20 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
Referendum costituzionale

Napolitano da Vespa agita lo spettro dello spread

«I rischi di crisi finanziaria ci sono sempre e in questa fase possono anche accrescersi», ha detto il presidente emerito della Repubblica ospite di Porta a porta per parlare delle ragioni del Sì al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre

ROMA - «I rischi di crisi finanziaria ci sono sempre e in questa fase possono anche accrescersi. Non vorremmo vedere rialzare lo spread. Bisogna stare attenti comunque vada il referendum», parola di Giorgio Napolitano, ospite di Bruno Vespa a Porta a porta su Rai1, che gli ha chiesto un commento all'articolo del Financial Times che ha ipotizzato un'uscita dell'Italia dall'euro, in caso di vittoria del No al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

«Nessun miracolo, ma passi in avanti»
Il presidente emerito della Repubblica ha sottolineato come il Paese abbia «grandi potenzialità, non c'è una condanna al declino e all'emarginazione dell'Italia né dell'Europa. Però - ha aggiunto - le prove saranno difficili e molto dure. Su alcuni interessi fondamentali e obiettivi comuni dobbiamo riuscire a trovare adeguate convergenze tra governo e opposizione». L'ex capo dello Stato, facendo riferimento alla bassa crescita produttiva dell'Italia, ha spiegato che molto è dovuto anche «a quello che ha reso debole il nostro Paese, dall'instabilità dei governi alla forte contrapposizione. Cose - ha detto ancora - che penso facciano parte del nostro carattere nazionale, a cominciare da questo spirito di fazione». Tornando al referendum Napolitano ha ricordato: «Siamo stati molto divisi e non abbiamo avuto continuità nell'azione di governo e perciò è importante considerare quello che portano le riforme: non si fanno certo miracoli ma passi avanti». Anche perché, ha continuato, «con questi dibattiti infuocati in corso cosa facciamo? Tutto quello a cui abbiamo lavorato per tre anni lo buttiamo via, lo buttiamo al vento?».

«Una sfida aberrante»
Secondo l'ex quadro del Partito comunista italiano la campagna elettorale sul quesito referendario «è diventata una sfida aberrante. Obiettivo non è tagliare il numero dei parlamentari, ma avere un Senato che rappresenti i territori e che sia più snello. L'obiettivo non è tagliare le poltrone. Non condivido quelle motivazioni. Ma al referendum non giudichiamo Renzi. L'occasione per farlo la avremo alle prossime elezioni, fissate per il 2018». Per l'ex inquilino del Quirinale è «necessario» modificare la Carta, «sono 30 anni che aspetto questa riforma» ha detto, sostenendo che sulla «organizzazione della vita della Repubblica troviamo le debolezze, soprattutto nell’equilibrio dei poteri costituzionali dove fu lasciato un posto minore al governo rispetto al Parlamento e alla Costituzione e poi si creò il pasticcio del bicameralismo paritario. Debolezze riconosciute dagli stessi costituenti».

«Riforma darà limpidezza al Parlamento»
Il migliorista ha spiegato che «l'obiettivo della riforma non è certo quello di tagliare deputati, ma di avere un sistema istituzionale più efficiente. Voglio dire, in coerenza con quelle che sono state le mie prerogative da presidente della Repubblica e in coerenza con il mio messaggio che voterò sì per l'approvazione della riforma costituzionale». Secondo Napolitano si tratta di una riforma «importante perché può ridare potere e limpidezza di funzione al Parlamento. A partire dalla questione dei decreti legge. Il Senato della riforma composto da sindaci e rappresentanti delle Regioni è utile alla democrazia. Non c’è quasi più in Europa un Senato che sia eletto dalla totalità degli aventi diritto al voto».