10 dicembre 2018
Aggiornato 03:00

Più gli italiani pagano, e soffrono, più il debito pubblico sale: perché?

Ad oggi, gli italiani hanno pagato 3.500 miliardi di interessi per un debito di 2.250 miliardi
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - Le cifre che leggerete nelle prossime righe non trovano spazio, sono accuratamente celate come un segreto inconfessabile. Eppure riguardano la vita di tutti: la possibilità di comprare un giocattolo ai figli, una pizza in più o in meno, una visita medica. Le cifre che leggerete rappresentano plasticamente la barbarie in cui siamo sospinti ogni giorno. La nuova utopia post moderna ha forme minime e nessun afflato romantico: non è più tempo di grandi ideali, grandi spiritualità, grandi idee. Oggi utopia è strappare qualche punto di decimale ai parametri di Maastricht. Qualcosa di lontanissimo, un mondo impossibile, un’utopia appunto. Scrisse il sociologo Lewis Mumford nel 1922: «Un mappamondo che non includa Utopia non merita neppure uno sguardo».

Il peccato da mondare
Viviamo nel peccato, gravissimo. Un peccato ultramaterialista ma sacro, che cade sulla testa di tutti, anche dei neonati: il peccato del debito pubblico.Ogni tanto saltano fuori degli studi che, con sgradevole nonchalance, lo dicono chiaro e tondo: il debito pubblico di ogni singolo italiano, neonati in primis, è pari a 35mila euro. L'accento cade, sempre, volutamente, sull'idea del neonato che nasce già gravato da un debito, ovvero da un peccato. Parole che, in varie lingue ed in primis in tedesco, hanno la stessa radice. E’ il nuovo peccato originale, che ha sostituito l’altro, ormai passato di moda, in virtù dell’ideologia post moderna che pone come unico cardine morale e spirituale il pareggio di bilancio degli stati, dei popoli e dei singoli cittadini adulti e anche dei neonati appunto. Compito di ogni essere umano è redimersi, mondarsi dal peccato originario del debito, durante la propria vita.

Grecia, l'esempio per tutti
La Grecia, come vi abbiamo raccontato qui, è la nuova Sodoma e Gomorra: ha fatto debiti, e il Dio di questi tristi e sciagurati tempi le ha imposto la giusta punizione collettiva. Il suo rapporto debito/Pil era pari al 181,3%. Quello italiano è più basso, ovvero 132,6%, sta peggio il Libano (143,4%) e Capo Verde sta poco meglio (133,8%). In questa strana classifica del peccato ci sono però esempi strani: il rapporto debito/Pil del Giappone è il doppio di quello italiano, ovvero il 240%. Quello Usa è pari a 20mila miliardi dollari, e cresce di un ottimo 8.2% annuo dal 2008. Per Giappone e Usa non c’è però punizione: anzi, il debito è alla base del loro benessere. Stranezze: si potrebbe perfino chiamare in causa il vecchio Giobbe e la misteriosa volontà divina su cui, da secoli, si rompono i denti i teologi.

Il tempo delle piccole utopie, parte II
Ma torniamo alle utopie di oggi. La campagna elettorale ha questa insolita caratteristica: il Presidente della Repubblica reitera il suo invito a non fare promesse che non si possono mantenere. In particolare per quanto concerne i parametri economici che sono imposti dall’Unione Europea. Le nuove Tavole della Legge. Utopia oggi è sforare il rapporto deficit/Pil del 3%. Utopia oggi è avere politiche industriali espansive in un momento di crisi economica. Utopia oggi è aumentare il debito pubblico. Utopici sono, in generale, tutti gli interventi pubblici che i partiti stanno proponendo in questa inutile campagna elettorale. Reddito di cittadinanza, abolizione della legge Fornero, abolizione del Jobs Act, investimenti pubblici, sono tutte utopie se non si vuole rompere con le regole dell’Unione Europea. 

Enigmi
Eppure non siamo stati, come italiani, peccatori: il bilancio dello Stato è risultato in attivo 27 volte negli ultimi 28 anni (unica eccezione il 2009). Negli ultimi venti anni gli italiani hanno dato allo Stato 700 miliardi in più di quello che hanno ricevuto sotto forma di beni e servizi. I Comuni nel periodo 2010-2016 hanno aumentato le imposte locali di 7,8 miliardi. Gli investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture sono stati tagliati del 30% in dieci anni. Ad oggi, gli italiani - voi che leggete - hanno pagato 3.500 miliardi di interessi per un debito di 2.250 miliardi. Ecco, nonostante ciò, nonostante quindi l’espiazione dei peccati, il debito pubblico italiano ha raggiunto il massimo storico, ovvero il 132,6% sopra riportato. Non esiste un singolo lettore di questo articolo che non abbia contribuito al cosiddetto «risanamento delle finanze pubbliche» con uno sforzo professionale, umano, quello che volete voi, importante. Eppure il debito è salito.

Perché?
L’economista, e Nobel, Paul Krugman da tempo lo spiega: «Il crollo dei ricavi peggiora il problema del debito», creando una situazione di deflazione da debito che l’economista Irving Fisher, nel 1933, ha formulato attraverso questo crudele paradosso: «Più i debitori rimborsano, più il loro debito aumenta». Paul Krugman, è bene ricordarlo, è uno «spretato», un pentito che in anni remoti - quelli drammatici dell’era Clinton-Blair, il neoliberismo di sinistra e sinistro – professava le varie teorie dell’austerità. Mettere in discussione questo modello, che scientificamente trasforma la società creando moltitudini di poveri da mettere in competizione feroce tra di loro, non è nemmeno proponibile in questa campagna elettorale, dove Moscovici – socialista – mette in guardia l’elettorato italiano da scelte utopiche inerenti i dogmi dell’austerità. In questo senso è chiaro l'obbiettivo finale: creare una struttura insuperabile, morale e materiale. Impermeabile a ogni pressione popolare, impermeabile alla democrazia. Anzi, è la democrazia che deve adeguasi al sistema di regole vigenti, oltre le quali vi è l'Utopia, il sogno, qualcosa di bello e irrealizzabile. Meglio quindi non proporre Utopie, meglio rassegnarsi, piegarsi, stare buoni.