5 dicembre 2020
Aggiornato 23:00
Terremoti e sicurezza

Terremoti, 1 italiano su 3 vive in abitazioni ad alto rischio

Il terremoto che ha colpito Ischia è l'ennesima conferma sull'elevato rischio sismico dell'Italia. Circa 21,5 milioni di italiani risiedono in zone ad elevato rischio sismico e le abitazioni interessate sono 12 milioni

ROMA - Il terremoto che ha colpito Ischia è l'ennesima conferma sull'elevato rischio sismico dell'Italia. Circa 21,5 milioni di italiani risiedono in zone ad elevato rischio sismico e le abitazioni interessate sono 12 milioni, secondo vari studi e ricerche prodotti negli ultimi anni. Per la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano c'è una abbondante letteratura. Le stime sui costi spaziano da 6 a 850 miliardi di euro in funzione dell'ampiezza degli interventi. Risorse che sono comunque inferiori ai costi provocati dai terremoti (senza contare il prezzo inaccettabile di vite umane). La protezione civile ha calcolato in quasi 150 miliardi di euro i danni diretti degli eventi sismici negli ultimi 40 anni. L'ordine degli ingegneri ha stimato oneri per 121 miliardi tra il 1968 e il 2014 con una media di 2,6 miliardi l'anno. Uno studio dell'Ance (associazione dei costruttori) indica i 3,5 miliardi l'anno i costi per la mancata prevenzione.

Casa Italia
Il Sole24Ore ha pubblicato i risultati del lavoro realizzato da Casa Italia (Dipartimento presso la presidenza del consiglio) che indica in 36,4 miliardi di euro l'investimento minimo per la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare italiano fino a un massimo di 850 miliardi sulla base di un costo di 400 euro a metro quadro per una abitazione di 110 metri.

4 zone
Cifre più contenute per la messa in sicurezza degli edifici localizzati nelle zone a più elevato rischio sismico. Sulla base della classificazione territoriale per grado di pericolo l'Italia è suddivisa in quattro zone. Le aree 1 e 2 sono esposte a rischio molto o abbastanza elevato, la 3 non può considerarsi sicura (come dimostra il terremoto dell'Emilia Romagna) mentre la 4 è relativamente sicura. Nella zona a più alto rischio vivono 3 milioni di persone e sono presenti oltre 1,6 milioni di abitazioni. La Calabria è la regione piùà esposta a rischio sismico con 1,2 milioni di residenti e 635mila abitazioni in Zona 1.

Interventi
Uno studio dell'ordine degli ingegneri ha calcolato in 93 miliardi di euro il costo per la messa in sicurezza delle sole abitazioni dal rischio sismico, mentre l'anno scorso il Dipartimento della protezione civile aveva indicato in almeno 50 miliardi l'investimento necessario per mettere in sicurezza gli edifici pubblici. Lo studio degli ingegneri ha ampliato lo scenario includendo anche gli interventi contro i rischi idreogeologici con una stima di 40 miliardi di euro, che coincide con l'elaborazione realizzata tre anni fa dal ministero dell'Ambiente. Intervenire solo sulle abitazioni della Zona sismica 1 comporta costi che sfiorano i 5,5 miliardi di euro. Altri 30 miliardi servono per la messa in sicurezza delle abitazioni della Zona 2 (9 milioni di case e 18,7 milioni di residenti), 27,3 miliardi per la Zona 3 (18 milioni di abitanti e 8,4 milioni di abitazioni) e 30,5 miliardi per la Zona 4 (19,8 milioni di residenti e 10 milioni di abitazioni).

Mappa del rischio sismico
Anche il Cresme un anno fa ha realizzato una mappa sul rischio sismico indicando che la quota più consistente di edifici esposti al rischio ha un uso prevalentemente residenziale, pari a 12,9 milioni di unità, mentre gli edifici per le attività produttive sono quasi 991mila, di cui 213mila in zona sismica 1 e 778mila in zona 2. Il rischio potenziale per le strutture edilizie è elevato. Oltre il 56% degli edifici residenziali esistenti nelle zone sismiche 1 e 2 è stato realizzato prima del 1970: si tratta dunque di un patrimonio che non prevede l'utilizzo di tecniche costruttive antisismiche. Soltanto il 5% degli edifici in zona a rischio elevato è stato realizzato negli anni 2000, quando le norme tecniche hanno imposto criteri molto più restrittivi che in passato. Oltre il 55% degli edifici esistenti nelle aree ad elevato rischio sono realizzati con muratura portante e soltanto il 33% con strutture il calcestruzzo armato.