Minniti sdogana la sicurezza a sinistra

Nel governo «fotocopia» di Gentiloni la sorpresa Minniti: (dopo Alfano) abbiamo un ministro

Nel governo più impopolare e incerottato che si potesse immaginare dopo il benservito a Renzi del 4 dicembre c’è una figura che, sorprendentemente, sta ottenendo un buon riscontro nell’opinione pubblica, nonostante la casella non proprio agevole occupata

ROMA - Nel governo più impopolare e incerottato che si potesse immaginare dopo il benservito a Renzi del 4 dicembre c’è una figura che, sorprendentemente, sta ottenendo un buon riscontro nell’opinione pubblica, nonostante la casella non proprio agevole occupata. Parliamo del ministro dell’Interno Marco Minniti – l’unica vera novità del governo «fotocopia» di Paolo Gentiloni – che ha preso il posto del più che discusso Angelino Alfano al vertice del Viminale. Proprio in questi giorni le prime impressioni sulla buona partenza dello storico esponente della sinistra italiana (con un’esperienza affinata nel settore dei dossier più delicati da sottosegretario con delega ai servizi segreti) sono state confermate dalle rilevazioni di Demos, uno dei più importanti centri studi demoscopici, pubblicate da Repubblica. Secondo i sondaggi che riguardano l’impatto del nuovo governo, il primo posto come gradimento tocca proprio a Minniti (32%), «che scalza dalla pole position, dopo diversi anni, Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia (31%)». Secondo Ilvo Diamanti, sociologo e curatore della ricerca, questo dato «evidenzia l'importanza della comunicazione dell'azione di governo: Minniti è stato particolarmente sotto i riflettori perché ha affrontato in prima persona i problemi che gli italiani avvertono come più urgenti, come la sicurezza interna e l'immigrazione. E hanno quindi premiato il suo «metterci la faccia»».

Minniti «sdogana» la sicurezza a sinistra
Già, sicurezza interna e immigrazione. Proprio i temi sui quali diversi governi occidentali, in particolar modo quelli di centrosinistra, si sono spiaggiati. E proprio sulla sicurezza verte il programma con il quale il neoministro dell’Interno Marco Minniti intende mantenere «gli equilibri democratici dell’Europa e dell’Italia». Tradotto: cercare di impedire che anche la sinistra di governo italiana alle prossime elezioni venga spazzata via dall’onda populista che ha già rottamato Obama e Hollande. Minniti lo ha confessato candidamente a L’Espresso: «Nel 2017 si voterà in Germania, Francia, Olanda: di fronte al proprio elettorato nessuno farà sconti a nessuno, meno che mai all’Italia. Se riusciamo a fare qualcosa in Italia aiutiamo gli altri partiti democratici in Europa, se falliamo noi non ci faranno sconti». Insomma, anche a sinistra si è giunti alla conclusione su immigrazione, contrasto alla criminalità e lotta al terrorismo si gioca una partita pubblica e politica allo stesso tempo. Il neoministro ne è così convinto che ne fa anche un discorso di nuovo linguaggio: «Da tempo ho un’idea: sfatare il tabù che le politiche di sicurezza siano «par execellence» di destra».

Sull’immigrazione torna un po’ di realismo?
Assieme allo sdoganamento a sinistra della sicurezza, concetto da sempre appannaggio identitario della destra e liquidato maldestramente per questo dalla rive gauche come nostalgia tout court per le maniere forti e la repressione, il capo dell’Interno sta tentando anche un approccio realista sul tema immigrazione. Se l’esperienza Alfano è stata quella dello «scolapasta» Mare nostrum – con costi sociali altissimi senza risultati concreti, tantomeno in chiave di richiamo alla responsabilità europea - , al Viminale adesso si parla di «politiche di sicurezza integrate: non solo repressione, come pensano le destre, non solo interventi di recupero sociale, come riteneva una parte della sinistra». Ossia riapertura dei Cie, i sermoni nelle moschee in italiano e soprattutto – dopo il caso dell’attentatore di Berlino Amri – meno garantismo per i presunti profughi con l’annullamento del ricorso in Appello nel caso sia stato negato in prima istanza il diritto di asilo. Il tutto, certo, condito con edulcorazioni di natura progressista come la «collaborazione con i sindaci», con progetti di inserimento dei migranti: il succo, però, è anche la sinistra – dopo la giravolta dei 5 Stelle – ha capito di dover fare i conti con la questione della protezione e della tutela dei cittadini dai pericoli, reali e percepiti, che vengono dall’esterno. Di qui la buona risposta dei cittadini in termini di apprezzamento per il primo mese di lavoro del ministro. Un incoraggiamento verso un approccio «law & order» che è ancora allo stato embrionale: il pacchetto diventerà realtà?