Regionali Sicilia 2017

Sicilia, Berlusconi si intesta la «vittoria dei moderati» ma Meloni non ci sta

Silvio Berlusconi si intesta la vittoria in Sicilia, la ascrive ai 'moderati' e sottolinea il ruolo decisivo ricoperto da Forza Italia. Ma la leader di FdI ribatte: Musumeci era il nostro candidato

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi durante un comizio a sostegno di Nello Musumeci per le Regionali siciliane
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi durante un comizio a sostegno di Nello Musumeci per le Regionali siciliane (ANSA/ ORIETTA SCARDINO)

PALERMO - Una vittoria "dei moderati", che è preludio alla sfida dei prossimi mesi, quella per le politiche che vedrà come avversario "il ribellismo, il pauperismo, il giustizialismo" dei Cinque Stelle. Silvio Berlusconi si intesta la vittoria in Sicilia, la ascrive ai "moderati", sottolinea il ruolo decisivo ricoperto da Forza Italia. E dal suo staff rivendicano: "E' la dimostrazione che le carte le dà sempre lui, candidabile o non candidabile». Lettura che Giorgia Meloni ribalta, ricordando che Nello Musumeci è il candidato scelto da Fratelli d'Italia, e sfruttando l'estrazione politica del neo governatore per dire che "non si vince al centro" ma con un centrodestra "compatto su una proposta coraggiosa e con un'identità definita. Basta con le cose poco chiare». Il terzo attore del centrodestra, Matteo Salvini, per ora tace: parlerà domani con una conferenza stampa a Catania. Nel frattempo, è chiaro lo 'spin' che Berlusconi vuole imporre al risultato siciliano, confortato da numeri che vedono Forza Italia prendere il triplo dei due alleati uniti, la cui lista rischia addirittura di non passare la soglia di sbarramento del 5% e non entrare nel Parlamento regionale. In un video su Facebook, il presidente di Fi ringrazia i siciliani per aver "accolto il mio appello", per aver segnato la "vittoria dei moderati".

La sfida ai 5 Stelle per il governo nazionale
Il Cavaliere lancia anche la sfida ai Cinque Stelle per il governo nazionale, sempre con lo stesso schema: "Il centrodestra moderato nel linguaggio, ma capace di una radicale riorganizzazione della cosa pubblica, è la sola vera alternativa al pericolo che il nostro Paese cada in mano al ribellismo, al pauperismo, al giustizialismo». Ovvero al M5s, "a chi non ha mai realizzato nulla, non ha mai amministrato neppure un condominio, a gente che non ha mai neppure lavorato".

Dove sta il perno della coalizione
Ma la competizione è anche interna, e se l'ex Cav si limita a sottolineare l'impostazione "moderata" del suo centrodestra, i suoi sono più espliciti nel fotografare distanze che non lasciano dubbi a chi sia "il perno della coalizione": "E' evidente che con questi numeri le carte le darà sempre Berlusconi. Sarà lui a scegliere il premier: Tajani, Draghi, vedremo... Ma lo sceglierà Berlusconi». Contando anche sul fatto che l'operazione Sud di Salvini non è decollata: tra il 4% e il 5% sia a Ostia che in Sicilia. Oggi il leader leghista si limita a dire "grazie ai militanti e alle migliaia di persone che in Sicilia e a Ostia hanno creduto in noi». E sposta l'attenzione su un "dato certo: Renzi e Alfano a casa». Ma in Fi già ragionano sui possibili contraccolpi che il non sfondare al Sud può portare anche in casa del Carroccio, tanto più dopo l'annuncio che dalla ragione sociale della Lega scompare la parola Nord.