27 maggio 2020
Aggiornato 17:00
Centrosinistra

Nuova frattura a sinistra: Boldrini contro Pisapia

Il leader di Campo progressista rilancia appello unitario per un'alleanza con il Pd ma il presidente della Camera frena: «Accordo impossibile»

ROMA - Un penultimatum: l'assemblea di Campo progressista alla fine lascia comunque aperto uno spiraglio alla ricucitura con il Pd. E partorisce una ipotesi di leader alternativo a quello scelto da Mdp, Pietro Grasso. Leader, sorpresa ma non troppo, che non è l'ex sindaco di Milano, generoso promotore della difficile mediazione fra chi è rimasto dentro e una parte di quanti stanno fuori dal Partito democratico. Si tratta di Laura Boldrini, che si guadagna forse la sua prima vera standing ovation da una platea di politici puri (sindaci, parlamentari, dirigenti e militanti della sinistra) con un discorso schiettamente programmatico, critico sulle politiche di Governo e maggioranza.

Pisapia: i nemici sono a destra
L'assemblea è una sfilata di dirigenti della sinistra o del centrosinistra del presente e del passato: parlano fra gli altri i pontieri dem Gianni Cuperlo e Cesare Damiano, l'ex dc Bruno Tabacci, vicinissimo a Pisapia, perfino il leader dei Verdi Angelo Bonelli, reduce di un'altra stagione di centrosinistra. Pisapia la apre lanciando l'ennesimo appello all'unità: «i nostri nemici sono la destra e i populisti», ammonisce, «l'autosufficienza sarebbe un suicidio politico». Parla al Pd, che domani riunisce la Direzione e dal quale si attende il «segnale» politico che potrebbe aprire a un possibile accordo ma parla anche a Mdp, che invece con Roberto Speranza interviene con toni di chiusura sul possibile accordo col Pd. «Unire (il centrosinistra, ndr) senza cambiare è una presa in giro, non basta, è una alchimia elettorale», dice il coordinatore di Mdp, negando trattative con il Nazareno: «In questi anni abbiamo sbagliato politiche, pensino a recuperare insegnanti e lavoratori», sibila, «non devono trattare con noi». E poi taglia corto: «Ce la faranno? Penso di no ma se lo capiscono ci siamo».

Boldrini: mancano condizioni per accordo con Pd
E' Boldrini a delineare i contenuti programmatici di un centrosinistra possibile. Welfare, diritti dei lavoratori, accoglienza ai migranti («non ho condiviso la scellerata campagna contro le Ong», dice) e parità per le donne. Azzarda una critica a Matteo Renzi: «Basta con i palliativi, i bonus a pioggia e gli sgravi a tempo» e invoca un «cambiamento del modello di sviluppo». Ma l'entusiasmo che la platea le riserva è legato anche alla sua lettura del tema delle alleanze. Questo campo, sembra dire Boldrini rivolta al Pd, non può fare da ruota di scorta con un accordicchio per qualche poltrona nei collegi: deve «condividere una lettura della società italiana e un progetto di governo» perché «le alleanze contro non funzionano. Dobbiamo prendere atto che i presupposti di una coalizione di centrosinistra col Pd allo stato attuale sembrano non esserci».

Campo progressista resta all'ascolto
Alla fine Ciccio Ferrara, uno degli sherpa di Pisapia nei colloqui del Pd, picchia sui democratici: da loro, accusa, «non abbiamo avuto mai e poi mai un ascolto» e invece «in questi ultimi due giorni ci chiamavano, ci supplicavano, e perché si sono ricordati solo oggi?». Picchia anche alla sua sinistra (viene da Sel, è stato fra i protagonisti della rottura al congresso di Rimini): «Potrei fare una storia dei partitini», dice. Ma avverte tutti: «Dobbiamo dire una parola chiara, usciti da qui noi ci sa-re-mo (scandito, ndr) e ci dobbiamo stare con tutti quelli che hanno a cuore di dare un governo al paese e battere destre e populisti». Insomma, Campo progressista si presenterà alle urne, pronto a sottrarre voti a chi non sarà disponibile al progetto unitario. «Attendiamo risposte», chiosa Pisapia lasciando l'Antonianum dove si è svolta l'assemblea. Risposte dal Pd, certo, ma l'avvertimento di Ferrara sembra valere anche (o soprattutto) per Bersani e Fratoianni.

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