18 novembre 2019
Aggiornato 17:30
Politica

Nomine, poltrone e potere: tra aiuti e aiutini, ecco cosa succede al Ministero dell'Economia e in Banca d'Italia

Il Governo ha varato una nuova norma sui limiti di durata delle cariche del ministero della Difesa, ma al Mef e presso la Banca d'Italia le cose vanno diversamente

Il banchiere centrale, Mario Draghi, è definito "manovratore" da Luigi Bisignani.
Il banchiere centrale, Mario Draghi, è definito "manovratore" da Luigi Bisignani. ANSA

ROMA – Quando si tratta di potere, poltrone e nomine una delle voci da tenere maggiormente in considerazione è quella di Luigi Bisignani, che nelle scorse ore ha inviato una lettera al direttore de Il Tempo. Per chi non lo sapesse, Bisignani è un ex giornalista considerato uno degli uomini più potenti d’Italia. Tanto da essere stato soprannominato il «manager del potere nascosto». Figlio del manager della Pirelli divenne noto alle cronache degli anni Ottanta perché il suo nome comparve negli elenchi della loggia massonica P2. Di recente lo abbiamo visto anche nella trasmissione televisiva condotta da Nicola Porro, Virus – Il contagio delle idee. Dunque, come abbiamo anticipato, Bisignani ha inviato una lettera al direttore de Il Tempo per raccontare i retroscena dei giochi di potere al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma nono solo.  

Nomine, poltrone e potere
Il governo Gentiloni ha varato nel decreto fiscale una nuova norma sui limiti di durata delle cariche, secondo Bisignani «voluta dal comparto della Difesa per assecondare qualche amico e allontanare chi non è più gradito». E il limite ora è stato fissato a tre anni. «Ma la partita si gioca nei luoghi dove si esercita il potere vero, quello del denaro al Mef», sottolinea l’ex giornalista. E secondo «il manager del potere nascosto» - al contrario di quanto è stato fatto per il ministero della Difesa - si starebbe lavorando per prorogare la nomina del Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, «un gentile economista della Banca d’Italia catapultato a controllare, senza esperienza, i conti dello Stato molto più di tre anni fa».

Le rivelazioni di Bisignani
La proroga di Franco, però, non farebbe piacere a chi desidera prendere il suo posto. E, sempre stando a quanto scrive Bisignani su Il Tempo, due interni starebbero scalpitando: Alessandra Dal Verme, imparentata con Gentiloni, che «tempesta i ministeri di proposte e soluzioni» e Biagio Mazzotta, «l’equilibrista delle coperture di bilancio». I due sarebbero in lotta tra loro e «rivendicherebbero il posto per un interno, secondo una vecchia tradizione che ha visto in quel ruolo personaggi come Milazzo e Monorchio». Ma secondo l’ex giornalista non ci sarà trippa per nessuno perché «rimarrà Franco, così come è stato per Vincenzo La Via, direttore generale del Tesoro, che si è distinto solo per la sua distaccata signorilità e per la sua assenza».

Il «manovratore» Mario Draghi
E lo stesso avverrà per il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, «con l’aiutino di Mattarella, per evitare che a Renzi venga in mente di piazzare qualcuno pescato dalle parti di Rignano», svela Bisignani. «Una gestione del Mef con Pier Carlo Padoan modesta, dove brilla solo il capo di gabinetto Roberto Garofoli, al quale viene sbarrata la porta della Consob – continua il «manager del potere nascosto» - . Per non parlare di Alessandro Rivera, che si sarebbe dovuto occupare con più efficienza di banche, o Antonino Turicchi, di partecipate e l’onnipresente Antimo Prosperi promosso al Consiglio di Stato ma ancora presente in forze al Mef». Ma qualcuno che sappia davvero fare di conto e s’intenda davvero di conti pubblici, credito e industrie proprio non lo si riesce a trovare? Si chiede Bisignani e, insieme a lui, ce lo chiediamo pure noi. «Pare che chi tifa per un Mef e una Banca d’Italia che non diano problemi sia proprio Mario Draghi da Francoforte. Come dire, non disturbate il manovratore», conclude.