31 ottobre 2020
Aggiornato 20:00
Un'analisi bipolare

Il democratico De Benedetti vede la fine della democrazia nel mondo. Colpa dei populismi e della globalizzazione

Due interviste in due mesi al Corriere della Sera. La tessera numero uno del Partito Democratico ne è certo: il mondo è a un passo dal collasso. Ma la sua analisi è per certi versi bipolare

ROMA - Due interviste in due mesi al Corriere della Sera. La nuova proprietà di Rcs, Urbano Cairo, dà ampio spazio al de Benedetti pensiero che, oggi come a luglio, si conferma improntato al pessimismo cosmico. Il mondo va male, una nuova terribile crisi economica metterà in ginocchio le democrazie: questo, in sostanza, cosa dice oggi. Deflazione, Trump e M5s in Italia: il mondo, secondo de Benedetti, è a un passo da collasso.

Sotto accusa la globalizzazione
E a luglio, cosa disse? Al tempo il giudizio fu limitato al presidente del Consiglio, giudicato duramente. Renzi, vittima del suo ego ipertrofico, è andato al di là del mandato che gli era stato assegnato, disse al tempo de Benedetti. Oggi, la tessera n 1 del Partito Democratico allarga l’orizzonte e per prima cosa mette sotto accusa la globalizzazione.

La svolta storica dell'Occidente
Dice: «L’Occidente è a una svolta storica: è in gioco la sopravvivenza della democrazia, anche a causa della situazione economica e finanziaria. La globalizzazione, di cui tutti noi, e mi ci metto anch’io, eravamo acriticamente entusiasti e ci siamo affrettati a raccogliere i frutti, ha creato una deflazione che ha ridotto i salari della media di tutti i lavoratori del mondo, e ha accresciuto le ingiustizie sociali sino a renderle insopportabili. Si sta verificando la previsione di Larry Summers, l’ex segretario al Tesoro di Clinton: una stagnazione secolare». Meglio tardi che mai, viene da pensare. E soprattutto l’unanimità descritta non corrisponde a verità. I processi di globalizzazione sono criticato fin dal 1994 e forse ancora prima.

Critica dell'austerity
Critica l'austerity, definendola «una cura folle per i Paesi che soffrono di deflazione». De Benedetti, che procede a piccoli passi verso l’accettazione della realtà, esattamente come fa il segretario del suo partito, fatica ad ammettere che l’austerity è si una cura, ma non contro la deflazione. E’ una cura per la deflazione: e quindi per l’abbattimento della classe media. Una cura che sta funzionando perfettamente. Il virus delle classe media sta per essere finalmente debellato dopo duecento anni di progressione sociale. Si torna all’aristocrazia. non più nobiliare, bensì monetaria.Abbattimento che anche l’ingegnere riconosce essere in corso, e che porterà alla chiusura della parentesi democratica in occidente.

Trappola della liquidità
Il problema, secondo de Benedetti, deriva dall’eccessivo pompaggio di denaro nel sistema da parte delle banche centrali che hanno azzerato i tassi di interesse senza però influire sulla fiducia dei consumatori. E’ la teoria tipica keynesiana, il quale sosteneva che in presenza di scarsa fiducia anche i tassi di interesse pari a zero, o negativi, non hanno effetto sui consumi. Ha ragione. Nessuno però si domanda perché la fiducia permanga così negativa da anni. Forse il drenaggio a monte del sistema finanziario e bancario, ormai completamente slegato dall’economia reale, non ha influenza? Dei trilioni di dollari di cui parla de Benedetti quanti sono giunti al consumatore della classe media, e quanti sono stati investiti dal settore bancario nell’economia derivata? Perché la Bce, e la Bank of Japan, teorizzano di trasformare il Qe in helicopter money, qualcosa di molto simile al reddito di cittadinanza?

Anticamera del fascismo
Dopo aver elencato una serie di governi che non gradisce, che paventano una situazione da «anticamera del fascismo», il presidente del gruppo Espresso si preoccupa per una eventuale vittoria del M5s: «Non ci voglio pensare», dice. Il pericolo è un ritorno al populismo, unito al protezionismo economico. E suggerisce una novità: il passaggio verso il partito della nazione, riesumato per fermare i populisti del M5s. Quindi, par di capire, dopo la vittoria del No al referendum, che anche lui vede in prospettiva, per arginare la caduta di Renzi e la vittoria dei grillini si dovrà imbarcare nuovamente Berlusconi. Il quale, ovviamente, non aspetta altro.

Svolta a sinistra
La ricetta economica torna a sinistra in campo economico, con l’abbattimento delle tasse sul lavoro e l’imposizione di una patrimoniale. Peccato che le tasse sul lavoro siamo comprimibili solo in due casi: aumentando quelle sui profitti aziendali e sul patrimonio degli italiani, oppure tagliando ulteriormente i servizi. Ci sarebbe la terza opzione: rinegoziare il patto di stabilità in sede europea. Ma l’Europa è intoccabile.

Tutto e il contrario di tutto
Commentare le interviste di de Benedetti è sempre arduo: l’ingegnere appare come un giocatore di calcio a cui piace coprire in tutte le posizioni. Gli piace fare l’attaccante, il portiere, il difensore, l’allenatore e perfino il raccattapalle. Sostiene tutto e il contrario di tutti e, per molti versi, la sua idea di mondo sfiora il populismo che teme.

Un'analisi bipolare
La caduta critica alla globalizzazione, seguita dall’attacco al protezionismo, hanno un che di bipolare. Se il libero scambio delle merci e dei capitali che imperversa nel mondo ha portato all’attuale situazione, come egli stesso riconosce, quale dovrebbe essere la risposta? Ancora più libero scambio? Ancora più globalizzazione? Mistero.