17 giugno 2019
Aggiornato 09:30
Regionali Sicilia 2017

Ingroia al DiariodelWeb.it: «M5s vince, ma non governa. Gli propongo io un'alleanza»

L'ex magistrato, oggi presidente di Azione civile, analizza con noi l'esito delle elezioni. Tra un centrodestra impresentabile ma che si è imposto, un centrosinistra in disfatta e i grillini prigionieri della loro utopia

ROMAPresidente Antonio Ingroia, in Sicilia ha vinto il Gattopardo?
Credo che l'unico vero vincitore sia il partito dell'astensionismo. Si ingrossa sempre di più a ogni elezione, con l'indicativa eccezione del referendum. Ed è un dato particolarmente allarmante perché la Sicilia, in controtendenza con il resto del Paese, ha sempre avuto una partecipazione abbastanza elevata.

Vuol dire che non si crede neanche più nel voto di protesta?
Evidentemente quello che la sinistra da una parte e il Movimento 5 stelle dall'altra hanno rappresentato negli anni mostra un po' la corda. Questo perché sorge un senso di impotenza e di rassegnazione: pur votando movimenti di potenza, il voto viene congelato e non si riescono a cambiare le cose.

Così i voti di scambio e clientelari sono riusciti ad imporsi.
La fanno da padrone. Restringendosi la platea dei votanti si restringe anche il peso del voto di opinione, più libero, e si dà più spazio a quello di militanza. Siccome la militanza ideale scarseggia, resta quella clientelare.

La vittoria di Musumeci è da leggersi in questo senso?
Musumeci, per la sua storia e la sua posizione, rappresenta comunque una destra della legalità e dell'onestà. Ma tutto ciò che lo circonda, i suoi alleati, certi nomi ingombranti e impresentabili, da Cuffaro a Genovese, sono sintomatici di quello che sta riemergendo.

Molti di questi sono entrati in Consiglio.
Più per demerito degli avversari che per merito loro.

Il Movimento 5 stelle sostiene di essere il vincitore morale. Condivide?
Dal punto di vista aritmetico hanno vinto: sono quelli che hanno maggiormente incrementato il numero di voti.

E sono il primo partito.
Esatto. Però la loro posizione è contraddittoria. Non possono, come farebbero gli altri partiti, ritenere una vittoria il semplice fatto di aver aumentato i voti. Questo è un movimento antisistema che vuole cambiare l'Italia. Ma le cose non possono cambiare rimanendo relegati all'opposizione. Pensare di governare senza cercare alleanze è un'utopia, destinata al fallimento. E anche i loro elettori si demotiveranno.

Devono cambiare strategia, cominciare a guardarsi intorno?
Penso che debbano iniziare a riflettere. Capisco le difficoltà, quando si incontrano partiti o partitini dentro al sistema, o comunque che rappresentano logiche vecchie e superate. Ma se i leader del Movimento si aprissero all'esterno, sono convinto che potrebbero nascere nuovi soggetti civici, fondati sulla Costituzione. Che ancora infiamma i cuori degli italiani, come dimostra l'ultimo referendum. Con futuri alleati di questo genere, si potrebbe davvero cambiare il Paese.

Si sta proponendo lei?
Non nascondo che sto lavorando in questo senso. Incontrando tante persone, nelle piazze e su Internet, che hanno votato o meno, avverto la richiesta che qualcosa cambi e la disponibilità a mettersi in campo. Ma magari non hanno voglia di entrare in una forza molto chiusa e con regole rigorose come il Movimento 5 stelle.

Vuole aprire un dialogo con i grillini.
Perché no. Naturalmente, per dialogare bisogna essere in due.

Lanciamo un appello, dunque.
Certo...

Il centrosinistra, in tutte le sue forme, è il grande sconfitto di queste elezioni. Il Pd non serve più nemmeno per il patto del Nazareno, visto che seppur di un solo seggio il centrodestra ha la maggioranza. E la sinistra di Fava si è fermata ai numeri delle scorse elezioni.
Il quadro è questo. La disfatta del Pd è storica e il significato nazionale dovrebbe far interrogare Matteo Renzi. Ma se non si è dimesso neppure quando lo aveva promesso, figuriamoci ora che aveva già messo le mani avanti.

Però ha aperto alla possibilità di non candidarsi premier.
O apre, o lo fanno aprire i suoi. C'è poco da fare. Ma non escluderei un patto del Nazareno in salsa siciliana: se vorranno eleggere loro il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, questo non potrà votare per il governo, quindi i numeri saranno di nuovo in parità. Altrimenti dovranno cedere a qualcun altro la presidenza: dunque penso che a qualche compromesso dovranno arrivare. Quanto alla sinistra, è stata sostanzialmente sconfitta, al di là di quello che dicono i leader. Rientreranno sì nell'Ars, ma con un solo seggio, dunque totalmente irrilevanti e marginali, e il numero di voti è rimasto lo stesso della scorsa tornata, in cui erano arrivati zoppicanti anche per l'infortunio di Claudio Fava che non aveva spostato la residenza in tempo.

E non c'erano Bersani e D'Alema...
Dei big della politica nazionale, che sono venuti in Sicilia a sostenere Fava. Le loro aspettative erano quelle di avvicinare o superare un candidato obiettivamente debole come Micari, invece hanno preso un terzo dei voti di un Pd pure in totale disfatta. Dovrebbero capire, ma sono certo che non capiranno, che la loro strada non porta da nessuna parte: ormai la sinistra le sue carte se le è giocate. E lo dico da uomo che ha una storia di sinistra: se si presentano di fronte al 60% di astensionisti, quelli gli voltano le spalle.

Serve un nuovo leader, magari il suo ex collega Grasso?
Io stento a definirlo un uomo di sinistra. Lo conosco da anni, prima da magistrato e poi in politica, e non posso dimenticare che lodò il governo Berlusconi come quello che aveva fatto più di ogni altro la lotta alla mafia.

Gli propose una medaglia...
Anche perché quel governo, con una legge ad personam, lo aveva incoronato procuratore nazionale antimafia. Ma a parte queste storie, che fanno parte della mia e della sua carriera alle spalle, non credo che sia un leader carismatico capace di risollevare una sinistra in grande difficoltà. Semmai può essere un nuovo Pisapia, capace di riportare Pd e sinistra al tavolo di contrattazione. E ho l'impressione che almeno un pezzo di Mdp pensi a questo: se Renzi si farà da parte e verrà individuato un nuovo leader, Grasso potrà fare da ambasciatore della riconciliazione. Bene, io a questa prospettiva non ci sto. Credo e ribadisco che ci serva un comitato di liberazione nazionale, nel quale si mettano insieme varie culture, come quello che sorse all'indomani del fascismo.

Non mi farà il paragone tra Gentiloni e il fascismo!
Naturalmente no. Ma faccio il paragone tra le macerie che lasciò il regime fascista, dopo la Seconda guerra mondiale, e quelle di questi venticinque anni di seconda Repubblica a gestione mista, tra Berlusconi e questo disastro di centrosinistra. E i responsabili sono quelli che vorrebbero costruire una nuova sinistra. Così non si va da nessuna parte.