9 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
Durante l'incontro a Washington

Libia e Nato: i due temi su cui Trump ha umiliato in mondovisione il «fedele» alleato Gentiloni

Dal recente incontro tra Trump e Gentiloni a Washington, due sono le notizie emerse: la prima è che gli Usa lasceranno all'Italia la patata bollente della Libia; la seconda è che, come previsto, l'Italia pagherà di più per l'obsoleta Nato

Il presidente Usa Donald Trump e il premier italiano Paolo Gentiloni.
Il presidente Usa Donald Trump e il premier italiano Paolo Gentiloni. ANSA

WASHINGTON - Al di là dei proclami ufficiali, dal recente incontro tra il presidente americano Donald J. Trump e il premier italiano Paolo Gentiloni emergono principalmente due notizie. Due notizie che attengono ad argomenti diversi, ma che invogliano a una riflessione comune: quella, quantomai necessaria, sul ruolo dell'Italia sullo scenario internazionale e sulla sua indiscussa e indiscutibile alleanza con gli Usa.

Libia, Trump: gli Usa hanno fatto abbastanza
La prima questione riguarda la Libia. Perché, quando il premier Gentiloni in conferenza stampa si è augurato che gli Stati Uniti continuino a metterci del loro per concorrere alla stabilizzazione del Paese sotto il governo di Faiez Al-Serraj, probabilmente dal suo interlocutore si attendeva una risposta diversa. Dal canto suo, infatti, Donald Trump, dopo aver ringraziato l'Italia per il suo impegno nella regione, ha subito smorzato gli entusiasmi: gli Usa, ha detto, in Libia hanno fatto abbastanza. Un'affermazione che deve aver gelato il nostro presidente del Consiglio, che dal super-alleato americano si aspettava certamente una maggiore disponibilità.

Prima ci offrivano la leadership, oggi ci lasciano la patata bollente
Trump ha poi specificato che la lotta all'Isis continuerà in qualsiasi teatro, che sia quello libico, quello iracheno o quello siriano. Ma quanto alla complicata situazione politica del Paese nordafricano, quello sarà un nodo riservato all'Italia. Che già più volte, lo scorso anno, gli Stati Uniti avevano invitato a prendersi la leadership (militare) delle operazioni internazionali nel Paese. Un onore  che poi Roma ha gentilmente rifiutato, memore delle conseguenze dell'eccessiva avventatezza dimostrata dall'Occidente in precedenza. Dopo il «gran rifiuto», i raid statunitensi a Sirte contro l'Isis sembravano aver relegato l'Italia a una delle tante potenze interlocutrici che si affollano intorno al focolaio libico. E il cambio di guardia a Washington pare averle restituito, più che la leadership, la patata bollente.

L'Italia pagherà di più per la Nato
L'altra notizia che è emersa dopo l'incontro Trump-Gentiloni, invece, riguarda la Nato. Perché ciò che Trump ha tenuto a far sapere della bilaterale all'opinione pubblica americana è stata, in particolare una cosa: e cioè che l'Italia aumenterà i suoi contributi al bilancio della Nato. Una notizia a cui, peraltro, i media italiani avevano dato scarsa rilevanza subito dopo l'incontro. Nessun cenno alla questione, tantomeno, era giunto dal premier Gentiloni. Ma per il tycoon americano, inutile dirlo, è stato quello il risultato principale del vertice con il fedelissimo alleato mediterraneo.

La richiesta di Trump
«Con il primo ministro italiano abbiamo scherzato: 'forza, dovete pagare, dovete pagare', gli ho detto. E pagherà», ha affermato Trump ai media americani. Al tentativo del giornalista di Ap di avere dettagli più concreti («Glielo ha detto? Glielo ha detto nel vostro incontro privato?»), Trump ha glissato: «Finirà per pagare. Ma prima di me nessuno glielo aveva chiesto. Nessuno. Nessuno gli aveva chiesto di pagare. Questo è quello che intendo quando dico che la mia è un tipo di presidenza diversa dalle altre».

La risposta della Pinotti
Così, la notizia è subito rimbalza su tutti i quotidiani nazionali, mentre da Palazzo Chigi opponevano silenzio assoluto. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha invece specificato che «Tutti i paesi della Nato hanno sottoscritto un documento in cui si impegnano a portare il budget della difesa al 2% del Pil, l'Italia è oggi all'1,18%, l'equivalente di 24 miliardi di euro. Immaginare che si possa immediatamente raddoppiare è irrealistico. Ad oggi abbiamo fermato il declino del bilancio della Difesa, negli anni passati ci sono stati numerosi tagli. Con gradualità e compatibilmente con il fatto che il Paese ha bisogno di numerose cose, sapremo rispondere agli impegni sottoscritti». Solo in seconda battuta è giunto il commento di Gentiloni, che si è limitato a dire che «l'impegno è stato preso e noi siamo abituati a mantenere gli impegni».

Umiliazione
Verosimilmente, però, le due circostanze appena descritte non devono aver fatto piacere al nostro premier. Non è in effetti un caso che, da giornali e politici d'opposizione, per parlare di quanto accaduto sia venuta fuori innanzitutto una parola: «umiliazione». Perché ciò che è emerso dalle due circostanze è che l'Italia, da sempre fedelissima e ubbidiente alleata di Washington, è stata malamente rimbrottata dal presidente degli Stati Uniti, che ha voluto dimostrare, con decisamente meno «moine» rispetto a quelle a cui Obama ci aveva abituato, chi comanda veramente. Se mai qualcuno avesse avuto qualche dubbio, s'intende.

Il silenzio-assenso italiano sulla Libia
Dal canto suo, la risposta di Gentiloni, anche questa volta, è stata docilmente affermativa. Qualcuno del Movimento Cinque Stelle ha voluto usare il termine «servilismo». Al di là delle sottigliezze terminologiche, i fatti raccontano una sola versione: nemmeno questa volta c'è stato alcun tentativo di difendere le «ragioni nazionali». Sulla Libia, Gentiloni ha preferito tacere piuttosto che ricordare a Trump che la caotica situazione del Paese mediterraneo è anche responsabilità degli Usa, che nel 2011 avallarono e parteciparono al rocambolesco intervento voluto dalla Francia di Sarkozy.

L'impegno (controproducente?) per la Nato
Tantomeno Gentiloni ha spiegato a Trump che l'Italia, per una Nato che lo stesso presidente Usa ha definito in passato «obsoleta», spende già 20 miliardi di euro all'anno. Il tutto, per far sì che l'Alleanza perpetui le sue politiche aggressive nei confronti della Russia di Putin, che per l'Italia sarebbe un partner economico (oltre che nella lotta al terrorismo) fondamentale. La promessa di Gentiloni comporterà un aumento dell'impegno economico italiano verso la Nato di 14 miliardi all'anno, mentre l'Italia fatica a trovare le coperture per aiutare i suoi cittadini più in difficoltà. Ma quella (come al solito) è un'altra storia.