25 febbraio 2020
Aggiornato 14:00
Rifiuti e incendi

La Terra dei Fuochi del nord Italia: le mani della mafia sui roghi dei rifiuti

Un nuovo tipo di estorsione sta ricattando le aziende che operano nel settore dei rifiuti. Data l’incidenza anomala del fenomeno la domanda appare retorica, e la risposta è scontata: sì

Un rogo di rifiuti nel nord Italia
Un rogo di rifiuti nel nord Italia ANSA

TORINO - Forse sarebbe necessario cominciare a chiamare le cose con il proprio nome: la "Terra dei Fuochi del nord». In queste ore, per l’ennesima volta, un’azienda della cintura torinese sta bruciando: un odore acre, che irrita l’apparato respiratorio, ammorba la zona ovest della città. Le autorità rassicurano, e così fa l’Arpa: non ci sono pericoli per la salute umana. Sarà, ma il problema rimane, anche perché le ceneri generate dalla combustione di rifiuti derivanti da polimeri danno origine non solo alla tragicamente famosa diossina, ma anche a polveri sottili che penetrano fin del dentro il Dna umano, alterandolo ed esponendolo a mutazioni potenzialmente cancerogene. Il 5 aprile scorso, e successivamente il 12, un incendio si è verificato a La Loggia, sempre in provincia di Torino: situazione identica a quanto sta avvenendo a Pianezza. Nell’agosto del 2016 divampò invece un immenso rogo presso la Teknoservice di Piossasco, devastando un immenso deposito di rifiuti. Secondo il Sole 24 Ore in numeri di roghi che ha devastato impianti di gestione dei rifiuti, di solito plastici, è pari a cento sul territorio nazionale. Un numero che evidenzia la volontà di agire in tal senso. Le fiamme hanno imperversato prettamente nel nord Italia, con particolare accanimento in Lombardia, Veneto e Piemonte.

Una nuova Terra dei Fuochi
Una nuova terra dei fuochi sta mettendo a rischio la salute delle zone più popolate d’Italia, incidendo non solo in forma diretta, ma inquinando anche il suolo su cui operano allevatori e agricoltori. Un elemento accomuna questa fenomeno: gli incendi non sono generati da autocombustione, ma quasi sempre sono dolosi. «Pensiamo che il fenomeno debba essere monitorato: la preoccupazione è che appena vengono messi in discussione interessi o posizioni consolidate, il sistema di illegalità, connivenza, corruzione, reagisce mostrando il suo volto violento», si legge in un dossier dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente Veneto. In una dichiarazione rilasciata a Il Fatto Quotidiano il pubblico ministero Roberto Pennisi, magistrato della Direzione nazionale antimafia esperto di crimini ambientali, disse: «Le imprese che trattano rifiuti hanno interesse ad acquisirne il più possibile, perché più acquisiscono, più aumentano gli introiti». Il problema viene dopo: «Oggi in Italia c’è una gestione dei rifiuti deviata, in cui la regola è questa: il rifiuto meno lo tocchi più guadagni. Ragione per la quale l’interesse di chi ha acquisito i rifiuti sarebbe quello di portare tutto in discarica». Ma poiché la normativa ambientale prevede la necessità di trattamento, e dunque costi, «per evitare di toccare questi rifiuti tante volte arriva il benedetto fuoco. Quello che brucia va in fumo e il fumo non si tocca più»

Gestione rifiuti per fare affari
Cosa sta succedendo? Un nuovo tipo di estorsione sta ricattando le aziende che operano nel settore dei rifiuti. Data l’incidenza anomale del fenomeno la domanda appare retorica, e la risposta è scontata: sì. Perché non emergono indagini in tal senso, atte a comprendere la reale portata del fenomeno? Consapevoli dell’immenso volume d’affari che ruota intorno alla gestione dei rifiuti, nonché del profondo radicamento della malavita dedita a questo tipo di affari, sarebbe opportuno l’approfondimento delle istituzioni, non sono inquirenti, proporzionale al tipo di problema che sta emergendo in tutta la sua pericolosità.