5 giugno 2020
Aggiornato 14:30
Governo Gentiloni

Il figlio di Poletti: giornalista per le Coop (con contributi pubblici)

191mila euro di finanziamenti statali al suo giornale: di questo è “accusato” il figlio del ministro del Lavoro, Manuel, finito sulla gogna mediatica dopo le recenti e poco felici dichiarazioni del padre sui giovani italiani residenti all'estero

ROMA – 191mila euro di contributi pubblici al suo giornale: di questo è «accusato» il figlio del ministro del Lavoro, Manuel Poletti, finito sulla gogna mediatica dopo le recenti e poco felici dichiarazioni del padre sui giovani italiani residenti all'estero. «Se 100mila giovani se ne sono andati non è che qui sono rimasti 60 milioni di 'pistola'. Ci sono persone andate via e che è bene che stiano dove sono perché questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi».

Mezzo milione in tre anni al suo giornale
Social network e stampa stanno dando in queste ore molto risalto a un fatto già noto: Sette Sere Qui settimanale nato nel 1996 che copre i territori di Faenza, Lugo, Ravenna e Cervia, edito dalla Cooperativa giornalisti «Media Romagna» di Imola presieduta da Poletti Jr è nella lista dei giornali che ricevono finanziamenti statali all'editoria, legge 250/90. Sette Sere ha incassato contributi pubblici a partire dal 2013, totalizzando quasi mezzo milione di aiuti: in particolare nel 2014 ha ricevuto 197.013,74 euro, cifra ridotta nel 2015 a 190.888,48 euro.

"Io mi sporco anche le mani mio padre non c'entra nulla con quei soldi"
"Io mi sporco anche le mani mio padre non c'entra nulla con quei soldi" ha detto il diretto interessato al Fatto Quotidiano, mentre il Giornale ne ha fatto un ritratto poco lusinghiero: «Ex segretario del Pci di Imola e poi consigliere Pds alla Provincia di Bologna, è stato preso dall'Unità (quotidiano organo del Pci-Ds-Pd) come corrispondente da Imola. Tempo di farsi le ossa come cronista, e Poletti jr riesce a fare il balzo. Dove? Nel mondo delle coop rosse, fiorente industria soprattutto nella rossa Emilia Romagna. Una passione che spesso si tramanda in famiglia, ed è proprio quel che è successo in casa Poletti. Dopo l'Unità, il figlio del ministro Poletti (che, a riprova che le occasioni in Italia si trovano se ci si impegna, è ministro del Lavoro col diploma di perito agrario) è passato a guidare alcuni settimanali locali controllati da cooperative associate a Legacoop, la potente associazione che proprio suo padre ha presieduto per più di dieci anni, dal 2002 al 2014, prima di essere chiamato a Roma dal premier Renzi».

«Mio padre non ha influenzato la nostra attività»
Il giovane Poletti ha ribattuto anche alle accuse di aver ricevuto «spintarelle»: "Abbiamo 250 inserzionisti che comprano i servizi redazionali o la pubblicità tabellare non credo (che mio padre, ndr) abbia mai influenzato la nostra attività" permettendo al giornale di incassare quasi 250mila euro da privati.

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