dem, «da questo ripartiamo. E continueremo ad ascoltare e a confrontarci».

Sì, ma per qualcuno non è tutta colpa di Renzi
E se, al momento, quello di Renzi sembra un argomento chiuso, c'è anche chi, nel Pd, sottolinea che è «Ingiusto dare a Renzi la responsabilità di un ciclo che era oramai difficile e faticoso da molto tempo». Queste, le parole di Goffredo Bettini, membro della direzione Pd, che parla ai microfoni di '6 su Radio 1' del momento difficile nel Partito Democratico dopo il recente risultato elettorale.  «Dal momento in cui è crollata la prima Repubblica - spiega Bettini - non siamo più riusciti a creare qualcosa di simile. I motivi per cui abbiamo ridotto fino al lumicino la nostra presenza nelle fabbriche, negli operai, nelle periferie, è il tema che dovremmo affrontare nei prossimi mesi. Il tema di chi appoggiare al governo è secondario. Il tema fondamentale è la nostra capacità di rielaborare un rapporto con la parte più dolente e disagiata del nostro Paese che si è impoverito»«Dopo la Direzione occorre, nell'Assemblea Nazionale, stabilire un percorso congressuale che non sia solo una conta sulle persone. Per me le primarie vanno benissimo - aggiunge -, ma se le primarie diventano una specie di Colosseo nel quale alzi il dito o lo abbassi a seconda di quello che al momento sembra la cosa più popolare, quella che si è affermata con la sua immagine o con la sua capacità comunicativa, questo è veramente sbagliato. Noi arriveremo, e dovremo arrivare alle primarie ma secondo me attraverso un Congresso per tesi, cioè una discussione preliminare in cui si ricomincia a parlare dell'Italia e ognuno propone le sue idee». "E alla fine di questo percorso vedremo qual è il Segretario che maggiormente riesca a interpretare l'innovazione e che, allo stesso tempo, abbia anche la capacità di fare una politica che ritorni a intrecciarsi con la vita vera», sottolinea Bettini osservando quanto a una possibile candidatura di Zingaretti alla segreteria che «Zingaretti è una risorsa straordinaria, è un'amicizia. Nel corso di questi anni, decenni oramai, c'è stata tra di noi una consuetudine molto forte. Ma credo che oggettivamente, sia per i risultati che ha ottenuto, sia per l'età che per la lunga esperienza persino maturata sul piano internazionale, sia una delle personalità sicuramente che io prediligo».

C'è ben altro oltre al renzismo
Il Partito Democratico, insomma, e, più in generale, la sinistra, sarebbe insomma vittima di una crisi ben più profonda di quella che potrebbe essere nata da una guida non adeguata. Di certo, la discussione sulla segreteria non può essere svicolata ancora per molto. Perchè tutti si chiedono chi traghetterà il Pd dal renzismo al post-renzismo, e, soprattutto, chi restituirà al Partito democratico il consenso drammaticamente perduto in cinque anni. Uno dei nomi è certamente quello dell'attuale reggente, ieri dimessosi da Ministro, Maurizio Martina. Eppure, dal Pd (e anche il diretto interessato) su questo punto oppongono risposte vaghe. «È prematuro» dire se Maurizio Martina possa restare alla segreteria del Pd: «Adesso aiutiamo Martina ad arrivare all'assemblea. Poi vedremo come proseguire. L'importante è che il partito sia in una condizione di combattimento perchè non possiamo escludere nessuna possibilità" dice il leader della minoranza Dem Andrea Orlando.

Primarie o assemblea? Franceschini: quello che spacca meno
Di certo, secondo Dario Franceschini - intervistato al Corriere della Sera - la priorità è quella di tenere unito quel che resta del Pd: e se la scelta è tra primarie o voto in assemblea, bisogna «vedere la soluzione che spacca meno»«Veniamo da una stagione di molti strappi e molte rotture. Come dice l'Ecclesiaste: c'è un tempo per lanciare sassi e un tempo per raccoglierli, c'è un tempo per dividere e un tempo per unire», spiega. Ma, si sa, per la sinistra unire non è così semplice. Specialmente dopo una stagione di divisioni tanto violente. E la frase di Franceschini sembra sintomatica del drammatico momento che sta vivendo il partito: un partito che deve ripartire dalle basi, dal tentativo di unire e non dividere, ma che, guardando bene, ha davanti a sé la sfida più grande: quella di ritrovare - o ricostruire - la propria identità.

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