19 agosto 2019
Aggiornato 06:30
Gentoloni: importante aumentare la cooperazione

Immigrazione, intesa con il Niger: per fermare i flussi l'Italia sborsa 50 mln, l'Ue 610

Il premier italiano Paolo Gentiloni ha annunciato che l'Italia ha firmato un accordo tecnico con il Niger, con l'obiettivo di frenare i flussi migratori, coinvolgendo anche l'Unione europea. Funzionerà?

Il premier Paolo Gentiloni con il presidente della Repubblica del Niger, Mahamadou Issoufou
Il premier Paolo Gentiloni con il presidente della Repubblica del Niger, Mahamadou Issoufou ANSA

ROMA - Non solo Libia: la lotta ai flussi migratori avviene investendo anche più a Sud, a maggior ragione visto quanto è instabile e poco affidabile il gigante libico che giace al di là del Mediterraneo. Non a caso, Paolo Gentiloni ha annunciato che l'Italia ha firmato un accordo tecnico con il Niger, con l'obiettivo, da parte italiana «di rafforzare la cooperazione», coinvolgendo anche l'Unione europea. Al di là dei giri di parole, il tentativo è quello di scoraggiare sempre più i flussi migratori, fornendo mezzi per aumentare i controlli, ma anche applicando la filosofia dell'«aiutarli a casa loro». Così, dopo aver apposto la firma sull'accordo con il presidente della Repubblica del Niger, Mahamadou Issoufou, Gentiloni ne ha approfondito contenuti e condizioni: "L'intesa tecnica prevede un impegno di 50 milioni da parte dell'Italia. Non ci limiteremo al tema dell'immigrazione, ma certamente l'obiettivo più immediato è quello di rafforzare le capacità di controllo di un Paese amico, riducendo i flussi migratori dal Niger alla Libia e dalla Libia all'Italia», ha dichiarato il presidente del Consiglio. «Sappiamo che oggi è la via principale dell'immigrazione verso l'Europa. Ci sono migliaia di africani che muoiono nel deserto o in mare» e contrastare i flussi irregolari «è un impegno anche dal punto di vista morale».

Dall'Ue 610 milioni
Un ruolo negli accordi l'ha avuto anche l'Unione europea, che ha destinato all'intesa 610 milioni, in cambio dell'impegno del Niger a sigillare le proprie frontiere settentrionali e a ingaggiare una dura lotta contro i trafficanti di esseri umani. Il Niger, pur essendo uno dei Paesi più poveri del mondo, ha però un governo piuttosto stabile e democratico, e rappresenta un territorio di passaggio per i flussi migratori che provengono dall'Africa sub-sahariana. 450.000, nel 2016, hanno attraversato il deserto fino alle coste libiche o (in minor misura) algerine. In Italia, lo scorso anno 180mila persone sono giunte proprio percorrendo questa rotta.

Rimpatri
L'intesa prevede anche una maggior collaborazione su un tema che sta particolarmente a cuore all'Italia, ma anche all'Europa: i rimpari. Gentiloni ha voluto specificare che «i flussi migratori non si esauriscono di incanto», ma «ci sarà da lavorare insieme nei prossimi anni, perché se non si possono eliminare i flussi dell'immigrazione clandestina si possono ridurre in maniera importante e in tempi relativamente brevi». Per tutte queste ragioni, ha concluso Gentiloni, «mi fa molto piacere accogliere il presidente Mahamadou Issoufou, è la terza volta che ci vediamo. La frequenza di questi incontri è la dimostrazione di quanto i rapporti tra Italia e Niger siano rilevanti per i due Paesi. In questi mesi l'Italia ha aperto la sua ambasciata a Niamei, a ulteriore conferma dell'importanza dei rapporti. Il ruolo del Niger è fondamentale per la sicurezza della Regione del Lago Chad in Africa, regione minacciata da attacchi che hanno fatto anche vittime nelle forze armate nigerine. Sostegno al lavoro che il Niger, assieme ad altri Paesi, stanno facendo per il contrasto al terrorismo».

Basterà?
Resta da capire se queste risorse basteranno al poverissimo Niger per tenere fede agli impegni: alla Turchia di Erdogan, in effetti, l'Europa ha concesso una somma quasi 10 volte superiore, 6 miliardi in due anni. La buona volontà del Paese africano sembra però dimostrata dai dati, visto che, da quando il Niger ha approvato una legge più severa contro i traffici, si è passati 292.000 individui passati tra febbraio e dicembre 2016 agli 8.700 nei primi due mesi di quest’anno. Eppure, la storia insegna che, chiusa una rotta, se ne apre subito un'altra. Soprattutto quando chi scappa lo fa dalla fame, dalla sete o dalla guerra.