13 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Ecco com'è andata

Renzi-De Mita, scintille tra il giovane e il vecchio premier tra stoccate e colpi bassi

Chi preconizzava un dibattito noioso e, per così dire, «democristiano», si sarà ricreduto. Perché sono volate parole grosse e accuse pesanti

ROMA - Il simbolo del «nuovo», del «giovane», del «cambiamento» (o almeno, così vorrebbe lui) da un lato, e quello del «vecchio», di un Novecento che non finisce mai, e delle corriere politiche infinite, di quelle che passano con nonchalance dalla Prima alla terza Repubblica. Il confronto tra Matteo Renzi e Ciriaco De Mita si preannunciava un appuntamento televisivo da non perdere, e così è stato. E chi preconizzava toni fiacchi da democrazia cristiana, si sarà infine ricreduto.

De Mita a Renzi: patetico, irrecuperabile, non vedi i limiti della tua arroganza
Perché, dopo un inizio sottotono, l'ex premier, più volte ministro e attuale sindaco di Nusco si rivolge al suo interlocutore con il «tu» e si appropria spesso e volentieri di tempi e spazi perchè «mica sono del Pd dove parla solo lui!». E rincara: «sei patetico», «irrecuperabile», «hai una tale consapevolezza di te che non vedi limiti alla tua arroganza». L'attuale premier lo chiama «presidente» ma non gli risparmia la critica di essere da una vita su una «poltrona». Fatica molto di più, però, a difendere la riforma costituzionale - su cui il 4 dicembre si terrà il referendum - che nel confronto con il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. 

Fair play e colpi bassi
«Che tu occupi la Presidenza del Consiglio, è fuori discussione. Tu sei in ogni posto e in ogni luogo» ironizza De Mita a Matteo Renzi, che risponde: «Questa lettura teologica non me l'aspettavo». Ma dopo un'ora di fair play arrivano i colpi bassi. E il match televisivo si infiamma. Quando Renzi accusa De Mita di «aver cambiato partito nel 2008» dopo aver perso il seggio l'ex presidente del Consiglio sbotta: «Questa è una volgarità che non mi aspettavo e soprattutto se detta da chi in politica le ha inventate tutte. Tu non hai il diritto di parlare di moralità in politica, tu fai una gestione autoritaria. Hai fatto un partito dove parli da solo e le tue relazioni in direzione andrebbero scritte per vedere a che punto è arrivata la politica».

La sconfessione del giovane premier
Non basta, arriva la sconfessione del vecchio leader democristiano. «Io sono nato e muoio Democratico cristiano. Tu non so cosa sei nato» sottolinea De Mita mentre Renzi prova a difendersi: «Io ero un bambino che pensava alla politica». «Io contesto che con te sia venuta la luce» attacca senza troppi indugi De Mita che ha aperto la serata citando, con il suo «ragionamento», Napoleone secondo il quale le leggi devono essere «brevi e oscure». La riforma costituzionale del governo Renzi, invece, secondo il sindaco di Nusco, «è frettolosa», scritta male e con «periodi lunghissimi».

Stoccate
Non mancano le stoccate. «Il presente si legge meglio se si conosce la storia, il rischio per i rivoluzionari è di vedere solo il presente. Io come i fiorentini sono attento alle sfumature...» avverte l'ex premier quando il confronto, parlando del decennio tra il 1980 e il 1990, si fa di nuovo più teso. «Non ho una lettura catastrofica di quel decennio, peraltro - osserva - fino agli anni Ottanta il Paese è cresciuto, dopo no e non mi pare sia cresciuto negli ultimi tre anni...».

Cambiamento necessario
Renzi ribatte e prova a riprendere la guida della discussione. «Mi inchino di fronte alla storia di Alcide De Gasperi - dice - ma dopo 35 anni in cui avete fallito nell'eliminare il bicameralismo paritario facendo con tre bicamerali, e De Mita ha partecipato a tutte, tre buchi nell'acqua ora volete contrastare questa riforma? Se dopo 35 anni si dice che bisogna rinviare ancora, si perde un'occasione per consentire alle istituzioni di guardare al futuro». Quanto ai 'favolosi' anni Ottanta «possiamo discutere se il decennio 1980-1990 sia stato positivo per il Paese... Poi sarà anche anti-estetico - ribatte il premier - ma è etico parlare di riduzione dei costi?». Insomma, osserva Renzi, «i nostri padri politici ci hanno dato tantissimo, i nostri padri politici degli anni Ottanta ci hanno dato il debito pubblico: questo lo mettiamo agli atti. Allora qualcuno ha fatto la cicala ed è per questo che dobbiamo pagare valanghe di debito».

Senato delle autonomie o Senato dei notabili?
Nel merito del nuovo Senato il premier spiega che «la proposta della Dc sul Senato, cito il Popolo di venerdì 18 gennaio 1985, aveva le caratteristiche del Senato delle autonomie. Lo avete detto per decenni, perchè ora non va bene?». «Io - ribatte De Mita - avrei fatto il Senato dei notabili tanto per usare una espressione degasperiana, un Senato che dà consigli. E poi considero una svista imperdonabile mettere insieme i consiglieri regionali, che saranno la terza scelta tra i consiglieri, perchè non andranno in Senato quelli che fanno gli assessori, con i presidenti emeriti della Repubblica, con Napolitano...».