20 settembre 2018
Aggiornato 02:00

M5S, Villaggio Rousseau oasi di democrazia? Tanto alla fine decide Di Maio

A Pescara la tre giorni "di formazione sul programma del M5S" del Villaggio Rousseau. Ma alla fine chi decide è soltanto uno...
Un momento della presentazione di villaggio Rousseau, la kermesse del M5Sall'Aurum di Pescara
Un momento della presentazione di villaggio Rousseau, la kermesse del M5Sall'Aurum di Pescara (ANSA/MASSIMILIANO SCHIAZZA)

PESCARA - Ufficialmente "la prima forza politica del Paese", parola di Luigi Di Maio, dovrebbe essere sull'orlo di un trionfo elettorale (magari frenato in termini di seggi da una legge elettorale che non la favorisce). Eppure a Pescara, dove si è aperta oggi al centro Aurum la tre giorni "di formazione sul programma del M5S" del Villaggio Rousseau, sui volti e nelle confidenze dei parlamentari uscenti non si riscontrano eccessi di ottimismo. "Altre volte un'idea di come sarebbe andata ce l'avevo - ammette un senatore settentrionale - stavolta non riesco a 'sbirciare fra le assi': è buio completo». Mentre in campagna elettorale Di Maio continua a indicare l'obiettivo del 40 per cento come soglia da superare per avere la maggioranza, i 5 Stelle in realtà sono concentrati su un obiettivo subordinato ma molto più realistico.

La teoria di Toninelli
Lo spiega bene Danilo Toninelli, uno dei big più vicini a Di Maio: "Se loro (l'ipotetico nuovo patto del Nazareno Pd-FI, nella vulgata dei 5S, ndr) non hanno la maggioranza dei seggi, potranno anche fare qualche gruppo di voltagabbana alla Camera. Ma al Senato il nuovo regolamento mette un freno: i gruppi dovranno essere formati almeno da liste presenti sulla scheda elettorale. Sarà più difficile formare nuovi gruppi di responsabili, cioè voltagabbana e se vanno nel gruppo misto, quello non ha la struttura per garantire stabilmente una maggioranza. Quindi noi saremo decisivi".

"Spaccature, ma dove?"
Oggi i riflettori puntati sul Movimento 5 stelle sono accesi però sullo show di Beppe Grillo a Roma, che apparentemente ribalta la linea seguita finora da Luigi Di Maio con la sua teoria dell'appello "ai gruppi parlamentari dopo le elezioni" se i 5 Stelle fossero primo partito ma senza i numeri per una maggioranza. Le domande su eventuali patti post elettorali "non hanno senso" per il fondatore e garante del M5S. "Sarebbe come dire che un panda un giorno potrà mangiare carne cruda, noi mangiamo solo cuore di bambù». "Già vedo i titoli di certe testate, spaccatura nel M5S, ma sono stupidaggini", commenta a Pescara, con la consueta richiesta di anonimato, un parlamentare uscente. Che però riconosce, con una franchezza un tempo impensabile fra i cosiddetti "grillini", che "si tratta di due punti di vista diversi, modi diversi di guardare al Parlamento, alla questione del governo".

1500 iscritti ai "corsi"
Intanto al centro Aurum, dove nel pomeriggio arriva anche Davide Casalegio reduce dalla presentazione del simbolo a Roma, si susseguono "i corsi", si dà la carica agli attivisti. "Sono circa 1500 gli iscritti - spiega Enrica Sabatini, coordinatrice degli Open Day Rousseau che si sono svolti in diverse regioni italiane - e i singoli eventi di formazione durano 90 minuti, organizzati secondo il format 'Five'", ovvero, come spiega il sito dedicato: "(Fatti), le proposte presentate dal MoVimento 5 Stelle (Idee), le priorità individuate dagli iscritti attraverso l'applicazione Voto di Rousseau (Volontà) e le modalità attraverso cui sarà possibile realizzare il programma di Governo del MoVimento 5 Stelle (Evoluzione)». Alla fine delle relazioni, c'è spazio per le domande di iscritti, simpatizzanti, consiglieri comunali e regionali sui diversi temi trattati. Ma, come sempre negli eventi del M5S, non c'è un momento unificante, uno spazio per il dibattito o il confronto aperto; nemmeno l'inserimento dell'assemblea nello statuto della nuova associazione M5S per adesso ha prodotto novità su questo fronte.

A Di Maio il potere di decidere
La conclusione dell'evento sarà affidata a Luigi Di Maio, che domenica dovrebbe incontrare i giornalisti e annunciare i risultati delle "parlamentarie", le contestate e tecnicamente zoppicanti selezioni on line per le liste elettorali. Totalmente nelle mani di Di Maio anche il potere di decidere quali dei parlamentari uscenti, degli aspiranti candidati e di eventuali personalità "del territorio" potranno essere inseriti - e come - sui collegi uninominali. Anche perché problemi di equilibrio di genere e di rappresentanza territoriale potranno condurre, dicono fonti del M5S, a più di una deroga alle regole interne sulle candidature. Ma sulla cerimonia dell'annuncio dei vincitori delle "parlamentarie" i dubbi fioccano fra gli stessi candidati alla (ri)elezione: "Siamo troppi, come si fa?", si chiede un giovane deputato. "Vogliono fare spettacolo? Non glielo faccio fare, troppo brutto vedere quelli che festeggiano e quelli che si deprimono qui, in diretta, dopo aver saputo com'è andata", scherza un componente dello staff della comunicazione.