Italia | Elezioni politiche 2018

Caro Saviano, i «partiti della rabbia» Lega e M5s fanno bene all'Italia

Una (modesta) risposta all'editoriale sul voto, pubblicato oggi dallo scrittore napoletano su Repubblica

Roberto Saviano
Roberto Saviano (ANSA/ CIRO FUSCO)

ROMA – Caro Roberto Saviano, anche se non ci conosciamo mi permetto di darti del «tu», come si usa fare tra coloro che, pur senza scorta, libri milionari e passerelle televisive, si ostinano comunque nella presunzione di fare il tuo stesso mestiere. Ho letto con interesse il tuo editoriale pubblicato stamattina da Repubblica, dal titolo «Il Sud abbandonato e la scelta di abbracciare i partiti della rabbia». E devo ammettere che, inoltrandomi con fatica nei meandri della tua pensosa articolessa, ho riscontrato con mia sorpresa dei passaggi di analisi che condivido non poco: «E molti diranno – scrivi – Ecco che nasce il partito della rabbia, ma di che rabbia stiamo parlando? Ancora di una rabbia cieca? Ancora di un voto di ribellione? No. Il voto al M5S e alla Lega (ormai partito nazionale che aspira a rappresentare tutti) non è un voto esclusivamente di ribellione, ma è un voto ormai ragionato che, tra le altre cose, avrebbe il merito di aver asciugato (e molto) il voto di scambio. Questa volta l'elettorato è stato coeso nel dare consenso a due partiti che sono specchio fedele dei loro elettori. Il voto non è stato semplicemente un voto di protesta o di opinione, ma un voto di identità».

La solita critica ai populisti
Purtroppo, proseguendo con la tua cristallina coerenza di pensiero (nonché con la tua nota propensione a prendere posizioni nette), dopo aver accusato la sinistra di non aver ascoltato questa rabbia, finisci per prendertela comunque con chi invece l'ha ascoltata: «In Italia il 4 marzo ha vinto il malessere, non ha vinto la speranza e non ha vinto la voglia di un futuro migliore (...) Il 4 marzo ha vinto una strana forma di nichilismo che, proclamando la propria libertà da ogni coerenza, diventa libertà di essere cattivi». Ecco, è leggendo questo punto che ho sentito il bisogno di risponderti. Partendo dalla sottolineatura di alcuni princìpi base della psicologia, che sicuramente non avrò bisogno di spiegare ad un riconosciuto tuttologo come te.

Quando arrabbiarsi è positivo
Davvero quella rabbia, che tu ravvisi e stigmatizzi nei partiti che hanno vinto le ultime elezioni, Lega e Movimento 5 stelle, è un sentimento così esclusivamente negativo come di solito siamo abituati a ritenerlo? Ebbene, gli studiosi sostengono che non sia affatto così. Al contrario, l'ira può essere trasformata in uno stimolo all'azione, in un incentivo alla realizzazione dei nostri bisogni o desideri, in una reazione positiva alle ingiustizie e ai torti che percepiamo sulla nostra pelle. Scrive il fisico e psicologo svizzero Yves-Alexandre Thalmann nel pamphlet che ha dedicato proprio a questo argomento: «La collera ha una cattiva reputazione: se ne diffida perché spesso è associata a violenza e aggressività. Ma anche la collera ha risvolti positivi: senza questa emozione, sarebbe difficile far rispettare i propri diritti o apportare dei cambiamenti intorno a noi. (...) In fondo la rabbia è una delle sei emozioni primarie, e ha dunque un ruolo fondamentale per la sopravvivenza... È quindi tempo di imparare a riconciliarsi con la collera».

Lo spettro della tirannia
Ciò che è vero nel «micro» lo è tanto di più anche nel «macro». Le regole che valgono per il nostro corpo possono essere facilmente applicate anche all'intero corpaccione della società italiana. La rabbia sociale non va confusa semplicisticamente con l'odio: al contrario, è il sintomo visibile di un problema profondo e reale, dunque andrebbe accolta, compresa, al limite rassicurata. È proprio quando si evita accuratamente di compiere questa operazione, ovvero quando si ha paura di guardarla in faccia, che la rabbia si trasforma in ira repressa, e rischia diventare realmente pericolosa. A livello personale, provocando stress, attacchi di collera, problemi di salute, alterazioni del comportamento. A livello collettivo, provocando la nascita di forze politiche autoritarie, violente, talvolta addirittura dittatoriali, come tragicamente ci insegna la storia del secolo passato.

Ragioniamo di pancia
Ecco, caro Roberto Saviano, proprio qui sta il grave e storico errore commesso dalla sinistra e dai suoi intellettuali di complemento come te. Non solo, come sostieni anche tu, quello di non ascoltare la rabbia sociale che, ormai da anni, montava nel popolo italiano a causa delle crescenti ingiustizie, disuguaglianze, soprusi. Ma, quando pure se ne accorge, addirittura di derubricarla, snobbarla, trattarla con sufficienza. Come un deteriore parto della «pancia» dei cittadini, da contrapporre all'illuminata «testa» delle élite. Al contrario, Lega e M5s hanno il merito di averle prestato orecchio, fosse anche per ragioni di semplice interesse elettorale, per aumentare il loro consenso in quelle fasce della società che, non a torto, si sono sentite sempre più tagliate fuori dal discorso politico prevalente (e non è un caso che proprio nelle periferie risieda la loro base del consenso alle ultime consultazioni). Altro che indignarsi: bisognerebbe piuttosto ringraziare quelli che tu definisci «partiti della rabbia», per aver ricondotto questo sentimento nell'alveo costituzionale, invece di lasciarlo a forze realmente oppressive ed antidemocratiche. Per aver riconosciuto che il malessere degli italiani indica loro anche una precisa linea politica da seguire: quella che nasce appunto dalla pancia, dall'istinto del popolo, invece che dai pomposi ragionamenti dell'intellighenzia. Permettimi un'ultima citazione, che piacerà tanto ad un uomo colto come te. La pensava così anche Edmund Burke, che per inciso oltre ad essere stato un grande filosofo e scrittore fu anche per oltre vent'anni un parlamentare britannico: «Di solito l’istinto ti dice quel che devi fare molto prima di quanto occorra alla tua mente per capirlo».