18 ottobre 2019
Aggiornato 13:00

La strategia «biforcuta» di Salvini e Meloni contro il governo Gentiloni-Renzi bis

Il 64esimo governo italiano, guidato dal neo presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, è riuscito in un'impresa quasi impossibile: mettere d'accordo tutti i partiti all'opposizione, che lo ritengono la copia del precedente esecutivo

ROMA – Dopo mille giorni di governo Renzi ora tocca a Paolo Gentiloni. Il primo Cdm del nuovo esecutivo si è riunito per la prima volta lunedì 12 dicembre alle ore 21, ma i volti sono quelli dei soliti noti. Le opposizioni criticano duramente la squadra dei ministri appena presentata dal nuovo presidente del Consiglio, che ripropone stesse le figure di spicco del giglio magico renziano e del precedente governo. La presidente di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni, e il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, fanno fronte comune per rivendicare il diritto di voto dei cittadini italiani. Ma scelgono strade diverse per raggiungere la meta.

Il 64esimo governo italiano
Si scrive governo Gentiloni, si legge Renzi bis. Il 64esimo esecutivo italiano è riuscito in un'impresa quasi impossibile, mettere d'accordo tutti i partiti all'opposizione. Gli esponenti del Movimento 5 stelle e quelli dell'asse Lega Nord-Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale non hanno dubbi: il governo Gentiloni è identico a quello precedente. Nella lista dei ministri appena presentata dal nuovo presidente del Consiglio, infatti, riecco i volti dei soliti noti. «In pratica sputano in faccia agli italiani», tuona su Facebook la presidente di FdI, Giorgia Meloni. «Non è un governo, è un'ammucchiata di poltronari», rilancia il segretario della Lega Matteo Salvini.

Tutti i partiti dell'opposizione sono in trincea
Mentre il Movimento 5 stelle si lancia all'attacco dei numerosi ex ministri del governo Renzi appena reclutati per il nuovo esecutivo, puntando il dito in modo particolare contro il ritorno delle due figure di spicco del giglio magico renziano, Luca Lotti e l'ex ministro Elena Boschi. «Ricordiamo che oltre 19 milioni di italiani – sottolineano i capigruppo M5S di Camera e Senato, Giulia Grillo e Luigi Gaetti. - hanno bocciato la riforma costituzionale che portava proprio la firma del nuovo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio». Tutti i leader all'opposizione sono in trincea contro il governo Gentiloni per lo stesso obiettivo: tornare subito al voto e provare a vincere le elezioni.

L'asse Salvini-Meloni
Ma se colpire uniti diventa relativamente semplice quando si ha un nemico comune, ben altra cosa è marciare compatti quando si hanno identità diverse. E qui i nodi vengono al pettine. Soprattutto nell'asse FdI-Lega, perché la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni e il segretario del Carroccio hanno scelto di percorrere strade diverse per raggiungere la stessa meta. La delegazione di Fratelli d'Italia ha deciso «per rispetto istituzionale» di confrontarsi con Paolo Gentiloni per le consultazioni, mentre il Carroccio e il Movimento 5 stelle hanno dato forfait. La Meloni ha voluto sottolineare la sua autonomia politica smarcandosi da Salvini, che pure ha i suoi bei problemi da affrontare in seno alla Lega Nord.

I problemi del leader del Carroccio
Il leader del Carroccio, infatti, per ora deve congelare i dissidi con Umberto Bossi e placare gli animi agitati del suo partito che vorrebbero una segreteria più federalista. Il consiglio federale del Carroccio, riunito a Milano, per ora ha deciso di rimandare il giudizio sulla linea politica di Salvini. La priorità resta la politica nazionale e i leghisti non vedono l'ora di tornare al voto. Ma i problemi di fondo restano, soprattutto se il Senatur picchia duro contro il suo giovane successore, sostenendo che se Salvini diventa il leader del centrodestra, «rischiamo i forconi». Per ora l'unica opzione possibile per il segretario del Carroccio è quella di prendere tempo in attesa che le acque della politica interna si calmino. E ritrovare l'armonia con Giorgia Meloni per ricompattare il centrodestra e cercare di vincere le prossime elezioni. Se riuscisse nell'impresa la sua leadership diventerebbe quasi inattaccabile.