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Renzi: «Fare un passo indietro? Chi va a Palazzo Chigi lo diranno gli italiani»

L'occasione per l'incontro è la presentazione del suo libro, 'Avanti', dove lui racconta dell'esperienza dei mille giorni a Palazzo Chigi; ma l'obiettivo del segretario del Pd è quello di invitare gli italiani a guardare al futuro, e a dargli un'altra possibilità

Il segretario Pd Matteo Renzi
Il segretario Pd Matteo Renzi (ANSA/CIRO FUSCO)

ROMA - L'occasione per l'incontro è la presentazione del suo libro, «Avanti», dove lui racconta dell'esperienza dei mille giorni a Palazzo Chigi; ma l'obiettivo del segretario del Pd è quello di invitare gli italiani a guardare al futuro, soprattutto a fuggire la rassegnazione. Circa trecento persone hanno ascoltato Matteo Renzi ad Agerola, paese del Napoletano sui monti Lattari. Prima il leader del Pd si è trattenuto con i vertici del partito, napoletani e campani, insieme al sindaco Luca Mascolo, suo grande sostenitore: c'erano il capogruppo in Consiglio regionale Mario Casillo, il consigliere e presidente dem Stefano Graziano; la giunta era ampiamente rappresentata dal vice di De Luca, Fulvio Bonavitacola, da due consiglieri del presidente, Franco Alfieri e Luca Coscioni (rispettivamente Agricoltura e Sanità). Nel parterre il segretario cittadino di Napoli Venanzio Carpentieri, quello campano Assunta Tartaglione. Presenti anche Gennaro Migliore e Andrea Cozzolino e l'ex presidente della provincia di Salerno Alfonso Andria. E poi i selfie e le strette di mano con i militanti.

Un passo indietro?
Nell'intervista col direttore del Corriere del Mezzogiorno, Enzo D'Errico, Renzi rivendica la leadership in seno al Pd dovuta alle primarie: «Alla guida del partito mi hanno messo due milioni persone. Io sono libero rispetto alle dinamiche interne». E anche chi siederà a palazzo Chigi «lo decideranno gli italiani", se sarebbe disposto a fare «un passo indietro» rispetto al ritorno alla guida del governo. Con quale legge elettorale ancora non si sa, ma per Renzi la certezza è che quello sul premio alla coalizione «è un dibattito assurdo». Ironizza su D'Alema, innamorato di Berlusconi visto che lo sente ancora al telefono, e scherza su Bersani citando il suo omonimo Samuele, «un cantante che mi piace molto».

Rivendicazioni e mea culpa
Oltre alla stilettata contro Grillo sui vaccini e a quella contro de Magistris sul patto per Bagnoli, il segretario ammette la pesante sconfitta subita a Napoli (alle amministrative del 2016, con la sua candidata Valeria Valente che non è arrivata neanche al ballottaggio) precisando «non è stato fatto quanto avremmo dovuto» ma sottolinea che il governo ha puntato molto sulla città investendo «come non mai su Bagnoli, l'Eav, Scampia, i poli museali della città e dell'area metropolitana, e su Pompei». Ammette anche di aver sbagliato la strategia di comunicazione sugli ottanta euro definendo il suo stile «tra quello di Vanna Marchi e di Giorgio Mastrota. Ma - insiste - la sostanza non è sbagliata. Se c'è qualcuno in Italia che vuol togliere soldi al ceto medio, lo dica».

Basta rassegnazione
Sull'obiettivo, suo e del partito che guida, Renzi non ha alcun dubbio: «Siamo attraversati da uno strisciante senso di rassegnazione. Io, in mille giorni ho lavorato per far capire a tutti che il futuro era possibile. Ho sbagliato a rendere l'idea che fosse facile fare le riforme. Non sono stato capace di far comprendere quanta fatica e quanto sudore ci fosse dietro ognuna di esse». L'ex premier prosegue: «Ma ho capito che, seppur non facile, era possibile. Noi siamo l'Italia e non dobbiamo aver paura. Dopo mille giorni, basta con il racconto; ora proviamo a costruire il futuro. Noi, per definizione, siamo quelli che possono andare avanti. E se coinvolgiamo la gente, possiamo farcela».