Italia | Elezioni politiche 2018

Mario Draghi sarà il prossimo capo del Governo: Sergio Mattarella gli prepara la strada

Per la seconda volta, il Presidente della Repubblica ha detto che i programmi dei partiti dovranno essere credibili e responsabili. Cioè uguali

Il governatore della Bce, Mario Draghi, a Bruxelles il 15 dicembre 2017.
Il governatore della Bce, Mario Draghi, a Bruxelles il 15 dicembre 2017. (ANSA/ EPA/STEPHANIE LECOCQ)

ROMA - Tony Blair al congresso del Partito Laburista del 2005 scandiva queste parole: «Sento persone che dicono che dobbiamo fermarci e discutere della globalizzazione, si potrebbe anche discutere se l’autunno debba seguire l’inverno. Il nostro mondo che cambia è pieno di opportunità, ma solo per quelli rapidi ad adattarsi e lenti a lamentarsi». Al tempo Blair lavorava, si fa per dire, nel buon esilio di Gerusalemme per la pace in Medio Oriente - strapagato, nello stralusso - già cacciato dal governo e dal suo paese, a causa della guerra in Iraq. Oggi in Gran Bretagna c'è la Brexit, e Tony Blair è l'uomo più detestato del paese. Sembra incredibile: nonostante le guerre, la diseguaglianze sempre più inaccettabili, la crisi economica perdurante, la distruzione di milioni di posti di lavoro, oppure la loro trasformazione in lavoretti, la cancellazione della «working class», per non parlare della classe media, nonostante le tasse che corrispondono a servizi sempre più scarsi, nonostante il taglio degli investimenti pubblici, nonostante un elenco infinito di sfracelli che regna nella vite di tutti: ecco, nonostante tutto ciò, in Italia continua a vigere la visione totalitaria del duo Blair-Clinton.

Mattarella detta la regola
Lo ha detto chiaramente il Presidente della Repubblica in uno di quei lentissimi discorsi che di solito tendono a far sbadigliare l'uditorio. Eppure, per la seconda volta, il Presidente della Repubblica ha scandito che i programmi dei partiti dovranno essere «credibili e responsabili». Una netta indicazione, irrituale, a conformarsi ai dettami del mondo globalizzato: euro, finanza, colonialismo, distruzione del lavoro, distruzione dei diritti sociali sostituiti da diritti civili. L'imperativo categorico è: conformismo. Sergio Mattarella invita i partiti a essere conformisti, a dire possibilmente tutti la stessa cosa: affinché il "popolo" - parola che fa ancora paura - non abbia strane idee di cambiamento, non aneli mondi diversi dall'unico mondo possibile. La vita, la politica, la cultura, le idee, tutto è racchiuso in un destino ineluttabile e immodificabile. Un guscio d'acciaio. E allora perché, dice il Presidente della Repubblica, tentare di resistere?

Il mondo darwinista del 2005
Perché voler andare in direzione contraria, anche solo con le effimere parole della campagna elettorale. I partiti, se responsabili, devono esser parte di questo processo e devono dire tutti la stessa cosa. La sinistra, la destra, il centro, i movimenti, i sovranisti, i nazionalisti, i comunisti, i fascisti: tutti sono chiamati ad essere gregge, anzi a formare il gregge del pensiero unico. Quello di cui parlava Blair. Il mondo pieno di opportunità nel 2005 è diventato un mondo duro, spietato, darwinista: ma che importa, l'unica cosa che conta è adattarsi e non lamentarsi.

L'euro è per sempre
Si conosce il caposaldo supremo, la Legge, rispetto cui non si deve fare resistenza: l'euro. Esso è un principio ed una fine, la divinità indiscutibile. Che la sua introduzione coincida con le perdita di competitività dell'industria italiana è un dettaglio. Qualcuno, tipo la Lega e il più timoroso M5s, mettono in dubbio la bontà di questa moneta, probabilmente sapendo che l'Italia è una Grecia non in potenza, ma nella realtà. L'unica differenza è una rendita ancora vasta - costruita durante i decenni bui e barbari della lira coniata e difesa dallo Stato - ma destinata ad esaurirsi consumata da figlie e nipoti senza lavoro, senza famiglia, senza prospettive. A loro sono indirizzate le parole di Mattarella. L'euro non si tocca, anzi non se ne deve nemmeno parlare. E tutti applaudono, si sperticano in lodi per l'alto senso istituzionale. In realtà Mattarella sa che l'euro è una corda sensibile, che gli italiani non sono ciechi, hanno capito molte cose: e quindi è bene non parlargliene molto, fermarsi al gossip politico, azzuffarsi tra i vari partiti ma su argomenti non strategici.

Arriva Draghi, il boss dell'euro
La situazione politica, inoltre, è perfetta: della prossime elezioni si sa già con certezza che non vi sarà un vincitore. E quindi dovrà arrivare il cavaliere salvatore. Chi in tale contesto riuscirà a resistere alla tentazione del conformismo? A quella palude dove tutti pensano la stessa cosa, dove si sta tranquilli. Sarà Mario Draghi il prossimo presidente del Consiglio, padre della patria oggi a capo della Bce - non senza demeriti, vedi alla voce Quantitative Easing - e ovviamente quest'uomo non dovrà trovare un paese in preda a dubbi, e men che meno divisioni. «Fare promesse elettorali credibili», dice il Capo dello Stato, ed è facile capire perché. Draghi formerà, forse, un governo con tutti i responsabili - conformisti: quindi con tuti coloro che in questi mesi di propaganda parleranno di fuffa. Sarà accolto da un lungo applauso, i nuovi deputati in piedi, un altro Mario Monti ma molto più potente.