10 aprile 2020
Aggiornato 14:30
Festa del Tricolore

Gentiloni ricorda Ciampi e Mazzini: «Necessario riscoprire il valore della parola Patria»

Il Presidente del Consiglio alla Festa del Tricolore: «Non disperdere risultati ottenuti e investire su nostra identità senza paure»

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni
Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni ANSA

REGGIO EMILIA - Non aver paura della nostra identità, fatta anche di inclusione e coesione. Riscoprire il valore della parola Patria, come la intendeva Giuseppe Mazzini. Non sottovalutare il grande valore di storia e cultura italiane, richiamato anche dai risultati record del turismo in Italia e delle esportazioni.
Sono alcuni degli spunti rilevanti del discorso pronunciato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al teatro Ariosto di Reggio Emilia nell'ambito delle celebrazioni del 221° anniversario della nascita del primo Tricolore, che nacque proprio nella città emiliana il 7 gennaio 1797, quale bandiera della Repubblica Cispadana.

Il ricordo di Ciampi
Gentiloni ha voluto innanzitutto ricordare il ruolo di Carlo Azeglio Ciampi da presidente della Repubblica. «Ciampi - ha detto il premier - ha insistito tantissimo nel corso del suo settennato sui simboli dell'identità italiana. E' stata una delle missioni che ha considerato più importanti della sua presidenza. E lui ricordava che il tricolore non è una semplice insegna di stato, è un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia, nei valori della propria storia e della propria civiltà».
Valori tutt'altro che passati d'attualità, secondo il presidente del Consiglio. «Credo - ha affermato Gentiloni - che noi abbiamo più che mai bisogno di investire sulla nostra identità, sulla nostra coesione, una specialissima coesione italiana che si fonda sulla capacità di valorizzare i nostri corpi intermedi e sulla capacità di alimentare forme di inclusione sociale, questo è il modello di inclusione e di coesione del nostro Paese. Abbiamo bisogno di investire sulla nostra identità e non dobbiamo averne paura». Anche perchè, ha osservato, «aver paura della nostra identità in questo momento sarebbe il modo migliore in questo momento per lasciare il campo aperto a chi su una visione distorta delle identità nazionali oggi vuole costruire tensione, odio, paura e conflitto. Noi siamo orgogliosi della nostra identità perchè sappiamo che questa identità può essere giocata in un modo completamente diverso».

Non solo identità ma anche Patria
«Sempre più - ha sottolineato il presidente del Consiglio - ci troviamo di fronte alla necessità di riscoprire con serena maturità il valore della parola patria, di un patriottismo repubblicano, fortemente radicato in Europa, del patriottismo del resto già lucidamente disegnato da Mazzini quando metteva assieme la patria, l'idea di Europa, il lavoro, i punti fondanti dell'idea mazziniana. Troppo spesso sottovalutiamo la forza e l'attualità della nostra storia, della lingua italiana, della creatività, dello stile, della bellezza del nostro Paese».
«Ieri - ha ricordato Gentiloni - il ministro dei Beni Culturali ha reso noti alcuni dei dati, impressionanti, di crescita della fruizione dei beni culturali, delle visite nei musei e nei luighi di cultura del nostro Paese. 50 milioni di visitatori, un record di sempre in Italia e un segno della grandissima capacità di attrazione del nostro Paese. Così come andremo nel 2017 a dei dati record per il nostro export. E l'Emilia Romagna è una parte importante di questo record. Non c'è soltanto qualcosa di incoraggiante per la nostra economia, anzi semmai sono più incoraggianti gli elementi che fanno vedere una ripresa dei consumi e del mercato interno, ma c'è una conferma della grandissima capacità di attrazione del nostro Paese, di essere competitivi nel mondo. Insomma, l'appeal dell'Italia, che altri nel mondo ci riconoscono e ci invidiano, deve essere un nostro elemento di orgoglio. Non possiamo essere riluttanti, non è questo il modo giusto per affrontare in modo aperto le sfide che vengono oggi dal mondo».

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