23 settembre 2018
Aggiornato 08:30

Minniti: il Pd rischia di scomparire. Io al posto di Renzi? Non ci penso nemmeno

In una intervista a La Stampa il ministro dell'Interno spiega i motivi della disfatta del Pd. E risponde a chi lo vedrebbe bene come successore di Renzi
Il ministro dell'Interno Marco Minniti
Il ministro dell'Interno Marco Minniti (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - Minniti senza mezzi termini: "Per la prima volta il Pd rischia di scomparire». Il ministro dell'Interno lancia l'allarme sulle sorti del partito che lo ha portato al governo inseme a Gentiloni. In un'intervista alla Stampa, l'esponente dem confessa tutta la sua preoccupazione: "Queste elezioni rappresentano una sconfitta storica per la sinistra. Il colpo subito dal Pd con un risultato poco sopra il 18% diventa ancora più sconvolgente se lo guardiamo da vicino». «C’è stata una rottura sentimentale col Paese. Mentre eravamo impegnati in un processo di ricostruzione, non abbiamo trasmesso il senso di un Paese che doveva cambiare. Tutto questo ha lasciato vuoto il campo del cambiamento». Per la prima volta, continua, «c'è una drammatica fibrillazione del cuore pulsante della sinistra riformista, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, in parte in Toscana. Tutto questo non era mai accaduto e significa che la fibrillazione del cuore riformista può alludere a un collasso".

Forze populiste al 55%
Male sì, ma non malissimo secondo il ministro. «Il rischio vero si chiama irrilevanza politica del Pd». Per la prima volta il rischio di non farcela sta diventando «consistente». Bisogna evitare in ogni modo «di ripetere in futuro quel che è accaduto il 4 marzo: chi era contrario a Salvini, ha votato Di Maio e chi era contrario a Di Maio, ha votato Salvini. Dobbiamo evitare che questa alternativa diventi stabile in Italia. Anche perché la sinistra non perde a sinistra»
. Il risultato di LeU è "modestissimo" e siamo molto lontani da quel risultato a due cifre del quale si era parlato. Mentre le forze populiste, con un atteggiamento dichiaratamente euroscettico, hanno sfiorato il 55 per cento: "Non c’è nessun Paese europeo con queste percentuali. La coalizione che ha appoggiato Orban in Ungheria ha raggiunto il 44». 

"Io al posto di Renzi? No"
Sulla scelta di Renzi non ha dubbi: "Ha fatto bene a dimettersi. Di fronte a una sconfitta, una leadership si assume le sue responsabilità davanti al suo popolo, sapendo perfettamente che non sono tutte sue». E a chi ipotizza Minniti per il dopo Renzi risponde un secco no: "Non ci penso nemmeno", anzi "serve una riflessione severa e radicale senza pregiudizi né freni. Negli ultimi anni si è messa troppa polvere sotto il tappeto ma la storia a un certo punto presenta il conto». Il meccanismo delle primarie è lo strumento interno che "ha reso il Pd diverso dagli altri", facendone una felice anomalia. Per questo lo difende. E tuttavia in questo momento "la risposta non è un bagno salvifico nelle primarie. Bisogna ripartire faticosamente mettendosi in discussione, ripartendo dal territorio".

Alleanza M5s-Pd?
Eppure quel che resta dei poteri forti in Italia e fuori, spingono il Pd ad un’alleanza con i Cinque Stelle… «Sarà una mia ignoranza, ma non ricordo un partito che - dopo aver perso le elezioni - si sia affrettato a discutere di alleanze: si tratta di una questione che interpella chi ha vinto e non chi ha perso le elezioni" chiarisce il ministro dell'Interno. "Se un partito, dopo 5 anni di governo, passa dal 25 al 18,7%, è evidente che gli elettori non ti hanno incoraggiato a continuare. Sarebbe una serafica strafottenza ignorarli. E se lo fai, il loro voto lo perdi per sempre. Il nostro compito è discutere delle ragioni di questa sconfitta».