27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Centrodestra

Meloni alla chiusura di Atreju: «L'avversario da battere non è né la sinistra né il M5s, ma l'astensionismo»

Giorgia Meloni ai nostri microfoni commenta la sfida che attende Fratelli d'Italia e il centrodestra alle prossime elezioni politiche, sottolinenando che in campo non ci sono solo Salvini e Berlusconi

ROMA - «L'avversario da battere non è né la sinistra né il Movimento 5 stelle, quanto piuttosto l'astensionismo di tutti quegli italiani che non votano più». Giorgia Meloni commenta così ai microfoni del Diario la sfida che attende Fratelli d'Italia e il centrodestra alle prossime elezioni politiche. «Noi vogliamo ricondurre queste persone verso una politica fatta per i cittadini: non è vero che tutti i politici sono tutti uguali, c'è gente che fa bene il proprio lavoro» chiosa la leader di Fdi, reduce da un vero e proprio bagno di folla a conclusione di Atreju17, la tre giorni di Fratelli d'Italia a Roma dedicata ai patrioti in cui si sono succeduti dibattiti e personaggi illustri della politica. «Restituiamo alla nazione la sua identità, il suo orgoglio, la sua storia. Noi di Fdi ci candidiamo a rappresentare quel modello, speriamo che tanti italiani vogliano votare per amore e non per interesse o per odio».

"Berlusconi ci dica cosa vuole fare"
Proprio su questo, una scelta di campo decisa e insindacabile, sui grandi temi della politica, si gioca il match elettorale che potrebbe riconsegnare il Paese nelle mani del centrodestra. Meloni velatamente accenna all'opzione Giorgia: «Non ci sono solo Salvini e Berlusconi», e l'idea di avere una donna premier solletica non poche persone. Certo è che il grande assente di Atreju17 è stato proprio colui che ha fatto sempre da collettore del centrodestra, il Cavaliere, l'innominato. «Convitato di pietra» l'hanno definito in molti sui giornali in questi giorni. «Beh, di pietra non direi» chiarisce Meloni, «è venuto a tante edizioni di Atreju, è una parte di questo centrodestra, ora si tratta di stabilire se ci sia un comun denominatore per fare un lavoro insieme. Io spero di sì. Lavoriamo insieme da tempo, si sa, dopodiché dovranno essere gli altri a dirci se vogliono effettivamente vincere oppure no». Se vogliono vincere «bisogna mettersi a lavorare, se no proviamo a vincere comunque».

"Minniti non è un salvatore della patria, ha solo più senno di Alfano"
Meloni esce dalla kermesse romana più forte che mai: un discorso limpido e deciso il suo, che ha toccato tutti i gradi temi su cui gli italiani non sono più disposti a transigere, flussi migratori incontrollati in primis. Quando le chiediamo a questo proposito un giudizio sull'operato del ministro Minniti ci risponde così: «Minniti ha avuto la fortuna di succedere ad Alfano, era difficile per lui andare peggio... Riconosco che ha seguito alcune proposte che noi andavamo facendo da anni». Tuttavia «c'è da dire che è stato per tre anni in un Governo che ci guardava dall'alto in basso quando facevamo quelle proposte. Forse se si fosse fatto sentire prima non saremmo arrivati alla situazione in cui troviamo oggi». Minniti patriota e salvatore della patria? «Niente affatto, lo considero soltanto dotato di maggiore senno rispetto al suo predecessore».

"La gente ha voglia di partecipare"
Un'edizione straordinaria ad Atreju quest'anno, con più di 1500 persone presenti: «Non ho mai visto tanta partecipazione spontanea» racconta la padrona di casa entusiasta, «e questa non è una notizia solo per noi, ma per la politica in generale: significa che la gente ha voglia di partecipare, di capire e di interessarsi. E questo è il miglior antidoto alla degenerazione della nostra democrazia».