22 ottobre 2018
Aggiornato 00:30

L'analista Verga al DiariodelWeb.it: «Il braccialetto di Amazon? Meglio la schiavitù...»

Con il suo editoriale che proponeva il ritorno agli schiavi ha scioccato l'informazione italiana. Ma la notizia dei braccialetti elettronici di Amazon gli ha dato ragione

MILANO – Qualche settimana fa Enrico Verga ha scioccato l'informazione italiana pubblicando un editoriale sul Sole 24 Ore in cui suggeriva provocatoriamente il ritorno alla schiavitù. Poi è arrivata la notizia del braccialetto elettronico di Amazon, e forse si è capito che la sua idea era più verosimile di quanto si potesse immaginare. «Innanzitutto premetto che né io lavoro per Amazon, né loro prendono spunto dalle mie provocazioni – sorride l'analista di scenari internazionali ai microfoni del DiariodelWeb.it – Si tratta di uno dei tanti brevetti che detiene una multinazionale come quella. È inquietante, ma bisogna ricordare che in Scandinavia esistono già delle altre aziende che inseriscono sotto pelle ai propri dipendenti un chip, come si fa con i cani. Per questo, forse, alcuni hanno pensato che la mia posizione sulla schiavitù fosse vera...».

Un esercito di lavoratori dimenticati
Viene da chiedersi se i moderni precari non stiano addirittura peggio dei vecchi schiavi. Che, anche solo per convenienza, avevano un padrone che si prendeva cura di loro: «Questo è un problema che vedo sempre più in crescita. In Italia esistono milioni di finte partite Iva, ovvero ex dipendenti che si licenziano e vengono ripresi come fornitori di servizi, per un unico cliente. Questo permette al vecchio datore di lavoro di risparmiare la malattia, la tredicesima, i contributi, i buoni pasto... E costringe i neo-imprenditori a pagare costi come pranzo, trasporti, spese mediche, assicurazioni...». Insomma, ci guadagnano le aziende e ci perdono i lavoratori.

E la politica non li ascolta
Eppure, il governo non sembra interessarsi a questo problema. Anzi, stappa lo champagne per aver aumentato di un milione i posti di lavoro in Italia. Ma di che lavori stiamo parlando? «Il governo uscente ha riportato un numero elevato di contratti, ma la maggior parte a tempo determinato: di questo bisognerebbe discutere – sottolinea Verga – Venti o trent'anni fa l'operaio di un grande marchio poteva lavorare per tutta la sua vita per la stessa azienda: oggi non è più così, anche per colpa dell'automatizzazione. Il mondo del lavoro sta cambiando, sarebbe auspicabile che il mondo della politica lo comprendesse. Invece la tecnologia è avanti almeno 10-15 anni rispetto alle leggi. Le normative dovrebbero migliorare la gestione del prepensionamento, dei bandi di lavoro della pubblica amministrazione...».