24 giugno 2019
Aggiornato 12:30
Movimento 5 stelle

Di Maio senza laurea ad Harvard, gli studenti: «Populista di destra»

E' stato un vero e proprio esame duro e a 360 gradi quello che ha visto questa notte protagonista il vicepresidente della Camera in Massachusetts che ha dovuto rispondere a domande incalzanti e senza peli sulla lingua da parte del pubblico esigente e severo

Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio
Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio ( ANSA )

BOSTON - E' stato un vero e proprio esame duro e a 360 gradi quello che ha visto questa notte protagonista Luigi di Maio alla prestigiosa Harvard University di Boston, in Massachusetts. Il vicepresidente della Camera, candidato premier in pectore del Movimento 5 Stelle ha dovuto rispondere a domande incalzanti e senza peli sulla lingua da parte del pubblico esigente e severo riunito per partecipare all' eloquente evento «Capire il Movimento 5 Stelle e il ruolo della democrazia diretta in Italia». Evento organizzato dal severo e rigoroso «Yes Europe Lab»: un laboratorio di azione civica paneuropeo che non è parte del framework istituzionale di Harvard ma che è stato creato dagli europei che frequentano l'ateneo per tenere accessi riflettori e interessi su cosa succede in Europa.

Di Maio contestato
Ancora prima di iniziare, il moderatore ha spiegato che Harvard ha ricevuto varie proteste per avere ospitato un personaggio visto come una minaccia per l'Europa: «E' importante coinvolgere anche chi ha punti di vista molti diversi dai nostri. Abbiamo spesso speaker dal centrosinistra, qualche volta anche dal centrodestra ma un populista considerato di destra, non lo abbiamo avuto...», è stato il benvenuto a Di Maio. Ed è stato solo l'inizio, con il leader M5s che ha sempre tenuto botta. A un giovane che lo ha accusato senza mezzi termini di «minacciare non solo l'Europa ma anche la mia identità» e di «giocare con il fuoco» rischiando di diventare il «David Cameron d'Italia che ha distrutto la Ue per giochetti di politica interna», Di Maio ha risposto che «M5S non ha affatto intenzione di distruggiare l'Europa ma anzi di riportarla ai suoi valori fondativi di Europa dei cittadini. Il che significa - ha detto- un'Europa che inizia a interessarsi dei livelli di povertà delle famiglie, dei livelli di disoccupazione e non solo della politica monetaria».

Referendum sull'euro
Nel caso di nascita di un governo M5s dopo le prossime elezioni politiche, Di Maio ha ribadito la volontà di voler promuovere un referendum in Italia sull'Euro ricordando che «è parte del programma del MoVimento dal 2013». Ma ha anche spiegato agli europeisti di Harvard che esso per essere «indetto il referendum avrà bisogno di una legge costituzione che per esser approvata richiede una maggioranza forte e almeno un anno di tempo» , impegnando il Movimento a farlo precedee da «un ampio dibattito nel Paese». E accompagnandolo alla garanzia che in contemporanea M5s intende «sedersi a tutti i tavoli europei possibili per salvare la Ue provando a cambiarla, soprattutto nei suoi parametri economici che oggi sotto il nome dell'austerity stanno impoverendo soprattutto i Paesi del Sud».

Creare un euro democratico
A giudizio di Di Maio, infatti, «chi pensa che discutendo di euro si uccide l'Unione europea, sta sostenendo che l'Unione europea è l'euro» mentre«per M5s non è così». Perchè «io penso - ha dichiarato- sia molto di più», sottolineando la necessità di «creare un Euro democratico» rispetto al quale «i singoli Paesi decideranno poi liberamente cosa fare». Più in generale, per Di Maio, «deve essere tutta la governance europea a farci cambiare idea su questo tema: noi - ha detto- vogliamo essere ascoltati come Paese ed è per questo che portiamo avanti il referendum sull'Euro». Una ragazza ha poi fatto notare a Di Maio come nel suo discorso di apertura abbia presentato un Movimento 5 Stelle simile ad altri partiti italiani, dichiarandosi «rincuorata» da questo. «In Italia - le ha obiettato il vicepresidente della Camera- il paradosso è che ormai tutte le forze politiche dicono ormai le stesse cose. La differenza la fa chi mette in pratica le cose che dice e su questo ho ascoltato fin troppo, per anni, le stesse proposte. Adesso faccio parte del Movimento perché non attribuisco credibilità alle proposte fatte negli anni».

