9 aprile 2020
Aggiornato 06:30
Scandalo banche

Ghizzoni affonda il Partito Democratico mentre l'orchestra di Renzi e Boschi suona sul ponte

In mezzo anche Marco Carrai. Uno uomo senza incarico che all'insaputa di tutti ha perorato l'acquisizione di Banca Etruria da parte di Unicredit

Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi ANSA

ROMA - Come previsto l’audizione di Federico Ghizzoni ha seguito il solito schema, e il duo Boschi – Renzi è stato finito. L’ex amministratore delegato di Unicredit ha detto: «La Boschi mi chiese se potevo valutare l’acquisto di Etruria.» Dovrebbe bastare questa frase per portare la sottosegretaria del governo Gentiloni e il segretario del Partito Democratico ad una resa senza condizioni. La subordinata «non ho ricevuto pressioni» è retorica, perché un ministro è una pressione vivente in sé. Ma l’etica moderna è una sorta di anti morale, che prevede la resistenza a tutto, perfino al senso del ridicolo. I due dovrebbero dimettersi, ma non lo fanno e non lo faranno, ma ciò che è ancor più grave è che nessuno intorno a loro ne chiede le dimissioni immediate. Non lo fa Gentiloni, capo del governo, e non lo fa nessuno nel Partito Democratico.

Il Partito democratico come il Titanic
Vi è questa solidarietà spontanea sul Titanic che affonda dopo lo schianto contro l’iceberg delle banche. Un’estetica straordinariamente simile a quella dell’affondamento del famoso transatlantico nel 1912. Una grande nave solca l’oceano a tutta forza, il capitano è sicuro di sé, al di là di ogni pericolo: arriva lo schianto, ma lui minimizza, anzi ridicolizza chi dà l’allarme. L’orchestra suona sul ponte mentre l’intero transatlantico, che pareva inaffondabile, cala  picco. Il Partito Democratico si è schiantato contro l’iceberg delle banche, il suo comandante Matteo Renzi continua a fare come se nulla fosse, a negare l’evidenza, nonostante i continui cedimenti strutturali che si susseguono. Il Partito Democratico colerà a picco nelle prossime elezioni politiche.

Negare tutto, anche l'evidenza
Eppure il segretario continua a negare, a ripetere un mantra che dovrebbe allontanare i demoni. Oggi la testimonianza di Ghizzoni è stata lapidaria: un ministro ha chiesto di valutare l’acquisizione di una banca a Unicredit, la banca di sistema per eccellenza. Il padre del ministro che domanda, così per curiosità, era uno dei boss della banca, Etruria, che Unicredit avrebbe dovuto acquistare. Un danno enorme per la solidità del sistema bancario nazionale, la conferma agli investitori esteri che le nostre banche sono preda di pressioni politiche sgangherate, familistiche. Quanto di peggio può accadere. C’è abbastanza scandalo in questa storia da comprendere perfino la posizione di Schauble e della Merkel, che di fatto ci hanno commissariato qualche anno fa. Ma non basta, perché Ghizzoni ha parlato di Marco Carrai, l’amicone di Renzi.

La mail di Carrai a Ghizzoni
E l’ha fatto esibendo una mail in cui questo personaggio italo israeliano sollecita una risposta, da parte di Ghizzoni, sull’acquisto di Banca Etruria da parte di Unicredit. Sconcertante. Marco Carrai, l'uomo cui Renzi voleva affidare un'agenzia di cybersecurity a Palazzo Chigi quando era premier. Uno sconosciuto, ma con forti entrature nel mondo che conta a livello globale. Lo sconosciuto amico del capo scrive a Ghizzoni: "Ciao Federico – si rivolgeva Carrai a Ghizzoni, dandogli del 'tu' – solo per dirti che su Etruria mi è stato chiesto di sollecitarti se possibile e nel rispetto dei ruoli. Un abbraccio marco». Nel momento in cui questa mail parte Unicredit è la banca più importante d’Italia in preda ad una crisi gravissima. Chi ha chiesto a Carrai di domandare a Ghizzoni sull'acquisizione di Banca Etruria? Mistero. «Ero interessato - precisa Carrai - 'nel rispetto dei ruoli' come ho scritto non a caso nell'email, a capire gli intendimenti di Unicredit riguardo Banca Etruria perché un mio cliente stava verificando il dossier di 'banca Federico del Vecchio', storico istituto fiorentino di proprietà di Etruria. Tutto assolutamente trasparente, tutto assolutamente legittimo», prosegue Carrai, dicendosi «sorpreso che l'attenzione della commissione di inchiesta si concentri su vicende normali e del tutto corrette».

Il riflesso scomposto di Maria Elena Boschi
Ma nella mail prodotta oggi da Ghizzoni - nel giorno della sua audizione per vicende che interessano il governo - in cui è evidente un confidenziale uso del "tu" - c'è scritto solo "Etruria": altri nomi non ci sono. Secondo Matteo Orfini, un altro che affonderà suonando nell’orchestrina, Carrai avrebbe fatto tutto da solo. Così, come se un lettore di questo articolo un giorno scrivesse a Carlo Messina di Intesa Sanpaolo per dirgli di comprare una banca. Ghizzoni risponde anche: «Ho risposto che stavamo facendo le nostre valutazioni e che avremmo dato una nostra risposta esclusivamente a Banca Etruria", dice l'ex ad di Unicredit alla Commissione banche, specificando di non aver mai considerato Carrai un interlocutore: «Per me in quel frangente era un privato, e mi chiamava su un tema che non era di sua competenza». Eppure, come un riflesso pavloviano totalmente scomposto Maria Elena Boschi, commenta: «Avete visto? Confermata la mia versione.» Senza parole. 

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