13 agosto 2020
Aggiornato 07:00
Dopo la direzione Pd

Bersani: «Per farmi lasciare il Pd la Pinotti deve schierare l'esercito»

Pierluigi Bersani non ci sta. Respinge fermamente ogni ipotesi di scissione del Pd, ma avverte la segreteria del partito che, se «si tirerà dirtto», lo si farà con il suo «No»

L'ex segretario Pd Pierluigi Bersani.
L'ex segretario Pd Pierluigi Bersani. Shutterstock

ROMA - Pierluigi Bersani non ci sta. La direzione Pd non ha dato i risultati sperati, con il premier a parole aperto al confronto sull'Italicum, ma che di fatto ha rimandato la discussione a dopo il referendum del 4 dicembre seppur «con tempi certi». Una posizione che non ha placato le polemiche della minoranza, con Gianni Cuperlo che ha subito avvertito che se sull'Italicum non si interverrà prima di dicembre, voterà No e si dimetterà da deputato.

Bersani: da qui non mi muovo
Bersani, invece, a dimettersi non ci pensa neppure. «Invito i commentatori a tener conto di una cosa: solo se la Pinotti schiera l’esercito mi si potrà far fuori dal mio partito. Quella è casa mia. E comunque, una commissione non si nega a nessuno, ma se si tira dritto, non si tirerà dritto con il mio Sì, si tirerà dritto con il mio No». Parole dure, che mettono un punto all'ipotesi che fino a ieri aleggiava sul Nazareno di una scissione della minoranza. Ipotesi che l’ex segretario smentisce seccamente, senza però retrocedere di un millimetro dalla sua posizione: «Chi guarda le cose di cui stiamo discutendo in buona fede non può non vedere, non tener conto, che l’incrocio tra le due riforme, quella della Costituzione e l’Italicum, comporta una modifica profonda della forma di governo, una modifica che io ritengo negativa e con quel che succede nel mondo, anche pericolosa».

Speranza: convincere Cuperlo a non dimettersi
Nemmeno il capogruppo alla Camera e leader della minoranza Roberto Speranza considera un addio al Pd. «Ieri», ha detto, «abbiamo fatto una discussione vera. Si può stare dentro il PD e pensarla diversamente, le scissioni non esistono». Speranza ha peraltro sottolineato che «Gianni Cuperlo ha detto parole anche con un tono molto emozionato che credo segnali che chi sta andando verso il No non lo faccia a cuor leggero». Nessun alibi, dunque, come ha accusato il premier, ma «una posizione molto molto difficile a cui ci si arriva perché non si è riusciti a trovare un’altra soluzione». Ma sulle dimissioni di Cuperlo, Speranza ritiene sia necessario convincerlo a rimanere «qualsiasi sia lo scenario», perché «il Parlamento ha bisogno di uno come lui».

Gotor: nessuna scissione
Un altro a escludere la scissione è Miguel Gotor. Che pure ammette che «l’intervento di Renzi è stato insufficiente per due ragioni che il premier conosce benissimo. La prima è quella di avere rinviato l’eventuale cambio della legge elettorale a dopo il referendum costituzionale. La seconda ragione è la negazione in modo persino irridente del cuore politico della questione. E cioè l’incrocio, a nostro giudizio pericoloso, tra riforma del Senato e la legge elettorale che continua ad essere giudicato un alibi».

L’iniziativa di D’Alema
E mentre la minoranza Pd raccoglie i pezzi e si prepara a settimane ad altissima tensione, Massimo D'Alema, capofila dem per il No, prepara un disegno di legge costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari e la loro elezione a suffragio universale e diretto, proposta che verrà presentato mercoledì alle 16 presso la Residenza di Ripetta da un fronte trasversale di parlamentari, nel corso di un incontro pubblico sulle ragioni del No al referendum e sule proposte alternative per il dopo. L’iniziativa, promossa dalle fondazioni Italianieuropei e Magna Carta, sarà aperta dai rispettivi presidenti, Massimo D’Alema e Gaetano Quagliariello, e vedrà la partecipazione di costituzionalisti ed esponenti politici. 

Renzi glissa
Dal canto suo, Matteo Renzi cerca di svincolare le domande dei giornalisti in merito alla crisi del partito: «Per favore, parliamo di cose serie». Mentre il presidente del Pd, Matteo Orfini, scrive su Facebook: «Lunedì, con la Direzione abbiamo fatto un passo avanti importante che spero permetterà al Pd di proseguire la sua campagna referendaria in un clima più sereno e ancora più unitario».