12 novembre 2019
Aggiornato 20:00
Per il regista maschio o femmina è un fatto relativo

«Fa’afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro», la favoletta per bambini è indottrinamento gender tra i banchi di scuola

Aspre polemiche e una petizione online contro lo spettacolo di Giuliano Scarpinato che si candida a rappresentare come un fatto assolutamente normale la vita di un ragazzo cosiddetto gender fluid

ROMA - I promotori si difendono sostenendo che «la teoria gender non esiste», che è un’invenzione catastrofista di chi si oppone all’educazione al rispetto dei generi. La dissimulazione però ha sempre il fiato corto perché poi proprio costoro pensano di creare spettacolo teatrale di vera e propria promozione del gender e di farlo passare come una semplice operazione di «tolleranza». È il caso di «Fa’afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro», lo spettacolo di Giuliano Scarpinato che si candida a rappresentare come un fatto assolutamente normale la vita di un ragazzo cosiddetto «gender fluid», ossia senza una chiara identità sessuale. Ciò che ha fatto letteralmente esplodere la polemica, con il diretto coinvolgimento di associazioni e di diversi esponenti politici, è che la tournée di questa rappresentazione è promossa in diverse scuole in tutta Italia ed è stata addirittura premiata con l’accreditato «Premio Scenario infanzia 2014».

Per il regista maschio o femmina è un fatto «relativo»
Di che cosa si tratta? Il senso sta tutto nel titolo che, dietro l’apparenza di un’innocente fiaba, come spiega lo stesso autore, indica in realtà chiaramente il «terzo sesso»: «Esiste una parola, nella lingua di Samoa, che definisce coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro – ha spiegato Scarpinato - . Fa’afafine vengono chiamati: un vero e proprio terzo sesso cui la società non impone una scelta, e che gode di considerazione e rispetto». Rifacendosi a questo immaginario il protagonista «Alex non vive a Samoa, ma vorrebbe anche lui essere un «fa’afafine»; è un «gender creative child», o semplicemente un bambino-bambina, come ama rispondere quando qualcuno gli chiede se è maschio o femmina. La sua stanza è un mondo senza confini che la geografia possa definire: ci sono il mare e le montagne, il sole e la luna, i pesci e gli uccelli, tutto insieme. Il suo letto è una zattera o un aereo, un castello o una navicella spaziale». Insomma, «semplicemente un bambino-bambina», una vera e propria «banalizzazione» del genere come ha denunciato l’Osservatorio sul gender: «Un’autentica apologia dell’educazione in stile gender neutral» quest’opera che «riproduce e denuncia lo schema famigliare da smantellare, costituito da una coppia di «ingenui» genitori, incapaci di comprendere i sentimenti «fuori del comune» del proprio figlio». A motivo di tale incomunicabilità, Alex infatti «confina i propri genitori, Susan e Rob, fuori dalla sua fantastica stanza, in quanto colpevoli di non riuscire a capirlo e di illudersi di poterlo cambiare».

La reazione diventa «virale»
La notizia di un’opera così controversa e così pesantemente impregnata dei principi che sostengono la fluidità della sessualità naturale ha scatenato una reazione senza precedenti per ciò che riguarda il fronte pro-family: «Con 70mila firme raccolte in poco più di due giorni si può dire che quella contro Fa’afafine è ormai una vera e propria rivolta di popolo, che il Miur non può più assolutamente far finta di non sentire e vedere: si tratta di un lavaggio del cervello di massa da regime totalitario». A parlare è Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia e uno degli animatori del Family Day.

La petizione online
Savarese si riferisce alla grande mobilitazione dal basso di cui l’associazione si è fatta promotrice che riguarda la petizione lanciata tramite CitizenGO Italia contro lo spettacolo. «Sui social network la campagna è virale – ha continuato Savarese – la stampa si sta interessando sempre più a questo caso e anche la politica inizia a schierarsi con nettezza: penso alla protesta dell’Assessore alla Scuola del Veneto Donazzan, e alla condivisione della petizione da parte di Giorgia Meloni. Si stanno mobilitando anche le Regioni Lombardia, su impulso dell’Assessore Cappellini, e Liguria, e altri esponenti della Lega, di Forza Italia e di Idea, ed è un bene che il centrodestra provi a ritrovare una convergenza su temi così essenziali». L’obiettivo? Presentare tutto ciò al neoministro dell’Istruzione Fedeli, anch’essa al centro di polemiche non solo per il suo curriculum ma per l’ambiguità della sua posizione rispetto alla promozione del gender: «Puntiamo alle 100.000 firme in pochi giorni, che stamperemo e porteremo al Ministro Fedeli perché veda coi suoi occhi che qui c’è in ballo un allarme serio e fondato delle famiglie italiane sui gravi abusi che la scuola pubblica sta compiendo ai danni del loro diritto di priorità educativa».

Lega: «Spregiudicata manovra a danno dei giovani»
Così ha spiegato il portavoce di Generazione Famiglia, le reazioni politiche abbondano. Per l’eurodeputato e vicesegretario della Lega Lorenzo Fontana lo spettacolo Fa’afafine «è indottrinamento gender tra i banchi di scuola». Anche Fontana, che ha aderito all’appello della petizione on-line, si è rivolto direttamente al ministro Fedeli: «È un'iniziativa imbarazzante e piuttosto grave, che meriterebbe l'intervento diretto del ministro Fedeli – ha attaccato -. L'identità sessuale non è un orientamento creativo. Servirsi della suscettibilità dei giovani per inculcare loro concetti di parte è una subdola e spregiudicata manovra tutta politica per indottrinare al relativismo più sfrenato».

Idea: "Vogliono svuotare di significato la genitorialità naturale"
Stesso tono è quello utilizzato dai parlamentari di Idea Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi secondo i quali «le polemiche che oggi investono questo spettacolo in questi mesi hanno riguardato tante altre iniziative, introdotte subdolamente negli istituti scolastici di ogni ordine e grado, mascherate da progetti educativi sui temi dell'affettività e della sessualità». Iniziative come quelli di Fa’afafine sottendono a un precisa strategia «che punta a mettere in discussione la famiglia fondata sull'unione tra un uomo e una donna, e a svuotare di significato la genitorialità naturale». Anche qui il claim è «Fedeli rispondi»: «Se quello che ha scritto su «Avvenire» è la verita' («Non ho mai fatto riferimento a una supposta teoria gender. Non si tratta di abolire le differenze tra donne e uomini, ma di combattere le diseguaglianze»), che si adoperi contro iniziative come questa, tutelando la libertà e la responsabilità educativa dei genitori».