12 dicembre 2019
Aggiornato 14:30
Pensioni

La «verità» di Boeri: abbiamo bisogno degli immigrati per sostenere le nostre pensioni

Durante la presentazione alla Camera della Relazione annuale dell'Inps, Tito Boeri ha ammesso chiaramente che senza immigrati le pensioni degli italiani saltano

ROMA - Immigrati uguale pensioni. Facile, rapido, indolore. Più o meno. Ad ascoltare le parole di Tito Boeri questa mattina durante la presentazione alla Camera della Relazione annuale dell'Inps, di cui è presidente, pare chiara la traiettoria della classe dirigente che ci governa. Sottolineando quasi con orgoglio che si è fatto tanti nemici e che la lista di chi chiede una chiusura anticipata del suo mandato "si è notevolmente allungata", Boeri non usa mezzi termini per descrivere la situazione attuale: "Chiudendo le frontiere rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale. Una classe dirigente all'altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno degli immigrati». Una simulazione basata su un'ipotesi di "azzeramento" dei flussi in entrata di contribuenti extracomunitari, ha spiegato molto candidamente, produrrebbe per il 2040 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell'Inps. Valori, ha sintetizzato, che comporterebbero a «una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo». Insomma, un disastro.

5,8 milioni di pensionati sotto i mille euro
Una situazione tragica, o tragicomica se preferite, resa ancora più evidente da questi numeri: 5,8 milioni di pensionati italiani, pari al 37,5% del totale, lo scorso anno hanno ricevuto meno di mille euro al mese, con un calo dal 38% rispetto al 2015. Come sempre si rileva una differenza di genere spropositata: per le donne la percentuale di chi riceve meno di mille euro al mese sul totale delle pensionate è del 46,8%, per gli uomini è del 27,1%. L'Inps eroga 440 prestazioni, ma solo 150 sono di natura pensionistica: tra le ultime nate in casa Inps ci sono bonus mamma, Ape social e Ape volontaria. Tra qualche giorno comincerà pure a gestire il nuovo contratto di prestazione occasionale, PRESTO, mentre da settembre gestirà anche le visite fiscali nel pubblico impiego, e dal 2018 il nuovo Reddito di Inclusione. Fa di tutto e di più, tanto che Boeri propone dirinominare l'Inps come "Istituto Nazionale della protezione sociale", dal momento che "solo" 150 delle 440 prestazioni erogate sono di tipo pensionistico.

Boeri: bonus contributi a inizio carriera per spingere il tempo indeterminato
Boeri ha voluto mettere l'accento anche su quei fattori che possono frenare la crescita dell'occupazione. «Dobbiamo guardare con preoccupazione alla minore appetibilità delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato rispetto a quelli a tempo determinato, una volta che sono stati rimossi i forti incentivi contributivi del 2015». Per incoraggiare le assunzioni con contratto a tempo indeterminato serve «fiscalizzare una componente dei contributi previdenziali all'inizio della carriera lavorativa». In questo modo, ha spiegato, si supererebbe anche il rischio dei «frequenti episodi di non-occupazione all'inizio della carriera lavorativa, che hanno effetti molto rilevanti sulle pensioni future di chi è nato dopo il 1980 ed è perciò interamente assoggettato al regime contributivo». Infine, una battuta sulla necessità di maggiore equità: «Bloccare l'adeguamento dell'età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani. Scarica sui nostri figli e sui figli dei nostri figli i costi di questo mancato adeguamento».

Il problema italiano? Il "mismatch" 
Lo sapevate che il Belpaese ha un primato tutto suo? Quello del mismatch, cioè quello della percentuale di lavoratori sbagliati al posto sbagliato. Uno scollamento grave e pericolos tra le competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dai lavoratori. Per superarlo, dice Boeri, bisogna "migliorare la transizione tra scuola e lavoro e incentivare gli investimenti in formazione sul posto del lavoro». Ma anche la mobilità e il turnover rapido contribuiscono a ridurre il mismatch, che infatti è più limitato tra gli immigrati, molto più mobili degli italiani e dunque in grado di migliorare notevolmente le carriere nel corso della vita lavorativa. Un esempio su tutti? Il salario migliora del 4% per esempio se si lavora in un Comune diverso da quello in cui si è nato.