Quella laurea che manca a Di Maio
Un medico con all'attivo sei anni di università, cinque di specializzazione e altri due di ulteriore specializzazione ha alzato la voce per denunciare una scarsa preparazione culturale di Di Maio e del personale politico pentastellato. «Non accetto - gli ha detto a brutto muso- che questo partito sia fatto da persone con un'istruzione molto bassa come lei, che non ha finito l'università ma che parla di eccellenze universitarie...». «Ognuno - ha ribattuto Di Maio- può avere le sue opinioni al di là del titolo di studio. In ogni caso probabilmente a me e alle persone della mia forza politica sarebbe piaciuto avere più tempo per formarsi e crescere prima di provare a governare questo Paese ma visto che gli esperti, quelli preparati di politica, lo hanno ridotto in queste condizioni, non abbiamo avuto più tempo per riuscire ad organizzarsi con lentezza. E molti di noi hanno lasciato quello che facevano decidendo di impegnarsi in prima persona per cambiare le cose. Se ci riusciremo non lo so. Ma so di certo che gli esperti visti già all'opera in Italia abbiamo visto in che condizioni la hanno ridotta...».

Sui vaccini non vogliamo cambiare la legge
In ogni caso per Di Maio, «non è accettabile» che lui e il suo partito siano «considerati una forza politica che non ha preparazione. Non siamo nelle istittuzioni -ha detto- siamo da molto temp. Ma è nostro obiettivo coinvolgere le migliori risorse del Paese e metterle al servizio di un progetto comune». Chiedendo di «venire a darci una mano a tutti quelli che vogliono provare a cambiare il nostro Paese e che magari hanno una propria storia personale e accademica». Perchè «il nostro è un movimento che vuole provare a cambiare le cose con le migliori risorse della nostra nazione». Rivolgendosi poi al medico, Di Maio è tornato a definire «fake news» la contrarietrà ideologica ai vaccini attribuita a M5s. «I vaccini in Italia - ha detto- sono obbligatori per legge, noi non abbiamo nessuna intenzione di cambiare le cose ma vogliamo promuovere l'informazione».

Restare nella Nato, immigrazione problema europeo
Altro tema scottante del confronto è stato la Nato. A chi gli ha chiesto un commento sulle basi americane sul suolo italiano, Di Maio ha risposto che Italia e Usa sono Paesi «alleati» ma il M5S chiede un «rapporto di reciprocità che possa essere leale e corretto». Perché se da un lato «non vogliamo uscire dalla Nato», dall'altro «non siamo d'accordo ad aumentare la spesa militare che ha chiesto Trump». Quanto all'Afghanistan, Di Maio è per il ritiro delle truppe: «Non siamo contro interventi all'estero ma devono essere di peacekeeping». In tema di immigrazione, Di Maio ha spiegato che l'Italia «sta pagando il costo più alto» della crisi. Il suo partito punta a «riuscire ad affrontare la questione insieme all'Ue». Anche perché «per evitare tragedie in mare, sarebbe anche più logico che l'Europa istituisse nelle zone del Nord Africa dei punti in cui queste persone possano fare richiesta di asilo europeo». E soprattutto perché «la pentola a pressione continua a ingrossarsi nelle nostre città e periferie e prima o poi esploderà».

Democrazia sì, ma...
Sulla fuga continua di italiani all'estero in cerca di migliori opporunità, Di Maio ha sottolineato che un prossimo governo M5s punterà a «rimettere al centro gli investimenti e il sostegno al reddito». Ma ha avvertito: «Non possiamo pensare che tutti coloro che stanno emigrando e i giovani in patria disoccupati possano trovare lavoro nel giro di pochi anni. Non siamo di fronte a un boom economico, non è in vista. Ci devono essere politiche pubbliche oculate che sulla lunga distanza devono arrivare a reimpiegare il lavoro giovane». Quanto infine all'avvento della democrazia diretta che M5s sponsorizza, Di Maio ha voluto chiarire che essa «non significa che ognuno propone quello che vuole e che ha nel suo libro dei sogni. E' la responsabilità di una forza politica di direzionare un processo di democrazia diretto verso la concretezza e la fattibilità». E, secondo lui è il M5S a poterlo fare. Magari l'anno prossimo.