23 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Atreju 2017

Si chiude Atreju, prove da leader per Giorgia Meloni: ecco il mio programma per vincere

E’ una Giorgia Meloni fiera, orgogliosa e soddisfatta del calore ricevuto quella che è salita sul palco di Atreju questa mattina. Consapevole come non mai delle carte politiche che può giocarsi nel centrodestra e nella sfida delle prossime elezioni

ROMA – E’ una Giorgia Meloni fiera, orgogliosa e soddisfatta del calore ricevuto quella che è salita sul palco di Atreju questa mattina, a chiusura della kermesse organizzata presso le Officine Farneto, che ha riscosso tanto successo e raccolto una tale partecipazione per la prima volta in vent’anni. Così, il saluto di Giorgia a chi ha partecipato è un saluto dedicato alla figura chiave di tutta la manifestazione, quella del patriota, di colui che combatte per far riavere l’Italia agli italiani: questo, in effetti, è stato il filo conduttore di tutto l’evento. Giorgia Meloni ha così tuonato contro un’Ue che nel 2011 ha perpetrato quello che ha definito un vero e proprio «colpo di stato»: «Le cose vanno chiamate con il loro nome: davamo fastidio all'Europa a trazione franco-tedesca, davamo fastidio per i nostri rapporti con la Libia, con la Russia in campo energetico, davamo fastidio ed è stato fatto un colpo di Stato dalle cancellerie europee utilizzando lo strumento finanziario dello spread, spalleggiato dalle massime cariche istituzionali italiane e la storia sarà implacabile con questi traditori», ha dichiarato la leader di Fratelli d'Italia, che poi ha aggiunto: «Noi da quel giorno abbiamo smesso di difendere i nostri interessi nazionali, l'Italia è diventata terra di saccheggio del capitalismo straniero: si sono comprati tutto con la complicità delle nostre cariche istituzionali».

Leader e... premier?
Una denuncia forte, che rievoca i drammatici momenti, nel 2011, della caduta del governo Berlusconi. Berlusconi che è stato un po’ il convitato di pietra della tre giorni dedicata, tra le altre cose, al centrodestra, al suo futuro e alla sua identità. Proprio a questo proposito, Meloni è stata chiara e autorevole in maniera, si potrebbe dire, quasi inedita, dimostrando di essere ipoteticamente pronta a guidare sia il centrodestra – ruolo rivendicato a turno da Matteo Salvini e Silvio Berlusconi – sia il Paese stesso. Lo ha fatto lanciando una frecciatina a Luigi Di Maio, ora ufficialmente candidato premier del Movimento Cinque Stelle. «Io sono in campo per la leadership del centrodestra. Del resto se compete Di Maio possiamo agevolmente competere anche noi», ha detto dal palco di Atreju, parole accolte da una vera ovazione. Una risposta netta e forse inattesa a chi ha sempre sostenuto che – ha ironizzato – «la Meloni non può perché é donna, è troppo di destra, è troppo bassa, siamo troppo piccoli...».

La presa di distanza dalla Lega sui referendum
Quasi una sfida lanciata non solo a Silvio Berlusconi, ma anche e soprattutto a Matteo Salvini, suo compagno, spesso più in vista di lei, di molte battaglie. Ma non di tutte – Meloni ha tenuto a sottolinearlo – perché, ha spiegato, sui referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto, la Lega non ha e non avrà mai l’appoggio di Fratelli d’Italia. «Lo dico chiaramente», ha detto Meloni, «i referendum di Lombardia e Veneto non ci appassionano», perché, ha aggiunto, non è utile creare i presupposti per generale un egoismo su base regionale. Un messaggio lanciato forte e chiaro anche a chi ha proposto di issare la bandiera della Catalogna sul palazzo della regione Lombardia. «Qui non ci sono i popoli italiani, ma il popolo italiano, una sola patria», ha sottolineato.

Economia
A livello economico, Meloni ha invece sostenuto l’idea della Lega della flat tax, a suo dire il modo migliore per far riemergere il sommerso, e ha proposto unprovvedimento per incentivare le assunzioni che preveda una deduzione del doppio del costo di ogni lavoratore assunto dalle aziende. Inltre, ha affermato: «Ci vogliamo battere contro il fiscal compact e per rivedere tutti gli altri trattati. In questo dimostreremo che siamo molto piu europeisti. Servono patrioti anche in campo economico. Qualcuno spieghi a Renzi, che elogia il passaggio dal segno meno al segno più, che siamo i penultimi in Europa. Sono state sbagliate le politiche, noi non vogliamo distribuire mancette, ma mettere la gente in condizione di lavorare. Vogliamo gli italiani liberi e ricchi e non poveri e servi di chi gli regala 80 euro: si chiama comprare il voto, ed è reato». «Voteremo contro il CETA, la vergogna di quell’accordo con il Canada» che riconosce solo 40 dei marchi dei made in Italy. Il «no» Meloni si è quindi esteso a quei prodotti che si spacciano per italiani ma non lo sono, e «che fanno 60mln di euro di fatturato ogni anno», distruggendo la credibilità dei nostri prodotti.

Immigrazione
Sul fronte dell’immigrazione, la leader di Fratelli d’Italia ha ribadito i concetti tante volte approfonditi nel corso della kermesse. E ha lanciato un dardo infuocato al Pd: «Il problema dell’immigrazione non c’è perché c’abbiamo le coste, ma perché abbiamo il Pd», ha detto sarcasticamente. Quindi, ha accusato la sinistra di favorire il «progetto di sostituzione etnica» lanciato dallo stesso Erdogan, e di incoraggiare il «grande capitale di sfruttamento del lavoro». La proposta di Fratelli d’Italia è dunque un decreto flussi che stabilisca che in Italia non si può entrare illegalmente. Non solo: «Se entri in italia e delinqui torni a casa tua».

Minniti e ius soli
Quanto a Minniti, ospite d’onore della seconda giornata, Meloni ha chiarito di rispettare l’avversario ma, a chi lo acclama premier, risponde: «Signori, non c’abbiamo bisogno di Minniti, sempre a quelli si accompagna». «Devi disprezzare l’Italia per approvare lo ius soli», ha aggiunto, accusando gli avversari di usare «bambini usati come scudi umani». «Dicono che gli immigrati fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare. Sì, come votare Pd», ha ironizzato. Quindi, Meloni ha ribadito che tutte le priorità sociali saranno destinate innanzitutto agli italiani, dalle case popolari all’accesso al welfare. «Prima gli italiani» sarà la parola chiave che guiderà la sua azione politica, ha assicurato.

Famiglia
Altro tema fondamentale, la famiglia, quella italiana e quella formata da un padre e una madre. E in contrapposizione al reddito di cittadinanza proposto dai Cinque stelle, Meloni intende lanciare il reddito di infanzia, prevedendo un sostegno serio per i primi 3 anni di vita di ogni figlio. Per la leader di FdI, il motore della società deve rimanere la famiglia tradizionale, oggi sempre più discriminata da una concezione alla «modern family». «No al capriccio che diventa diritto», ha tuonato.

Secondi a nessuno
Un discorso che è diventato un vero e proprio manifesto programmatico di un partito che oggi aspira a diventare sempre più centrale nell’alleanza di centrodestra, ma soprattutto di una leader che non indietreggia di fronte ai due ingombranti compagni di viaggio abituati alle prime file, Berlusconi e Salvini. E che può contare sul sostegno di tanti militanti, che con lei, al termine del discorso, hanno intonato l'inno nazionale.